Domenica scorsa, attraversando prati "paludosi" con tratti imbevuti d'acqua che ti costringevano a cercare zolle asciutte per evitare di sprofondare con lo scarpone, mi sono tornati alla mente ricordi di una vacanza scozzese, in cui scoprii i segreti della brughiera. Estate 2006. Anche allora era una domenica, precisamente il 30 di agosto....
Una mattina assolata, che smentisce le tetre previsioni del giorno precedente. Dopo il consueto abbondante breakfast nel confortevole B&B in cui abbiamo trascorso la notte, nel pressi del lago Earn, un centinaio di km a nord di Edimburgo, viaggiamo sempre in direzione nord, verso Fort William, attraversando vaste zone verdeggianti di brughiera, punteggiate da migliaia di colorati, bassi cespugli di erica, che si estendono a vista d'occhio.
Stiamo risalendo un moderato pendio, quando l'Husband decide di fermarsi in un largo parcheggio dove si può ammirare un vasto panorama. Macchina fotografica in una mano e cavalletto nell'altra, esce. Ed io lo seguo: le soste fotografiche di solito sono lunghe. Ne approfitterò per sgranchirmi le gambe.
Nell'ampia piazzola, vicino ad uno di quei furgoncini che vendono generi di conforto ai turisti c'è un maturo scozzese, vestito con il tipico costume e dotato di cornamusa che sta suonando per i pochi presenti, auspicando, immagino, sostanziose offerte per la sua performance e non disdegnando di essere immortalato e da solo e accanto a chi lo desideri.
Anzi, è estremamente galante con le signore, che hanno la malcapitata idea di farsi fotografare con lui e tale sorte tocca pure a me, per la gioia del fotografo con cui viaggio, e ce ne vuole del bello e del buono per liberarmi dalle "gentilezze" di questo attempato "scottish lover"!
Così, per "riprendermi" mi affaccio alla staccionata che delimita il parcheggio: di fronte, la grande distesa erbosa, con i rossastri ciuffi di erica, vasta, deserta.
-Scendiamo a fare due passi- propongo all'Husband. Detto, fatto. Veloce cambio di scarpe e si va. Ma non è molto facile, ahimé, camminare. Bisogna passare di zolla in zolla, stando bene attenti a non finire con un piede nei tratti melmosi e le eriche, così belle da lontano, ora si rivelano ostiche e pungenti al contatto con le gambe.
Non è possibile fare lunghe passeggiate, per cui, dopo una decina di minuti, decidiamo di ritornare sui nostri passi. -Seguimi!- ordina l'Husband girando sui tacchi e incamminandosi verso il parcheggio. Io obbedisco, fino a che non vedo un sentierino che mi sembra terroso, con due zolle nel mezzo...
-Cosa vuoi che sia- mi dico -un passo su una zolla, uno sull'altra e sarò al di là!- E senza dire una parola al consorte, cambio direzione.
Ma, non ho tenuto conto della mia ben nota incapacità a districarmi su terreni difficile, per cui accade che sbagli a calcolare il passo, perda l'equilibrio sulla prima zolla, non riesca a balzare sulla seconda e sprofondi non solo con un piede, ma con entrambi (!!) nella melma (lasciandovi in sovrappiù una scarpa), riuscendo ad "atterrare" al di là soltanto grazie ad uno sforzo disumano.
-Husbaaaaaand!- Il mio grido disperato risuona nella distesa erbosa, rompendo la quiete del luogo. Sono in condizioni disastrose: le gambe sporche di melma fin quasi al ginocchio, macchie di fango sui bermuda, tra l'altro di colore bianco, i calzini, da gettare e le scarpe...
Per fortuna l'Husband, che per venire a trarmi d'impaccio è costretto ad un lungo giro di zolla in zolla, recupera la scarpa "dispersa" ed in queste imbarazzanti condizioni risaliamo alla macchina, grazie al cielo parcheggiata un po' discosta dalle altre che ora affollano il luogo.
Con dell'acqua mi ripulisco le gambe, poi mi cambio, mentre il consorte cerca di togliere quanto più fango possibile dalle scarpe.
-Bisogna lavarle in acqua- conclude, scuotendo la testa in segno di disapprovazione. E per fortuna non ha infierito più di tanto per la mia disavventura, a parte il -Te l'avevo dit de vegnirme drio! Ma 'ndo vat de testa tua! Envezi de vegnir drio a mi che mi so 'ndo nar!- Annuisco in silenzio.
La pulizia completa delle calzature avverrà più tardi, nelle chiare e fresche acque del fiume Etive. Per circa due giorni esse soggiorneranno ai piedi del sedile posteriore della nostra auto e, grazie al cielo, saranno asciutte proprio quando il tempo virerà decisamente verso il brutto, con piogge quotidiane. Per fortuna!
E, in quella lontana domenica del 2006, ho capito perché non si vede gente passeggiare per la brughiera scozzese: perché "se se sfonda"!!
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Procediamo a gruppo riunito e, per uno strano caso del destino, per un lungo tratto sono perfino in testa alla truppa! Un fatto inaudito! Leadership che però perdo non appena mi fermo giusto quell'attimo per alleggerire il vestiario e nel giro di un minuto o poco più, mi ritrovo alla fine del drappello avanzato. Dietro, infatti, c'è un altro gruppo, comprendente l'Husband e qualche altro titolato che ha cominciato il tragitto a passo più tranquillo.
Nella grande conca in cui scendiamo spiccano sotto il tiepido sole settembrino le acque blu del lago di S.Giuliano, nei pressi del quale sorgono e l'omonimo rifugio e la piccola chiesa dedicata al santo e poco distante, il lago di Garzoné.
Un luogo magnifico, circondato da tutta una sfilata di alte catene, l'Adamello, la Presanella, con le cime già innevate che brillano nel cielo sereno, illuminate dal sole.
Un minuto per una fotografia di gruppo, poi, zaini in spalla, si va. Costeggiamo l'azzurro specchio del lago di Garzonè, quindi risaliamo il comodo sentiero che conduce alla Bocchetta dell'Acqua Fredda. Un ultimo sguardo alla catena dell'Adamello e eccoci di fronte alle Dolomiti di Brenta, imponenti e maestose.