martedì, 30 settembre 2008

Domenica scorsa, attraversando prati "paludosi" con tratti imbevuti d'acqua che ti costringevano a cercare zolle asciutte per evitare di sprofondare con lo scarpone, mi sono tornati alla mente ricordi di una vacanza scozzese, in cui scoprii i segreti della brughiera. Estate 2006. Anche allora era una domenica, precisamente il 30 di agosto....

Una mattina assolata, che smentisce le tetre previsioni del giorno precedente. Dopo il consueto abbondante breakfast nel confortevole B&B in cui abbiamo trascorso la notte, nel pressi del lago Earn, un centinaio di km a nord di Edimburgo, viaggiamo sempre in direzione nord, verso Fort William, attraversando vaste zone verdeggianti di brughiera, punteggiate da migliaia di colorati, bassi cespugli di erica, che si estendono a vista d'occhio.

Stiamo risalendo un moderato pendio, quando l'Husband decide di fermarsi in un largo parcheggio dove si può ammirare un vasto panorama. Macchina fotografica in una mano e cavalletto nell'altra, esce. Ed io lo seguo: le soste fotografiche di solito sono lunghe. Ne approfitterò per sgranchirmi le gambe.

Nell'ampia piazzola, vicino ad uno di quei furgoncini che vendono generi di conforto ai turisti c'è un maturo scozzese, vestito con il tipico costume e dotato di cornamusa che sta suonando per i pochi presenti, auspicando, immagino, sostanziose offerte per la sua performance e non disdegnando di essere immortalato e da solo e accanto a chi lo desideri. scottish loverAnzi, è estremamente galante con le signore, che hanno la malcapitata idea di farsi fotografare con lui e tale sorte tocca pure a me, per la gioia del fotografo con cui  viaggio, e ce ne vuole del bello e del buono per liberarmi dalle "gentilezze" di questo attempato "scottish lover"!

Così, per "riprendermi" mi affaccio alla staccionata che delimita il parcheggio: di fronte, la grande distesa erbosa, con i rossastri ciuffi di erica, vasta, deserta.

-Scendiamo a fare due passi- propongo all'Husband. Detto, fatto. Veloce cambio di scarpe e si va. Ma non è molto facile, ahimé, camminare. Bisogna passare di zolla in zolla, stando bene attenti a non finire con un piede nei tratti melmosi e le eriche, così belle da lontano, ora si rivelano ostiche e pungenti al contatto con le gambe.

Non è possibile fare lunghe passeggiate, per cui, dopo una decina di minuti, decidiamo di ritornare sui nostri passi. -Seguimi!- ordina l'Husband girando sui tacchi e incamminandosi verso il parcheggio. Io obbedisco, fino a che non vedo un sentierino che mi sembra terroso, con due zolle nel mezzo...

-Cosa vuoi che sia- mi dico -un passo su una zolla, uno sull'altra e sarò al di là!-  E senza dire una parola al consorte, cambio direzione.

Ma, non ho tenuto conto della mia ben nota incapacità a districarmi su terreni difficile, per cui accade che sbagli a calcolare il passo, perda l'equilibrio sulla prima zolla, non riesca a balzare sulla seconda e sprofondi non solo con un piede, ma con entrambi (!!) nella melma (lasciandovi in sovrappiù una scarpa), riuscendo ad "atterrare" al di là soltanto grazie ad uno sforzo disumano.

-Husbaaaaaand!- Il mio grido disperato risuona nella distesa erbosa, rompendo la quiete del luogo. Sono in condizioni disastrose: le gambe sporche di melma fin quasi al ginocchio, macchie di fango sui bermuda, tra l'altro di colore bianco, i calzini, da gettare e le scarpe...

Per fortuna l'Husband, che per venire a trarmi d'impaccio è costretto ad un lungo giro di zolla in zolla, recupera la scarpa "dispersa" ed in queste imbarazzanti condizioni risaliamo alla macchina, grazie al cielo parcheggiata un po' discosta dalle altre che ora affollano il luogo.In salvo dalla brughiera Con dell'acqua mi ripulisco le gambe, poi mi cambio, mentre il consorte cerca di togliere quanto più fango possibile dalle scarpe.

-Bisogna lavarle in acqua- conclude, scuotendo la testa in segno di disapprovazione. E per fortuna non ha infierito più di tanto per la mia disavventura, a parte il -Te l'avevo dit de vegnirme drio! Ma 'ndo vat de testa tua!  Envezi de vegnir drio a mi che mi so 'ndo nar!- Annuisco in silenzio.

La pulizia completa delle calzature avverrà più tardi, nelle chiare e fresche acque del fiume Etive. Per circa due giorni esse soggiorneranno ai piedi del sedile posteriore della nostra auto e, grazie al cielo, saranno asciutte proprio quando il tempo virerà decisamente verso il brutto, con piogge quotidiane. Per fortuna!

E, in quella lontana domenica del 2006, ho capito perché non si vede gente passeggiare per la brughiera scozzese: perché "se se sfonda"!! 

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domenica, 28 settembre 2008

Bella domenica autunnale, questa, che ci vede impegnati nel parco Adamello-Brenta a compiere una lunga traversata dalla val di Genova a Cadrerzone, in val Rendena. Siamo un gruppo numeroso, 42 amanti delle alte cime, a ritrovarci al solito punto di partenza alle 6.30, ancora avvolti dalle tenebre, pronti alla partenza, sotto la guida di Alessandra, alla sua prima esperienza di capogita, ruolo che svolgerà con piglio e cipiglio da conduttrice "nata".

Le nostre fatiche cominciano verso le 8.30, quando, scesi dal pullman all'imbocco della val di Genova  e calzati gli scarponi e "prosach en spala", attraversiamo il ponte Verde e percorriamo il cosidetto "sentiero delle cascate", lungo la riva destra del fiume Sarca, passando accanto alle famose cascate del Nardis, con le acque che cadono scroscianti a valle. Cascata NardisProcediamo a gruppo riunito e, per uno strano caso del destino, per un lungo tratto sono perfino in testa alla truppa! Un fatto inaudito! Leadership che però perdo non appena mi fermo giusto quell'attimo per alleggerire il vestiario e nel giro di un minuto o poco più, mi ritrovo alla fine del drappello avanzato. Dietro, infatti, c'è un altro gruppo, comprendente l'Husband e qualche altro titolato che ha cominciato il tragitto a passo più tranquillo.

Così, buona ultima, procedo fino a quando il sentiero comincia ad inerpicarsi decisamente. Davanti a me, il primo gruppo, dietro, gli altri ed io seguo chi mi sta davanti, che cerco di non perdere di vista, mentre ogni tanto mi fermo per vedere se l'Husband è in arrivo. Ed è adesso che, per la serie "il brivido dell'imprevisto", succede che chi è in testa al gruppo sbagli sentiero. Infatti, attraversato il ponticello sul torrente Casol che qui compie un poderoso salto formando una spumeggiante cascata, mi ritrovo a costeggiare la riva sinistra del corso d'acqua, risalendo la ripidissima sponda. Grossi massi da superare, radici scivolose, sassi instabili. Ma dove stiamo andando? Non si vedono i consueti segni bianco-rossi perciò è chiaro che stiamo camminando al di fuori della traccia segnata. In qualche momento mi sento impacciata, ma per fortuna ricevo aiuto da due buoni samaritani, Paolo e Marco, che mi danno una mano nel superare i punti più insidiosi, altrimenti sarei ancora in loco aspettando, forse, le trombe di Giosafat. Procedo infatti con estrema cautela, controllando ogni passo e la tensione, unita ad una certa afa che opprime il bosco, mi fa sudare abbondantemente. Camminiamo una buona mezz'ora prima di ritrovare la retta via, poi, grazie a Dio siamo fuori dal tratto insidioso e qui ritrovo anche il consorte che invece aveva seguito il corretto sentiero.

Assieme, adesso, risaliamo il ripido bosco fino ai verdeggianti prati della malga Seniciaga, dove il gruppo si ricompatta prima delle salite susseguenti. Sono già le 11 e abbiamo ancora due ore di cammino per giungere al rifigio S.Giuliano dove è prevista la pausa pranzo. Dapprima attraverso prati, poi di nuovo nel bosco, quindi altre distese erbose con tratti paludosi e siamo alla malga Germenega. Una breve sosta per ammirare le montagne che alte ci circondano, poi una nuova, ripida salita ed una successiva, breve discesa fra scomodi sassi e siamo alla meta.

Lago S. GiulianoNella grande conca in cui scendiamo spiccano sotto il tiepido sole settembrino le acque blu del lago di S.Giuliano, nei pressi del quale sorgono e l'omonimo rifugio e la piccola chiesa dedicata al santo e poco distante, il lago di Garzoné. Lago GarzonèUn luogo magnifico, circondato da tutta una sfilata di alte catene, l'Adamello, la Presanella, con le cime già innevate che brillano nel cielo sereno, illuminate dal sole.

Si sono intanto fatte le 13: è ora di mangiare, perciò prendiamo posto ai tavoli esterni e attendiamo di poter gustare le pietanze della casa. C'è un'atmosfera allegra e tutti sono soddisfatti per aver raggiunto un luogo così ameno tanto che le fatiche della salita sono ormai dimenticate.

-Immaginate questi luoghi fra una ventina di giorni, con i colori autunnali!- dice qualcuno. Sicuramente un eccezionale spettacolo della natura.

Dopo le 14.30, Alessandra ci sollecita a riprendere il cammino. gruppoUn minuto per una fotografia di gruppo, poi, zaini in spalla, si va. Costeggiamo l'azzurro specchio del lago di Garzonè, quindi risaliamo il comodo sentiero che conduce alla Bocchetta dell'Acqua Fredda. Un ultimo sguardo alla catena dell'Adamello e eccoci di fronte alle Dolomiti di  Brenta, imponenti e maestose.Gruppo del Brenta

D'ora in avanti solo discesa: ben 1530 metri di dislivello, dapprima lungo il sentiero, quindi percorrendo una ripidissima strada selciata in lastre di granito, che sarà anche un piccolo capolavoro di abili posatori, ma è, allo stesso tempo, un tracciato spaccagambe (meglio, spaccaginocchia).

Una vera "menata" che percorriamo fino al paese di Caderzone, dove è parcheggiato il pullman in nostra attesa. E, a consolazione della fatica della discesa, c'è l'ottimo strudel che Alessandra ha preparato per festeggiare la sua prima volta di capogita. Apprezzato da tutti. Come apprezzata è stata l'escursione. Perciò, stanchi ma felici torniamo a Trento, accompagnati dalle note del nostro "coro" che ci cullano, mentre scendono le ombre della sera. Alla prossima escursione.

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categoria:amici, montagna, escursioni, fatica, domenica
sabato, 27 settembre 2008

Quando un ragazzo di sedici anni che apparentemente ha tutto dalla vita, gioventù, bellezza, una famiglia alle spalle che gli vuole bene e soddisfa i suoi desideri, amici ..., decide di gettare la spugna, perché oppresso da un insopportabile male di vivere, tutti dovremmo riflettere su quali valori veramente contano e chiederci perché, presi come siamo dalla corsa e dall'affanno del vivere quotidiano, nessuno sia stato in grado di udire quel disperato, silenzioso grido di aiuto.

Ed il volto, bello, sereno, giovane del ragazzo oggi ci guarda dalle pagine del quotidiano locale. Il volto di un adolescente felice, ma che felice non era. E non possiamo altro che augurargli di riposare finalmente in pace.

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categoria:dolore, morte, sofferenza
venerdì, 26 settembre 2008

C'è qualcuno che non ha mai partecipato nella propria vita a qualche catena, tipo quella di S.Antonio, ma assai meno terrorizzante come ad esempio quella delle cartoline? Quando tu, dopo avere ricevuta una cartolina postale da qualche conoscente, dovevi spedirne una illustrata della tua città, al primo nome dell'elenco riportato sul retro? E poi dovevi inviarne altre cinque ad altrettanti conoscenti, mettendo i tuoi dati in coda alla lista? E se tutto funzionava avresti ricevuto un numero enorme di cartoline da chissà dove?

Ebbene sì, io ho partecipato, All'età di 10 anni e mezzo. V elementare. Me l'aveva spedita un'amica di Bolzano ed il mio papà mi aveva aiutata a ricopiare le indicazioni sulle cinque cartoline postali. Quante cartoline ricevetti poi? Chiaramente, nessuna. Con grandissima delusione.

Tutto questo per dire che oggi l'amica Fiore di cactus mi ha invitata a continuare una blog-catena  riguardante i 5 migliori libri e film, in my opinion. Dovrei poi incatenare altri cinque derelitti, ma su questo non garantisco.

Però l'idea di fare una lista di film e libri è interessante, ancorché impegnativa ed eccomi pronta.

Libri:

  1. Anita Nair, Cuccette per signora
  2. Ken Follett, Il codice Rebecca
  3. Harper Lee, Il buio oltre la siepe
  4. Carlo Cassola, La ragazza di Bube
  5. Rosamunde Pilcher, I cercatori di conchiglie

Film:

  1. Balla coi lupi
  2. Amici miei
  3. Tutti a casa
  4. Arrivederci ragazzi
  5. La vita è bella

E questo è quanto.

    

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categoria:libri, ricordi, film, cartoline
venerdì, 26 settembre 2008

Non so come sia in altre città, ma qui a Trento ci sono degli incroci con semafori dai tempi così lunghi per il pedone che attende di attraversare, che ti verrebbe voglia di portarti appresso un sedilino portatile per un'attesa più confortevole.

Avendo poi lo scatto del Mennea dei tempi d'oro per passare al di là prima che ritorni per te il rosso. 

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categoria:attesa, impazienza, semafori
venerdì, 26 settembre 2008

Ieri sera l'Husband mi ha "cambiato la faccia": ha infatti deciso che quella col fiore in bocca (tra l'altro scelta da lui, perché io sono a bit imbranata con tecnologia e affini) non era un granché e l'ha sostituita con questa, scattata nel 2007 a Copenhagen.

Io, da brava moglie d'altri tempi, non ho avuto obiezioni: neppure a me piaceva tanto la precedente, perché quel fiorellino in bocca (una timida violetta) nel rimpicciolimento fotografico sembrava una grande macchia, tipo voglia.

E così adesso appaio dappertutto più chiara e più bionda(stra). Ciao a tutti! 

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categoria:blog, fotografie
giovedì, 25 settembre 2008

"Gli eroi son tutti giovani e belli..." cantava il mitico Guccio nella celeberrima "La locomotiva". E  "sempre giovani e belli" (o almeno,  "bellocci") capita talvolta che ci si percepisca, anche senza essere stati eroi, avendo di se stessi un'immagine esteriore non tanto aderente alla realtà.

Così ti prepari ed esci di casa, scendendo a piedi le 14 rampe di scale (che in discesa, si possono fare) evitando l'ascensore con l'orribile luce e l'orribile specchio in cui si vedrebbe orribile anche Madame Carlà; poi, sicura di te e baldanzosa percorri le strade della tua città, fino a che...  

Fino a che, ti scappa l'occhio in una vetrina e vedi una figura non tanto elegante, né ben pettinata né attraente, ma con qualcosa di familiare, che sta ricambiando il tuo sguardo.

E allora la osservi più attentamente e con un sussulto interiore ti accorgi... che sei proprio TU!

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categoria:realtà, percezione
giovedì, 25 settembre 2008
-...e quest'anno farò due volte ginnastica posturale e un corso di computer; mi sono anche iscritta ad uno di inglese e vorrei seguire le lezioni sul teatro- ci ragguaglia sorridendo la collega E. -chissà se poi avrò del tempo libero!- conclude.
-Io invece continuerò con il coro. Abbiamo già cominciato le prove per i prossimi concerti...- aggiunge V.
-Io per intanto farò dell'acquagym alla Life, poi tornerò alla mia solita palestra- spiega D.
Ed io? Che cosa sto progettando per la stagione 2008-09? Come riempirò il tempo a disposizione?
Già, poiché settembre sta quasi finendo, ottobre è alle porte e bisogna organizzarsi. L'offerta è tanta e varia, il tempo c'è, si tratta di fare scelte oculate.
Di riempire le caselle della settimana: sei giorni, facciamo cinque, perché il sabato è per la famiglia e la domenica.. per la montagna; cinque mattine, altrettanti pomeriggi e, perché no, non dimentichiamo le serate. Dieci, quindici caselle vuote nelle quali scrivere, giorno dopo giorno, qualcosa di interessante, piacevole, gratificante. Da far diventare caselle piene.
Oddio, non è che sia una di quelle frenetiche che se non fa qualcosa, sta male. Tutt'altro, io amo anche dedicarmi ad un "sano ozio", che sarà pure, come ci avevano insegnato nell'infanzia, a colpi di martello (s'intende metaforico!) "il padre dei vizi", ma ti permette di vivere in modo più rilassato.
Quindi, riflettiamo.
Ginnastica? Benissimo, una lezione settimanale di acquagym e le due, consuete e collaudate, nella piccola palestra vicino a casa. Ginnastica dolce, tipo stretching, che fa sempre bene e permette di rimanere elastici quel tanto che basta. Ci sarebbe poi la presciistica dello Sci Club Sat,  di sera stavolta, che potrei frequentare, una volta a settimana, più che altro per motivi "affettivi"... Vedremo.
L'inglese? Sì, quello sì, senza badare a prezzo, difficoltà,  nuovo insegnante e nuovi compagni. Il lunedì sera, dalle 7.45 alle 9.45. Da ottobre a giugno. Un bell'impegno.
Il cinema? Certamente, ogni giovedì alle ore 18.00, previa bevuta di caffè triplo onde evitare sonni inopportuni.
E poi? Poi ci sono gli impegni "sociali", vale a dire la collaborazione da esterna alla Commissione Cultura della nostra Circoscrizione, con un paio di riunioni mensili post cena (e indispensabile caffè, prima, of course!) e il "regalo" ricevuto dalla stessa Commissione, cioè la nomina nel comitato di gestione di una scuola materna (per fortuna a due passi da casa) con tre-quattro appuntamenti annuali (ma della serie "pochi ma buoni", perché di durata.... chilometrica!).
E poi? alcuni concerti dell'orchestra Haydn e poi, basta.
Dimenticavo, c'è anche il virtuoso ritrovo del martedì mattina con gli ex colleghi e per adesso è tutto.
E nei pomeriggi liberi? La mamma, le passeggiate, le amiche, la casa (perché no?)... Comunque, se di agenda abbisognavo quand'ero al lavoro, di agenda ho bisogno anche oggi!

 
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categoria:amici, tempo libero, ginnastica, colleghi, inglese
mercoledì, 24 settembre 2008
Ieri sera l'Husband, col quale in queste ultime settimane mi disputo il computer, ha "smanettato" qua e là, un aggiornamento Firefox su e uno giù, col risultato di incasinarmi tutto il blog. E' infatti sparita, sob, la mia faccina col fiore in bocca e sono spariti anche tutti i simbolini delle amiche con cui sono in contatto. E le fotografie. E per andare sul mio profilo devo fare non so quante manovre.
Insomma, un caos.
Husband, rivoglio il mio blog com'era prima!
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martedì, 23 settembre 2008
Stamattina, ore 10, piazza Duomo.
Primo appuntamento stagionale del "martedì del pensionato" e primo ritrovo della stagionata band dei pensionati che da un anno o più godono del meritato riposo dopo almeno 35 anni di onorata professione tra aule scolastiche (e annessi e connessi).
Ma da dove nasce questo "m.d.p."?
Semplicemente dal fatto che l'anno scorso fummo ben 12 a lasciare il glorioso istituto del centro storico dove, parafrasando le parole del poeta, molti di noi avevano trascorso la maggior (e miglior) parte della propria attività lavorativa (24 anni, nel mio caso), per raggiunta anzianità e limite di età. Quasi un esodo.
Vissuto non da tutti allo stesso modo: chi con preoccupazione o timore (cosa farò adesso? mi annoierò a casa? avrò nostalgia?), chi invece con sollievo e soddisfazione, della serie "godiamo di questa ritrovata libertà" prima di godere del riposo.. eterno. Nel mio caso, la seconda ipotesi.
Decidemmo perciò di mantenerci in contatto e di ritrovarci settimanalmente per qualche momento conviviale, il martedì mattina, giornata senza impegni per la maggior parte e cominciarono gli incontri.
Dove? Dapprima in qualche bar con tavoli all'aperto e fin qui tutto bene. Poi, quando la stagione divenne meno clemente, cominciò la ricerca di un locale adeguato. Doveva essere spazioso, caldo, confortevole, poco rumoroso, con un'ottima miscela di caffè. Una parola. Martedì dopo martedì "provammo" gran parte dei locali situati nei pressi di piazza Duomo, ma nessuno che soddisfacesse le esigenze di tutti.
Il più pignolo era il collega X che li bocciava implacabile, uno dopo l'altro, tanto che io gli suggerii di invitarci nel suo capiente e tranquillo salotto, fra l'altro poco distante. Forse poteva essere il luogo ideale.
E finalmente, nella centralissima via Belenzani, scoprimmo il bar "Golden Eagle". Quasi perfetto (quasi) e di lì non ci movemmo fino a primavera inoltrata. Lì ci scambiammo gli auguri di Natale e quelli pasquali,  ci consolammo del triste risultato elettorale, ci raccontammo come trascorrevamo le nostre giornate senza scuola.
Ma di scuola si parlava spesso, perché era il "fil rouge" che aveva unito le nostre esistenze, anche se fra molti di noi, in tanti anni di comune "militanza",  erano nati rapporti di vera e propria amicizia.
Così ci incontrammo fino ai primi di luglio, talvolta più numerosi, altre volte meno, ma sempre qualcuno si presentò all'appuntamento.
E stamattina abbiamo ricominciato. In quattro, stavolta. Forse più numerosi, la prossima settimana. Ma sempre contenti di rivederci; ed è questo che conta.

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categoria:amici, colleghi, caffè, pensione