In queste domeniche di “riposo escursionistico”, ho pensato fosse simpatico, per i miei pazienti lettori, raccontare di qualche precedente uscita del 2008. Quindi, ecco la prima gita della stagione appena conclusa.
13 gennaio 2008. Ricomincia la stagione delle escursioni Sat, con una scialpinistica aperta anche agli amanti della ciaspola e come sempre succede, siamo numerosi a pullman pressoché completo, a presentarci al consueto ritrovo di lungadige Monte Grappa.
E’ una mattinata grigia e tetra, degna erede di un sabato così piovoso e con scrosci così violenti da aver fatto temere possibili alluvioni; oggi invece non piove, ma il cielo ancora buio delle 7, è gravato da cupe nuvole basse che suscitano qualche apprensione anche negli animi dei più ottimisti. La meta non è quella prevista dal calendario ufficiale, cancellata per scarsità di neve, ma il monte Sattelberg, nella vicina Austria dove problemi legati allo scarso innevamento sono pressoché sconosciuti, come cambiata è anche la figura del capogita e nostra odierna guida sarà l’amico Ezio, sempre pronto a farsi carico delle emergenze dell’ultima ora.
Ed eccoci finalmente a bordo del confortevole mezzo, già allegri e festanti nel grigiore del mattino, dopo aver depositato nella capiente bagagliera tutta l’ingombrante attrezzatura invernale.
-Me raccomando! Gli sci da ‘sta banda! Le ciaspole dal’altra!- ha avuto il suo bel daffare, il povero Ezio, a cercar di dare una parvenza di ordine e a mettere “in riga” questi baldi giovanotti di mezz’età, talora più disobbedienti di studentini di terza media…
E oggi celebro anch’io il ritorno all’escursione, dopo la forzata assenza degli ultimi mesi del 2007, conseguenza di una “banale” caduta su modesto sentiero che mi era costata la frattura composta della rotula del ginocchio destro (guarita comunque da sola, essendo stata “scoperta” con radiografia ben 35 giorni dopo l’accaduto). Sono un po’ preoccupata per la tenuta dell’articolazione, ma ho deciso comunque di partecipare avendo saputo che pressappoco a metà strada tra il punto di partenza e la vetta, c’è una grande malga oggi fornito e attivo self service per gli amanti dello scialpinismo. Arriverò fin lì e attenderò il ritorno degli altri, mi sono detta e, per non annoiarmi, mi porterò qualcosa da leggere. Nel mio zaino, infatti, giace anche un libro… da gita.
Anche al di là del Brennero siamo accolti da un cielo assai grigio e tale è nel paesino di Gries, dove il pullman ci scarica con tutta la nostra invernale attrezzatura. Ci prepariamo in breve tempo, quindi, sci in spalla o ciaspole agganciate allo zaino ci incamminiamo lungo la strada asfaltata fin all’imbocco di un’ex pista da sci, lungo la quale saliremo per un tratto. C’è parecchia neve, ma il fondo stradale in molti punti è gelato, perciò procedo con attenzione estrema, intenzionata ad evitare pericolose scivolate sull’insidioso strato di ghiaccio.
Siamo finalmente alla ex pista ed ora, dislivello a parte, è più semplice camminare perché la neve è compatta e abbondante; calzo perciò le amate-odiate ciaspole, supero il punto dove Ezio e qualche altro samaritano fanno la prova Arva (quello strumento che dovrebbe farci individuare qualora fossimo travolti da una valanga) e comincio a risalire l’erto pendio. Il primo tratto è veramente ripido e ciascuno lo affronta con modalità proprie, chi già a passo di carica, chi con calma, chi facendo una sosta ogni tre passi… e, nonostante il mio scarso allenamento, passo dopo passo, lentamente ma senza mai fermarmi, raggiungo le sparse case soprastanti. Di qui in avanti, mi dice Ezio, la salita si fa più clemente, almeno fino alla malga, aggiunge. Per fortuna, mi dico, perché sono già tra gli ultimi del gruppo; l’husband è già avanti da mo’, intendendo egli raggiungere la cima, così come la maggior parte dei nostri. Dietro di me, solo i due “poveri cristi”, A. e D., talmente lenti da essere superati perfino da me…
-Va’ pure- dico al nostro capogita, fermo sugli sci, appoggiato ai bastoncini in loro attesa –Ghe darò mi n’ociada-
Ezio ringrazia e prende il largo. Sono sola, adesso, sull’ampia e silenziosa distesa nevosa. Nessuno davanti a me, soltanto neve bianca a perdita d’occhio e un profondo silenzio rotto di tanto in tanto dallo scricchiolare delle ciaspole quando calpestano tratti un po’ più compatti.
Non fa molto freddo per essere il 13 gennaio, tanto che cammino addirittura senza berretto e giacca a vento. Solo il fiato caldo che esce dalla bocca e mi appanna le lenti degli occhiali è indicatore di quanto sia bassa la temperatura. Ogni tanto mi fermo per controllare se i due derelitti sono in vista, ma nessuno appare all’orizzonte, così, passo dopo passo, eccomi alla Sattelbergalm, ufficialmente una grande malga, in realtà moderna e ampia struttura ricettiva, con sale e salette in stile tirolese, dove ciascuno può sostare e gustare di tutto e di più.
Naturalmente dei nostri non c’è nessuno, sono tutti saliti verso la cima, ma non importa, prendo posto accanto ad attempati e ben portanti teutonici con relative, prosperose Frau e mi gusto un austriaco cappuccino, del tutto simile ad uno italico tranne nel prezzo, assai più elevato.
E qui, comodamente seduta al calduccio, attendo i compagni: prima i due che ormai stavo dando per dispersi, poi via via gli audaci che sono giunti fino alla vetta, sfidando il forte vento che spazzava la cima.
Giunge anche l’Husband e ciascuno prende posto qui e là nelle affollate stube, prima di cominciare la discesa. Ma io non li attendo: temo un po’ la discesa e la reazione del ginocchio da poco guarito, per cui decido di partire in anticipo, ripercorrendo il tragitto dell’andata. Con la ciaspola, poi, bisogna ripercorrere tutta la strada un passo dopo l’altro; sono gli sciatori i fortunati che saettando eleganti (più o meno), un’ampia curva là, una bella derapata qua, in quattro e quattr’otto sono a fondovalle.
Ed io scendo con cautela (come potrebbe essere diversamente??) e con una certa tensione nelle gambe di cui mi rendo conto solo allorché, ferma per alleggerire il vestiario, mi accorgo del tremore nervoso di entrambi gli arti inferiori. Altro che passo rilassato!!
Finalmente sono sulla strada di fondovalle e, sempre con le ciaspole ai piedi per maggior sicurezza, arrivo fino al pullman, dove cambio le calzature e attendo il ritorno del consorte. Un’ultima sosta a gruppo riunito nell’unico grande locale pubblico di Gries am Brenner e siamo pronti al ritorno in patria. Tutti soddisfatti sia chi è arrivato sulla cima sia chi si è fermato alla malga.
Per me è stato un test non secondario e sono contenta della tenuta del ginocchio che non ha dato cenni di sofferenza.
Quello che ancora non so, è che per tre lunghi giorni le gambe pagheranno la fatica del giorno, con dolori muscolari fortissimi. Pazienza…
categoria:montagna, neve, marito, escursioni, domenica






















Come previsto, la giornata si rivela splendida, soleggiata, con un cielo sereno e sgombro da qualsiasi nube, tanto che da Bassano in poi, man mano il panorama si allarga, possiamo ammirare la cinta lontana delle montagne innevate che brillano nella luce mattutina.
Riprendiamo adesso la strada: vogliamo rimanere sulla riva destra del Canal Grande, raggiungendo la punta della Salute, dove sorge la grande chiesa dedicata a S.Maria della Salute, capolavoro dell’architetto Baldassare Longhena; di qui torneremo sui nostri passi fino al museo Guggenheim, quindi, passando sulla sponda sinistra, a piazza S.Marco e zone limitrofe. Una bella camminata…
E’ quasi mezzogiorno e la temperatura non potrebbe essere più clemente; sotto il tiepido sole risaliamo le Zattere, come viene chiamata l’ampia strada che costeggia il canale, della lunghezza di circa due chilometri, fino alla chiesa del Longhena, purtroppo oggi in restauro ed ora siamo alla confluenza dei due canali più importanti della città, la Giudecca, appunto ed il più celebre Canal Grande. Uno sguardo ammirato allo spettacolare panorama e ci dirigiamo verso il Museo Guggenheim, passando per strette ed affollate calli, sulle quali si affacciano vetrine e vetrine di negozi, più o meno eleganti che vendono i caratteristici vetri di Murano, sempre che non siano… made in China!!
ogni nazionalità e razza, come i due giovani neo-sposi cinesi, con la moglie in audace (per la stagione!), scollato abito bianco, con le spalle coperte solo da un leggerissimo velo e tutti gli “orfani” del grano per sfamare i piccioni, che si fanno fotografare con quei poco simpatici volatili. Una lunghissima fila sta inoltre attendendo di poter entrare nella basilica e una fiume di persone sta giungendo dalla Riva degli Schiavoni.