mercoledì, 31 dicembre 2008

bottiglia spumanteBUON 2009

A TUTTI VOI

CON L’AUGURIO

CHE

IL NUOVO ANNO

SIA RICCO

DI

SERENITA’, GIOIA, SALUTE

PIǓ

TUTTO QUELLO

CHE

DESIDERATE,

NATURALMENTE!!

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categoria:auguri
domenica, 28 dicembre 2008

Inizia lmetto le ciaspoleIl rifugio ToniniAl rifugio ToniniSegnavia sommersiriprendiamo il camminoinizia la discesacaduta nella neveBaita del Matiomalga Fregasoga

postato da: cautelosa alle ore 23:25 | Permalink | commenti (33)
categoria:fotografie
domenica, 28 dicembre 2008

E alla fine sono andata al rifugio Tonini, nonostante tutti i miei timori legati al freddo di questi giorni. Ma non è stato quello a crearmi problemi…

 

Era già da qualche settimana che si parlava di un’uscita di due giorni da effettuarsi il 27 ed il 28 dicembre, sabato e domenica, con meta il rifugio Tonini, alle pendici della catena del Lagorai, da compiersi nel tardo pomeriggio, perciò quasi in notturna, con pernottamento alla struttura e successivo giro circolare per raggiungere il fondovalle per altro percorso. C’era stata un’adesione entusiastica all’iniziativa, vengo anch’io, sì, ci saremo anche noi e voi?, insomma un coro di consensi. E invece, man mano ci si avvicinava alla data, erano cominciate le defezioni, tutte con valide motivazioni, naturalmente. Tra queste doveva esserci anche la mia, soprattutto dopo aver sentito delle temperature quasi polari di Santo Stefano: -17 in Alto Adige e -10 se non oltre, in zona Tonini: chi me lo fa fare, mi ero detta, non sono così amante della sofferenza..

Ma ieri mattina mi ha telefonato Alberta… -Se ci sei tu, vengo anch’io- ha detto. Oddio, già sono in pochi, ho pensato, se manca anche lei… E poi l’husband insisteva, così a mezzogiorno ho preso la decisione. Berrò l’amaro calice, ho concluso e qualche minuto dopo le 16, ben strizzata dentro pile pesante e giacca a vento quasi somigliante all’omina Michelin, sono all’appuntamento.

Nove partecipanti: Alberta, Pavon, Ivano, Paolo e Silvana, con il figlio Marco e la morosa Lara, più noi due, ovviamente. Veloce trasferimento sull’altopiano di Pinè, a Brusago e dopo un beneaugurante caffè, alle 17.40 siamo in strada. E’ già buio e tutti hanno il frontalino già posizionato e pronto ad illuminare il percorso. -9 recita il termometro all’uscita del bar. Avremo percorso forse dieci metri quando incontriamo un’anziana del paese che ci guarda stupefatta portandosi le mani al volto.

-Ma dove andate con questo freddo e a quest’ora? Siete matti?-

Sì, signora, qualche germe di pazzia c’è sicuramente, concordo. Comunque si va. Ciaspole ai piedi e via. Passo dopo passo risaliamo l’innevata forestale che sale in modo graduale e dopo una ventina di minuti di marcia non sentiamo neppure più la rigida temperatura, anzi ci fermiamo a levare la giacca a vento. Passo dopo passo, con sguardi ammirati al cielo con le stelle brillanti e vivide nel buio e ai paesini del fondovalle, minuscole galassie di punti luminosi, per non parlare delle luci dei compagni che spezzano le tenebre notturne.

La nostra fatica si conclude attorno alle 20, quando, superato l’ultimo e più difficile tratto nel bosco, siamo al rifugio che ci appare nella notte, bassa costruzione tra la neve, come in una tipica cartolina natalizia. Finalmente possiamo togliere le ciaspole, cambiare gli indumenti intrisi di sudore e, dopo aver preso possesso del giaciglio per la notte, gustare la cena che lo stomaco brontolante già reclamava, poi quattro chiacchiere in allegria accanto al camino acceso, prima della buonanotte…

Stamattina sono la più solerte ad alzarmi, via via seguita dai compagni. Abbondante colazione e, non appena è giunto l’amico Alberto che si è unito a noi solo adesso, siamo pronti a ripartire. Sono le 10. Rituali foto di gruppo e ci mettiamo in marcia. Seguiremo un itinerario diverso da quello di ieri, come ha deciso Paolo F., grande amante della montagna e della catena del Lagorai di cui si può dire conosca ogni particolare. In fila indiana ci allontaniamo dal rifugio ed entriamo nel bosco. Tutto bene, si cammina agevolmente, la neve è soffice ed abbondante, non fa particolarmente freddo e poi… E poi comincia una ripida discesa e cominciano per me i problemi. E che problemi! Mentre gli altri se ne vanno scivolando agilmente, qualcuno con eleganti saltelli nel soffice manto io rimango ultima degli ultimi con l’husband che mi sostiene e mi sollecita e mi pare di non aver mai calzato una ciaspola prima d’ora. Sono in difficoltà e ogni tanto mi ritrovo seduta nella neve e scivolando cerco di guadagnare qualche metro a mo’ di slitta….

Come Dio vuole sono alla fine del percorso più ripido, pur “leggermente” provata e innevata..

-E l’amaro calice?- ironizza Alberto.

-E’ un Fernet, stamattina- rispondo.

Di nuovo in cammino. Strada larga, pressoché pianeggiante, si procede in modo agevole, fino alla malga Fregasoga che sorge solitaria al limitare del bosco, quasi a guardia della vallata.

-E’ presto- dice Paolo F. –Proseguiamo fino alla Vasoni Bassa…-

Andiamo, allora. Di nuovo nel bosco, tratti di neve dura e gelata, fatica. Bisogna inventarsi il sentiero, alla ricerca della nuova malga, che sembra scomparsa. E infatti non la troviamo, ma ci tocca una nuova discesa… Siamo in fondo, per fortuna.

Sì, ma le fatiche non sono terminate, perché, abbandonata una comoda strada forestale, ci attende un ultimo tratto sempre nel bosco, lungo un sentiero con neve gelata e poco omogenea che è per me una vera penitenza.

E la quiete silvestre del primo pomeriggio è rotta dalle alte lamentazioni della sottoscritta che GIURA di abbandonare qualsiasi attività escursionistica invernale di questo tipo, arrecante solo e soltanto sofferenza e nessun divertimento.

Finalmente siamo a Brusago. Sono le 14.45, il cielo è grigio ed il termometro segna -5.

Mi riconcilia con il buon umore il pranzo presso un ristorante del luogo, dove concludiamo amichevolmente la giornata.

E le prossime uscite sulla neve? Mi informerò bene sul percorso, prima di partecipare!

(Le foto, a breve!!)

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categoria:amici, montagna, neve, marito, fatica
venerdì, 26 dicembre 2008

“Il Natale è alle porte e come ogni anno l’approssimarsi del grande giorno in casa nostra è segnalato, al di là delle consuete decorazioni, dai volumi aperti delle sacre Bibbie culinarie, che fanno bella mostra di sé sull’ingombro tavolo del soggiorno, tra pacchi da incartare, strenne dolciarie pronte da recapitare, carte e cartine varie che ormai hanno trovato stabile dimora sul lucido ripiano di cristallo satinato.

Per quale motivo? Si chiederà qualche lettore. La risposta è semplice: è in atto il grande rito della “preparazione del menu”. Sacerdote capo di questa profana cerimonia godereccia è l’Husband che, ormai da più di vent’anni, ha conquistato il cappello di chef ufficiale ed il mestolo del comando, diventando il Gran Cerimoniere del Lauto Pasto…..”

Così avevo cominciato un post qualche giorno fa, poi lasciato nella memoria del pc e mai concluso.

 

Ed eccoci a Santo Stefano, la giornata dedicata al riposo e alla consumazione dell’avanzo…e non soltanto, perché il consorte è già in viaggio verso l’Alto Adige con coppia di amici per “provare” l’itinerario della gita del prossimo 11 gennaio, ormai dietro l’angolo, data in cui comincerà la stagione ufficiale Sat. Io, invece, sono qui, a casa, sola, mentre i figli stanno dormendo il sonno del giusto, a riflettere e a scrivere…

Così, anche quest’anno il tradizionale rito natalizio si è consumato in modo positivo, direi. Grande lavorata del cuoco ieri mattina, prima in casa nostra, poi, con un quasi trasloco di vettovaglie, stoviglie,…. pastiglie e mantiglie (no, no, queste no!) a casa di mio fratello, dove l’intera famiglia d’origine della sottoscritta si è ritrovata. Menu ampio ed esauriente apprezzato e consumato nell’allegria generale, poi visita alla mammà dell’husband, incontro con i di lui numerosi fratelli e relative famiglie, di nuovo allegria e risate ed infine il ritorno alla… normalità.

Un paio di comode ciabatte, una tisana, un pochino di televisione e la giornata è finita. Sul tavolo del soggiorno, ora meno affollato, ci sono adesso alcuni dei regali ricevuti che attendono di trovare un posto adeguato negli spazi domestici..

E mi ritrovo a riflettere su questa festa, su quello che dovrebbe essere il suo “vero” spirito, sui molteplici significati “sociali” che via via è andata assumendo, sulla sarabanda dei regali, molti preparati e donati col cuore, altri sentiti come un dovere a cui assolvere e alla fine concludo che … spero di trascorrerne ancora altri, molti altri come questo!

 

 

 

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categoria:riflessioni, natale
mercoledì, 24 dicembre 2008
A tutti coloro che si trovassero a transitare da queste parti,natale1
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categoria:auguri, natale
martedì, 23 dicembre 2008

23 dicembre 2008, ore 16.25.

Sono seduta nella piccola anticamera dell’ambulatorio dell’ortopedico, in attesa del mio turno. Vicino a me, distanziato di una sedia, un anziano signore dall’aria distinta. Due parole, buonasera, sì il dottore è nello studio, poi ciascuno si immerge nei suoi pensieri.

Ad un tratto sento la sedia vibrare leggermente ed ho l’impressione che anche la parete alla quale sono appoggiata non sia tanto ferma. Guardo il mio vicino per controllare se sia lui la causa di quelle vibrazioni, ma è perfettamente immobile.

Ed il movimento continua. Allora…

-Non so se è una mia impressione, ma questa è una scossa di terremoto…- dico.

-Sì, è un terremoto. Ed io pensavo che fosse lei, muovendo le gambe, la causa. Ma non si agiti, signora, stia tranquilla.-

-Sono tranquilla. Il buffo è che ho pensato la stessa cosa anch’io, che fosse lei, però…-

Finalmente il movimento cessa.

Il medico mette fuori la testa dal suo ambulatorio, per controllare che non ci siano problemi.

-Una bella scossona- dice.

Ed io penso alla fortuna di non essermi trovata in casa, da sola, al settimo piano… Un bello spavento, mi sarei presa !

postato da: cautelosa alle ore 21:43 | Permalink | commenti (28)
categoria:spavento, terremoto
domenica, 21 dicembre 2008

Rosa sollevò lo sguardo dal calzino che con tanta pazienza stava rammendando e si volse a guardare i suoi figli che, seduti al tavolo di cucina, erano tutti e tre alle prese con libri e quaderni. Marta, seduta un po’ scompostamente com’era suo solito e dondolando sulla sedia, impegnata a risolvere qualche problema o a tradurre delle frasi in latino, Vittorio che si stava accingendo a studiare a memoria una poesia sul Natele e Irene, la più piccola, che, in ginocchio sulla sedia, la fronte leggermente corrugata in segno di grande concentrazione, stava tracciando personali segni sul foglio ricevuto poc’anzi dalla sorella maggiore.

Sorrise tra sé, Rosa, osservando con amore i tre bambini. La grande, ormai autonoma e organizzata, Vittorio con quella sua poesia, che prima di sera insieme a lui avrebbe imparato tutta la famiglia, compreso il papà e Irene, chissà cos’aveva da scrivere su quel foglio! Poi, dopo un fugace sguardo dalla finestra accanto alla quale era seduta, riprese il lavoro, mentre i pensieri nella sua mente seguivano il loro corso. Di lì ad una settimana sarebbe stato Natale, era necessario cominciare a pensare al pranzo, al pacco da inviare ai parenti rimasti al paese, con le solite cose utili, il caffè per la mamma e la suocera, qualche piccolo segno da regalare a persone care.. Non c’erano problemi riguardo ai regali per i figli, in casa non c’era questa abitudine, già i bambini avevano ricevuto molti doni a Santa Lucia, quindi…

-Mamma, ecco la lettera..- la voce di Irene la riscosse, riportandola alla realtà e alla bambina che in piedi vicino a lei le stava porgendo il foglio di carta pieno di strani ghirigori, con una firma in stampatello a lettere un po’ ondeggianti.

-La lettera? Hai scritto una lettera? E per chi?-

-E’ la lettera per Gesù Bambino…- e la voce di Irene si fece più sommessa, come se temesse di essere udita. Troppo tardi: già Marta aveva alzato il capo da libri e quaderni e stava guardando la scena con la matita fra i denti ed uno sguardo interrogativo, mentre Vittorio si era addirittura avvicinato.

-Irene, ma lo sai che a casa nostra Gesù Bambino non passa! Da noi è già venuta Santa Lucia. Te l’ho detto anche ieri.- La voce del fratello era colma di stupore e indignazione parimenti mischiati.

-Vittorio, pensa alla poesia…- intervenne Rosa prendendo in mano la “lettera”.

-Vuoi leggermela, Irene?- chiese con gentilezza alla bambina.

-Caro Gesù Bambino, mi chiamo Irene, ho cinque anni e voglio…-

-Lo sai che l’erba voglio non cresce neppure nel giardino del re!- l’indignazione di Vittorio era sempre più forte.

-VITTORIO! Continua, allora, ho cinque anni e vorrei, meglio “vorrei”, Irene..-

-…e vorrei la carrozzina per le bambole. Grazie.-

Rosa sospirò piano. La carrozzina per le bambole, un giocattolo costoso. Lo sapeva perché aveva già visto i prezzi in occasione di Santa Lucia ed erano decisamente eccessivi, troppi per un gioco. Troppo elevato per la loro disponibilità.  Non era un gran stipendio quello che il marito le portava ogni fine mese e le consegnava fino alle ultime cento lire perché lo amministrasse lei. E mai che le avesse chiesto ragione di dove andavano a finire quei soldi, ma le esigenze di una famiglia di cinque persone erano tante e se si voleva anche risparmiare qualcosa, bisognava star bene attenti a come spendere.

-Irene, tesoro. Non so se Gesù Bambino potrà arrivare da noi, ha tanti bambini nel mondo….-

Non poté finire la frase, perché già Irene stava piangendo.

-Ma…sigh..io…la lettera…sigh…gliela…mando…sigh…lo stesso-

-Vieni, Irene, quando torna il papà faremo l’albero. Dai, guardiamo intanto i pastori del presepio..-

Marta chiuse libri e quaderni e, presa per mano la sorellina piangente uscì con lei dalla cucina.

 

Che fare? Rosa pensò e ripensò a quel desiderio di Irene in ognuno dei giorni successivi, senza mai venirne a capo. L’acquisto del giocattolo era escluso, ma grande era anche il timore di deludere la bambina. Ne aveva parlato con Marta che, dall’alto dei suoi dodici anni, aveva capito perfettamente la questione, ne aveva accennato al marito e si era giunti al 24 senza che nulla fosse successo.

E finalmente Rosa trovò la soluzione: nel solito supermercato dove si era recata per gli ultimi acquisti per il pranzo natalizio, in un grande espositore metallico facevano bella mostra di sé scatole e scatole di una sconosciuta marca di budini, confezionate due a due ed abbinate a dei giocattoli omaggio, in plastica colorata, giocattoli un po’ grezzi, dei camion-betoniera, una barca con la vela, qualche diligenza stile Far-West e degli strani bovini arcobaleno, con il corpo bluette, la testa gialla, un corno rosso e l’altro arancione, le zampe verdi. Un mostro-bovino, insomma.

Rosa prese fra le mani la confezione, la guardò, la soppesò e la ripose al suo posto. Proseguì lungo le corsie verso la cassa, poi tornò sui suoi passi, tolse di nuovo dallo scaffale budini e giocattolo, li guardò a lungo, quindi, sospirando li mise nel carrello e si avviò decisa alla cassa.

Quella sera, quando Irene si fu addormentata, Rosa mostrò l’acquisto a Marta. Lo guardarono dubbiose, scuotendo entrambe leggermente il capo..

-Piuttosto che niente- disse la ragazzina.

 

Al mattino, sotto l’albero, un pacco incartato con carta colorata e legato con un bel fiocco rosso attendeva Irene.

-Guarda, Irene! E’ passato Gesù Bambino e ti ha lasciato questo!-

E mentre Rosa, il papà ed i figli maggiori attendevano un po’ col fiato sospeso, Irene con le mani rese incerte dall’emozione, gli occhi spalancati ed il respiro affannoso, strappò la carta e…

-Ma come ha fatto, Gesù Bambino, a sapere che era proprio una mucchetta come questa, quello che io volevo!- disse abbracciando quello strano animale dalle tinte decise.

La gioia che traspariva dalle parole della bambina era palpabile, come il sollievo dei familiari e Rosa dovette affrettarsi in cucina per non mostrare la commozione che le velava gli occhi.

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categoria:ricordi, famiglia, natale, dono
venerdì, 19 dicembre 2008

Rapporto informativo:

 

Missione “biscotto natalizio” portata a termine con successo.

Ex alunni in attesa fremente con mazzo di fiori d’accoglienza.

Baci e abbracci d’ordinanza.

Distribuzione regolare e senza incidenti.

Approccio gustativo eccellente.

Unanime giudizio di forte apprezzamento con battimani finale.

Consiglio orientativo: se possibile aumentare numero assaggi.

Prossimo appuntamento festività pasquali.

Ovetti di cioccolata in offerta speciale cercasi fin d’ora.

 

Firmato: ex prof “sollevata”

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categoria:scuola, biscotti, natale, alunni
giovedì, 18 dicembre 2008

Come facevo, quando lavoravo, a districarmi fra scuola-famiglia-impegni “voluttuari”? Ero sempre di corsa? Probabilmente sì, come del resto la gran parte delle donne divise tra i molteplici doveri che man mano assumiamo sulle nostre spalle.

E, anche adesso che mi sono liberata di tutti i doveri scolastici, fatiche spesso incomprese se non da chi è del mestiere, arranco sempre dietro gli impegni, a volte forse più di prima…

-Te trovo sempre sul to blog!- mi rammenta spesso, benevolo e un po’ ironico, l’husband, parlando del momento in cui mette piede in casa, rientrando dal lavoro.

E’ vero, questa nuova, appassionante“attività” mi occupa molto tempo, ma non certo tanto quanto quello che dedicavo alla scuola. E i figli ora sono cresciuti e senz’altro meno impegnativi. Eppure…

E’ che si vuole arrivare dappertutto, la casa, le faccende, il blog, l’inglese, la ginnastica, i biscotti, le amiche, i colleghi, il cinema, le passeggiate, la montagna, il ricamo, la lettura, i parenti… e le giornate hanno solo 24 ore! Per fortuna….

 

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categoria:domande
mercoledì, 17 dicembre 2008

Anche quest’anno, nell’appressarsi del Natale, ho cominciato l’attività “biscottiera” e più in generale dolciaria, con la produzione di un dolce all’arancia, impropriamente da me chiamato plum-cake. Ho cominciato con lo scrivere il lungo elenco dei beneficiari, che ogni anno si allunga di qualche destinatario, mentre l’Husband scuote sorridendo la testa…

Egli infatti, da amante della cucina e perfezionista qual è, è sempre un po’ critico nei miei confronti e non riesce ancora a capacitarsi, neppure dopo tanti di anni di matrimonio, come io possa essere refrattaria ai suoi amorevoli consigli.

Io, lo confesso, sono un po’ anarchica e neppure tanto precisa nell’agire in cucina, per cui preferisco operare quando lui non è nei paraggi e per non trovare una specie di falchetto che mi scruta dall’alto della sua statura e per non incorrere in continui richiami.

Tra l’altro a me piace sperimentare nuove ricette di biscotti, che raccolgo anche da amiche e conoscenti, con sommo disdoro del consorte.

-Non capisco perché tu debba sempre fare degli esperimenti! Mi son per le ricette consolidate! Fa’ pochi tipi di biscotti, ma falli bene! Ah, no l’imparerà mai! G’ho tut da insegnarghe!-

Così stamattina ho deciso di obbedirgli e di cucinare i “biscottini della signorina Maria”, una delle classiche ricette di casa sua, che in un passato lontano avevamo preparato diverse volte. Però c’è stato l’imprevisto che non ricordava bene i vari procedimenti e neppure mammà, chiamata in soccorso telefonico, ha saputo dare risposte certe.

Ed io, che avevo già avviato le operazioni, ho dovuto dar vita ad un’operazione “creativa” che ha prodotto una specie di cantuccino con nocciole dall’aspetto più che discreto e ad alcuni “pasticcini” di strana tipologia. Altro che ricetta consolidata! Più sperimentale di questa….

Vorrà dire che li porterò agli ex-alunni. Quelli sono famelici e mangerebbero anche sassi, pur di perdere un buon quarto d’ora della lezione di tedesco…..

 

 

postato da: cautelosa alle ore 08:54 | Permalink | commenti (36)
categoria:esperimenti, biscotti, natale, regali, marito