giovedì, 30 aprile 2009

Venerdì 24 aprile

Le parole con cui Gavino aveva descritto l’ultima escursione in programma, avevano allarmato più di una signora.

Salita ripida fra aspre rocce e ginepri, sentiero che in alcuni punti rasenta lo strapiombo, necessità di avere passo fermo e mancanza di vertigini…

-Ce la farò?- si erano chieste molte “fanciulle”.

-Mio Dio, riuscirò a superare il tratto pericoloso?-

Le domande, spesso inespresse, aleggiavano nell’aria e, confesso, anch’io me le ero poste, nonostante il discreto allenamento e le numerose escursioni già all’attivo tanto che il capogita Marcello aveva avuto il suo daffare nel rassicurare gli animi preoccupati…

Ma stamattina ci presentiamo alla partenza quasi al completo, pronti ad affrontare l’ultima impresa, la traversata da Porto Flavia a Cala Domestica, lungo la costa di Masua-Buggerru, poco più a nord di Iglesias, accolti da una splendida giornata di sole, già calda fin dal primo mattino.

Durante il lungo trasferimento verso il luogo di partenza, Gavino ci illustra le caratteristiche del territorio che stiamo attraversando, il distretto minerario del Sulcis, vero museo all’aperto con i resti di tutti quegli edifici abbandonati, relitti di un passato di intenso e duro lavoro.

Le fatiche odierne cominciano al piccolo porto di Masua, dove, calzati gli indispensabili scarponi, cappellino in testa e crema solare ben spalmata, ci mettiamo in cammino. Uno sguardo al mare azzurro, con onde spumeggianti che si infrangono contro le rocce, una fotografia al Pan di zucchero, il bianco isolotto a poche decine di metri dalla costa e via. In fila indiana, con Gavino in pole position, affrontiamo la salita, inizialmente moderata e poi via via più ripida. Una scaletta metallica per superare un salto roccioso, un altro tratto su cui inerpicarci ed eccoci giunti al punto “caldo”, quei cinquanta-cento metri in cui camminiamo rasentando la roccia a picco sul mare. In realtà c’è un poderoso cordino metallico a cui tenersi e la parte strapiombante è talmente piena di vegetazione da risultare assai meno impressionante di quanto si potesse pensare.

Proseguiamo poi sempre a mezza costa lungo il fianco della montagna fino a raggiungere la parte più elevata della nostra camminata, un ampio pianoro con una fitta vegetazione di ginepri e sassi qua e là affioranti dove ci fermiamo per la pausa pranzo. Fa molto caldo, nonostante qualche refolo benefico provenente dal mare sottostante e sempre sotto il sole cominciamo, circa mezz’ora più tardi, la discesa fra bassi cespugli prima e nella tipica macchia mediterranea poi. E i nostri passi adesso ci portano in riva al mare, nella cala detta del Canal Grande, dove ammiriamo una profonda grotta che attraversa da parte a parte un promontorio scistoso e per fotografare la quale mi produco in audaci acrobazie su grossi massi, sudando le proverbiali sette camicie per non perdere l’equilibrio…

Ma la strada è ancora lunga: risaliamo un canalone seguendo un agevole sentiero, attraversiamo un pianoro dove un gregge di capre sta pascolando del tutto indifferente al nostro passaggio e, finalmente, ecco là in fondo, Cala Domestica, un piccolo fiordo con una bianchissima spiaggia, già usata in passato per degli spot pubblicitari. Un luogo stupendo. Il mare che si infrange sul bagnasciuga con onde schiumose, è così invitante che ognuno si affretta a togliere scarponi e calze per immergere i piedi nell’acqua fresca per un tonificante massaggio.

Ma il tempo stringe e a malincuore dobbiamo lasciare questo posto incantato per far ritorno a Pula; un ultimo sguardo al mare azzurro prima di appisolarci sul comodo sedile, cullati dall’abile guida del nostro autista.

E una volta giunti nella cittadina rivierasca, per chi vuole, c’è la possibilità di completare gli acquisti di prodotti tipici ed è così che il mio bagaglio si arricchisce di un bel vassoio di biscotti della locale e fornita pasticceria, che vanno a far compagnia alle altre “tipicità” sarde.

Quindi, stanchi, arrossati dal sole e felici, ce ne torniamo all’albergo: ci attendono l’ultima cena e i bagagli da preparare…

 

Sabato 25 aprile

Ore 7.30: seduti sul pullman, siamo pronti a partire alla volta di Olbia. La vacanza è giunta alla fine, una bella esperienza che mi (e ci) ha regalato emozioni che non dimenticherò tanto facilmente. Tutto è andato per il meglio: tempo favorevole, escursioni interessanti, paesaggi stupendi, accoglienza calorosa… e così ce ne andiamo, con quel pizzico di nostalgia che conclude sempre le belle esperienze.

Non ci sono intoppi lungo la strada verso il nord dell’isola, tanto che siamo in notevole anticipo sull’orario d’imbarco, per cui ci possiamo concedere una sosta sulla spiaggia di Budoni, ad una trentina di km da Olbia, dove facciamo felice il gestore di un bar al limitare della spiaggia, costretto a salti mortali per accontentare i desideri di cinquanta affamati.

Poi siamo al porto: un’attesa nel grande atrio della stazione marittima, quindi l’imbarco sulla Moby Freedom, dove prendiamo posto qua e là nei grandi spazi del ponte otto.

Quattro chiacchiere, un po’ di enigmistica, due passi e il tempo passa veloce. Una frugale cena al self-service, un caffè ed è già ora di sbarcare a Livorno.

Adesso ci attendono almeno altre cinque ore di autostrada, durante le quali gran parte di noi cade fra le braccia di Morfeo, nonostante le pur comode poltrone non siano il posto ideale per riposanti dormite e alle 4 precise il pullman mi “sbarca” proprio a due passi da casa… E con le coinquiline Lorenza e Manuela, compagne di viaggio, me ne torno alla magione, trainando il rumoroso trolley e con borse e borsine “bagaglio a mano”.

Eh sì, è proprio finita…. 

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mercoledì, 29 aprile 2009

Giovedì 23 aprile

Il sole! C’è il sole, alto nel cielo! E con questa splendida novella mattutina ci prepariamo ad affrontare la cosiddetta “giornata libera”. Libera da escursioni, naturalmente, ma programmata con tutta una serie di appuntamenti, chiamamoli culturali, proposti dal capogita Marcello e accettati dal gruppo pressoché all’unanimità. Non sono obbligatori, ci tiene a sottolineare il nostro “conducator”: ciascuno può decidere di trascorrere la giornata come meglio desidera, anche disteso al sole sulla spiaggia o ammollo nella piscina, sempre che il coraggio di affrontare un’acqua non propriamente calda faccia parte del suo Dna.

E invece partiamo compatti.

Cagliari è la prima meta, che visitiamo accompagnati da Gavino, il quale ci illustra le principali caratteristiche della città, la sua storia ed i suoi monumenti. Ed ora camminiamo lungo i viali alberati della zona collinare, raggiungendo l’anfiteatro romano, poi, percorrendo la “passeggiata dei Signori”, entriamo nel quartiere di Castello, visitiamo la cattedrale di S. Maria ed infine ci portiamo sul bastione di St. Remy, dove ci concediamo una meritata sosta al sole, ammirando il panorama dei quartieri cittadini e del golfo, come sempre punteggiato da navi di ogni dimensione.

Scendiamo adesso l’ampia scalinata che collega il bastione con i quartieri sottostanti e percorrendo affollate strade raggiungiamo i portici di via Roma, sul lungomare, dove è parcheggiato il nostro pullman.

E’ infatti giunto il momento di raggiungere la casa in cui Gavino ha allestito per noi un ampio buffet con tipici prodotti sardi che riscuotono l’apprezzamento di tutti: salumi e formaggi, accompagnati da fragranti verdure e innaffiati , per gli estimatori, dall’immancabile Cannonau. E non ci facciamo pregare a gustare l’ottima ricotta servita sul pane carasau, con un “filo” di miele a completare il tutto, per non parlare della bontà delle arance e dei mandarini, una vera delizia, così dolci e profumati…

Al pranzo segue la sosta-caffè in un bar sulla spiaggia del Poetto, la lunga distesa sabbiosa ad est della città, dove numerosi sono i cagliaritani che approfittano del caldo pomeriggio per una siesta al sole.

Noi invece non ci fermiamo a lungo, perché si sta avvicinando l’ora della visita guidata agli scavi archeologici di Nora, giusto a due passi dal nostro hotel, sul promontorio di Pula, dove si possono ammirare resti risalenti a varie epoche storiche, dal periodo fenicio a quello romano, passando per la dominazione cartaginese. E’ una visita interessante, durante la quale Sylvie, la giovane guida locale, ci spiega con dovizia di particolari tutto quello che c’è da sapere, facendoci rivivere con le parole momenti di vita di popoli così lontani….

E l’ultimo appuntamento della giornata l’abbiamo con il piccolo acquario didattico posto al termine di una bella passeggiata sull’argine dello specchio d’acqua, che divide il mare dalle acque della laguna retrostante, dall’altra parte del promontorio, dove un giovane biologo illustra con passione e competenza le caratteristiche dei pesci e degli altri abitanti dei mari ospitati nelle diverse vasche. Nelle ultime nuotano due grosse tartarughe marine, attualmente “convalescenti” dopo le cure ricevute nella struttura e in attesa di essere liberate in mare: erano state portate là con varie ferite, mentre altre testuggini sono curate nell’adiacente infermeria, non aperta al pubblico. E questa visita, che inizialmente aveva suscitato in me diverse perplessità, si dimostra di grandissimo interesse, tanto che subissiamo il nostro cicerone di domande dopo domande che trovano puntuale e precisa risposta…

Ce ne torniamo infine all’albergo, giusto in tempo per la cena, personalmente assai soddisfatta del susseguirsi delle iniziative della giornata e pronta all’escursione di domani, quella che secondo il programma sarà “l’Escursione”.

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martedì, 28 aprile 2009

Martedì 21 aprile

Larghi sprazzi di sereno ci accolgono al mattino e rassicurano gli animi un po’ turbati da fosche previsioni meteo che parlano di instabilità diffusa con probabili scrosci nell’arco della giornata. Per intanto c’è il sole, pallido fin che si vuole, ma c’è.

Un’abbondante colazione al fornito buffet dell’albergo e siamo pronti a partire per la prima delle escursioni in programma: quest’oggi percorreremo agevoli sentieri lungo la Costa del Sud dall’insediamento turistico di Pinus Village fino a Capo Spartivento, poco lontano dal quale troveremo il pullman per il rientro.

E così, zaini in spalla, raggiungiamo la sterrata che passando a mezza costa, a tratti ombreggiata da alti eucalipti, doppia alcuni promontori offrendoci belle vedute del mare e di piccole spiagge solitarie. Oltrepassiamo Cala Niedda e Cala de Sa Musica, facciamo una breve deviazione per raggiungere la sommità di un ignoto rilievo che ci regala ampi panorami, poi, ripresa la strada in questo punto larga e comoda, siamo in poco tempo alla spiaggia di Su Portu.

E’ ormai mezzogiorno passato ed è l’ora del fiero pasto. Seduti qua e là, chi sulla bianca rena, chi sulle rocce prospicienti la baia, consumiamo quanto portato nello zaino, ascoltando il tranquillo sciabordio delle onde mentre il cielo è solcato da continui voli di aerei militari che sfrecciano rumorosi, facendoci sobbalzare ogni volta….

Ma ben presto la strada ci richiama: ancora lungo è il tragitto prima di giungere alla meta. Risaliamo così la collina sulla quale sorge Torre Chia, quindi scendiamo sulla spiaggia di Sa Colonia, poi di nuovo una breve salita lungo un tranquillo sentiero che aggira un altro promontorio e siamo sull’ampia, splendida spiaggia di Su Giudeu.

Molti di noi la percorrono a piedi nudi, sprofondando un po’ nella tiepida sabbia a diretto contatto con la natura e poi c’è solo il tempo di calzare nuovamente le scarpe da trekking che è il gruppo è già in movimento. Ma non siamo i soli a “muoverci”: anche delle nubi dispettose si sono addensate in cielo coprendo il sole e comincia a soffiare un certo venticello che fa rabbrividire qualcuno dei nostri.

Ma proseguiamo indomiti, un’altra breve salita, la discesa ad un’ulteriore cala, quindi risaliamo verso Capo Spartivento, sulla sommità del quale, maestoso, si erge l’alto faro, attualmente in via di ristrutturazione.

-Ma quanto manca?- si lamenta qualche signora ormai a corto di fiato.

-Dobbiamo proprio proseguire?- chiede qualcun’altra con voce speranzosa.

Certo, dobbiamo proseguire, non c’è alternativa… e urge camminare di buon passo visto che le nubi incombono sempre più minacciose. Infatti, abbiamo appena compiuto l’ultimo sforzo per raggiungere una sella poco più in alto che le previsioni meteo mantengono quanto promesso ed ecco una goccia, poi una seconda e nel giro di una manciata di secondi sta piovendo! A gran velocità ciascuno si attrezza contro il piovasco: ed ecco spuntare coprizaini, qualche mantella, colorati ombrelli che basta un refolo più forte degli altri a capovolgere, giacche a vento. E giù a passo svelto dal colle verso la provinciale dove il pullman dovrebbe essere in nostra attesa: in realtà non c’è e dobbiamo aspettare una decina di minuti prima che l’argentea sagoma si materializzi pronta a raccogliere gli infreddoliti viandanti.

Naturalmente, come spesso accade, non appena siamo a bordo cessa anche la precipitazione e il sole torna a splendere!

Quindi, per concludere la serata, c’è il tempo di un salto a Pula, alla ricerca di prodotti tipici della zona ed ecco che ciascuno torna all’hotel con il suo sacchetto delle meraviglie da portare a casa o da regalare a parenti e amici…

 

 

Mercoledì 22 aprile

Quest’oggi il programma prevede uno spostamento in pullman verso l’interno dell’isola, precisamente a Domusnovas, per un’escursione nella foresta del Marganai e la visita alla grotta di S. Giovanni. E stamattina facciamo anche la conoscenza di Gavino, la guida locale che ci accompagnerà anche venerdì in una più impegnativa performance sulle coste a poca distanza di Iglesias.

Partiamo sotto un cielo coperto che fa temere qualche sgradita “sorpresa”, ma la fortuna ci assiste e siamo perfino graziati da un pallido sole che ci accompagna per tutta la durata della camminata. La zona in cui ci troviamo è ricca di miniere, oggi dismesse, dalle quali si estraevano piombo, zinco, rame, argento e galena alcune delle quali sono state attive fino agli anni ’50.

La passeggiata odierna è di tutta tranquillità e si snoda lungo il tracciato delle antiche mulattiere che conducevano agli accessi delle miniere. Camminiamo in lunga fila, seguendo Gavino che di tanto in tanto si ferma per fornirci esaurienti spiegazioni, dapprima in salita fino alla sosta per il pranzo al sacco e d’ora in avanti ci attende una comoda discesa in un bel bosco ceduo che ci porta direttamente all’imbocco della grotta di S. Giovanni. L’attraversiamo per tutta la sua lunghezza, con le nostre pile accese (l’impianto di illuminazione è stato rubato lo scorso anno e non ancora ripristinato…), nel vano tentativo di ammirare stalattiti e stalagmiti e altre concrezioni, fino a giungere all’uscita, nei pressi della quale è parcheggiato il nostro pullman.

E finita la gita, mentre molti del gruppo se ne tornano a Pula per una nuova sessione di shopping sfrenato, Rosa ed io ci dedichiamo alla scoperta dei dintorni dell’hotel sotto una pioggia battente che ha atteso proprio la fine della giornata per rallegrarci.

Come se ne avessimo sentito la mancanza…sardegna3sardegna6sardegna2sardegna1sardegna5

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lunedì, 27 aprile 2009

Ed eccomi tornata all’ovile…. (e dopo una settimana di pecore incontrate qua e là, il termine non può essere più appropriato…), alla vita quotidiana ed ai molteplici impegni, compreso quell’Everest di indumenti che mi attendeva paziente a rischio di franare al suolo dalla sedia su cui giaceva e l’inglese con i suoi esercizi e questo e quello…

Una settimana trascorsa a grande velocità, con le giornate scandite dagli impegni, che tra camminate e visite, momenti conviviali e cene, non ci hanno certo permesso di annoiarci.

Ma vediamo di raccontare con un po’ di ordine….

Partiamo nel primo pomeriggio di domenica 19: pullman gran turismo al completo, con prevalenza femminile ed età media sul “giovanile”, in un’atmosfera carica di aspettative gioiose. Viaggio tranquillo verso Livorno, dove ci imbarcheremo verso le 22.30 alla volta di Olbia, accompagnati da una precipitazione costante che aumenta sensibilmente di intensità proprio al momento di salire sul possente traghetto Moby Freedom. C’è un po’ di ritardo, la pioggia non è certo il massimo e sono piuttosto stanca. Non vedo l’ora di prendere possesso della cabina che condividerò con Rosa, che sarà mia compagna di stanza anche nell’hotel alla periferia di Pula, dove soggiorneremo per tutto il periodo. Qualcuno ipotizza una traversata perigliosa con mare mosso, viste le condizioni meteo, ma ciò non avviene e trascorro una nottata tranquilla e riposante nel comodo letto a disposizione.

Ore 7.00: la Sardegna ci accoglie con un cielo quasi sereno, eccezion fatta per alcune nubi biancastre che interrompono l’azzurro e una dolce temperatura che rallegra i cuori: se il buongiorno si vede dal mattino, pensiamo, possiamo stare tranquilli.

Saliamo veloci a bordo del pullman e via, lungo la superstrada Carlo Felice che attraversa tutta l’isola.

-Guardate com’è verde la natura in questa stagione…- ci raccomanda il capogita.

E’ così infatti: i colori brillanti della vegetazione, l’azzurro del mare che si intravede lontano e il biancore delle rocce formano una splendida tavolozza naturale e gli occhi di ciascuno cercano di non perdere un fotogramma di quegli spettacoli naturali. Una sosta al nuraghe di Losa, con le sue pietre poderose, la visita alla basilica di S. Giusta a qualche chilometro da Oristano, il pranzo in un grande complesso alberghiero nei pressi di Arborea e nel giro di un’altra ora di viaggio siamo alla periferia di Cagliari.

Siamo quasi alla meta, ma, prima di giungere all’albergo, l’ultima sorpresa della giornata, la vista dei fenicotteri rosa che vivono lungo i bordi degli stagni che circondano la città, intenti alla ricerca di cibo nelle basse e placide acque appena appena mosse da impercettibili onde.

Ed ora eccoci a Pula, precisamente a Nora dove le stanze dell’hotel S. Efis sono pronte per accoglierci. Sono circa le 17: abbiamo tutto il tempo di sistemarci e di esplorare l’ambiente che ci circonda prima della cena. E così facciamo, Rosa ed io. Una doccia salutare, i bagagli riposti, scendiamo verso la spiaggia, passando attraverso il giardino dell’hotel con la bella piscina circondata da comodi lettini e invitanti poltrone.

Non c’è nessuno all’infuori di noi sulla larga striscia sabbiosa, al limitare della quale le onde del mare si infrangono dolcemente nel loro incessante movimento ed è immediata la decisione di toglierci le scarpe, rimboccare i pantaloni e immergere i piedi nell’acqua. Un’istantanea sensazione di freddo e poi il piacere di camminare a contatto con la natura. Percorriamo così l’intera spiaggia da un capo all’altro fino a che non giunge l’ora della cena.

E la grande sala da pranzo dell’hotel risuona delle voci allegre dei gitanti trentini che concludono festosi la prima serata in terra di Sardegna con la mente già protesa alle prossime escursioni e alle scoperta delle bellezze di questa splendida regione.

 

 

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categoria:vacanze, , vacanza
venerdì, 17 aprile 2009

L’unica volta in cui andammo in Sardegna, fu l’estate del 1983. Una giovane famigliola, genitori e due bambini di cinque e un anno, coraggiosamente in viaggio verso Civitavecchia e dopo una traversata notturna, da Olbia al camping L’Isuledda, sul golfo di Arzachena.

Qui avremmo soggiornato tre settimane, usando una grande tenda “casetta” avuta in prestito da Jana R. una collega originaria del posto, che aveva caldamente sostenuto l’husband nel suo progetto vacanziero sull’isola. Già, perché la sottoscritta era stata un po’ titubante all’idea di affrontare un lungo viaggio in auto, più traghetto, con un bambino di tredici mesi…

-E se andassimo a Lignano Sabbiadoro?- aveva cercato di convincere il marito.

-Vuoi mettere il mare della Sardegna?- rispondeva il consorte con tono scandalizzato –Non ti spaventerai mica per un viaggio?-

Prima della partenza ne parlai anche con la pediatra, che fu talmente prescrittiva nell’elencare tutte le norme igienico-sanitarie da seguire che preferii dimenticarle non appena uscita dall’ambulatorio. Tra tempi di esposizione al sole, gradualità nell’avvicinarsi al mare, utilità della canottierina di lana qualora si fosse levato il vento, aspirinetta preventiva e via discorrendo, forse era meglio rimanere a casa…

E alla fine partimmo, prenotato con largo anticipo traghetto e campeggio. Viaggio tranquillo, sia per terra sia per mare, arrivo all’Isuledda, sistemazione un po’ così e inizio della vacanza.

Non fu quel che si dice un soggiorno riposante: il piccolo, che fino ad allora era stato un pacioccone unico, diventò alquanto impegnativo. Sonnellini brevissimi durante il giorno, risvegli ripetuti la notte, amante del moto perpetuo con la propensione, una volta raggiunta la spiaggia, di mettere in bocca qualsiasi schifezza si trovasse in un raggio di venti metri. L’unica cosa che non gli interessava era l’acqua del mare, ma per il resto richiedeva una vigilanza continua.

Se poi si aggiungevano un bambino di cinque anni, che per quanto autonomo, sempre piccolo era e l’amore dell’husband per la scoperta di spiagge meno affollate di quella del campeggio, con spostamenti in auto, bambini, bagagli, asciugamani, cibarie e giocattoli vari, ogni giorno era un vero happening.

Comunque visitammo diverse località e da soli e con Jana, la sua bambina e la sorella, compiendo perfino un tour delle isole dell’arcipelago della Maddalena che fu molto apprezzato da diversi membri del nucleo familiare…

Poi si giunse alla fine delle tre settimane di vacanza, ventun giorni di caldo e di bel tempo e ce ne tornammo, felici e abbronzati (tre su quattro, almeno…) alla nostra città tra le montagne.

Dopo quell’estate non tornammo più in Sardegna, preferendo, negli anni successivi, le più vicine ed economiche scogliere dell’attuale Croazia dove trascorrevamo le tre canoniche settimane di mare fino a che non cominciammo a dedicarci a vacanze itineranti.

 

Ma domenica 19 aprile, io tornerò in Sardegna con il gruppo degli Amici della Montagna, per una settimana di vacanza nel sud dell’isola, con la possibilità di effettuare un trekking di tre giorni…

Saremo più di 50 e anche stavolta sarò da sola: l’husband si dedicherà ad escursioni ad alta quota, nel gruppo del Gran Paradiso e del monte Bianco…

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categoria:ricordi, vacanze, sardegna
giovedì, 16 aprile 2009

Spogliatoio della palestra, stamattina, ore 10.30.

Abbiamo appena finito la consueta lezione di ginnastica e ci stiamo cambiando prima di tornare agli adempimenti quotidiani.

Si discorre del più e del meno e, come spesso succede, il discorso va a finire sull’attualità, il recente terremoto, l’attivismo del premier, la ricostruzione…

-Si parla già di mafia, pronta a mettere le mani sui soldi che verranno stanziati…-

-Ed io ho così poca fiducia sull’utilizzo dei soldi raccolti tra la popolazione, che non ho versato neppure un euro..-

-Nemmeno io…-

-E neanch’io…-

-Io farò un’offerta solo se ci saranno progetti concreti..-

E, mentre ripiego maglietta e pantaloni, ascolto le tre compagne di corso, pensando alla modesta offerta che ho versato ad una delle banche segnalate da Repubblica, con la speranza che vada a buon fine.

Indubbiamente una certa diffidenza può essere giustificata, visti alcuni esempi poco esaltanti del passato, ma nello stesso tempo mi pare giusto lasciare posto alla fiducia nel senso civico di tutti.

Speriamolo, almeno…

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categoria:dubbi, terremoto
martedì, 14 aprile 2009

Così sono trascorse anche la festività pasquali, due giorni caratterizzati da un tempo discreto pur con una bella foschia che ha impedito di godere gli ampi panorami sul lago Maggiore…

Ma raccontiamo con ordine..

Partenza mattutina nella giornata di sabato, con tutta una serie di bagagli che farebbero ipotizzare soggiorni di almeno una settimana; viaggio tranquillo sulle italiche autostrade compreso il tratto della Milano-laghi, di solito piuttosto affollato; consueta irritazione per le interminabili soste ai nove (nove!) semafori che si incontrano sulla superstrada tra Sesto Calende e Gemonio e che anche stavolta “becchiamo” col rosso; rallentamenti d’ordinanza fin oltre Luino e finalmente, i sei km di tortuosa strada che risale il versante della montagna ed eccoci a Musignano.

Lasciamo l’auto nella piazzetta esterna all’abitato, all’interno del quale si può circolare solo a piedi e raggiungiamo la grande e ospitale casa di Cora e Giovanni, come sempre accolti con grande affetto. Stranamente siamo in pochi: noi e loro, comprese le due figlie minori; domani giungeranno la maggiore ed una coppia di amici con figlia adolescente per trascorrere assieme il giorno di Pasqua. Ah, dimenticavo, c’è anche la “new entry” di famiglia, la gattina Strale, la sorella pelosa come la chiama affettuosamente Cora, che qui a Musignano gode di piena libertà di movimento.

Pranziamo e poi, quattro passi su per la ripida sterrata che porta al lago d’Elio, come al solito ben divisi: davanti i due “signori” e dietro le “signore” che come accade ogni volta hanno tutta una serie di “aggiornamenti” e di novità da scambiare l’un l’altra. E come sempre, in questa amicizia che dura da quasi cinque lustri, bastano pochi minuti per riallacciare fili comunicativi nonostante ci si veda sì e no un paio di volte l’anno. Ma per il valente cuoco ed il suo fido compare (l’husband) è ben presto ora di far ritorno: c’è da preparare l’impasto per la pizza serale e per la tradizionale pastiera, uno dei capisaldi del pranzo pasquale.

Così i due se ne dipartono a grandi passi, mentre noi ce la prendiamo comoda e torniamo quando l’attività culinaria sta già fervendo. C’è ancora il tempo per amichevoli discorsi ed è presto ora di cena, con la generale approvazione delle pizze di Giovanni.

Ma l’abilità e l’inventiva dello chef si scatenano il giorno di Pasqua, con la preparazione di tagliatelle all’ortica con fave ed erbette dell’orto, la ricca grigliata accompagnata da carciofi e patate, la pastiera e la macedonia e a seguire, cioccolata a volontà. Per non parlare degli antipasti di varia specie che hanno “aperto” il festante convivio.

E hai un bel fare, dopo, due passi “digestivi”, nel pomeriggio, fino alla cappellina nel bosco… E’ il minimo che ci si aspetti!

La serata pasquale si conclude con una buona tisana che ottiene grande successo tra i presenti, che hanno preso comodamente posto su divano e poltrone, compresa quella di “proprietà” di Strale che non trova di meglio se non acciambellarsi sulle ginocchia dello sfacciato usurpatore.

Giungiamo così al lunedì di Pasquetta, la classica giornata dedicata ai pic-nic fuori porta. Invece per noi è il giorno del ritorno a casa, che comincia qualche minuto dopo mezzogiorno per evitare traffico eccessivo lungo le strade. E infatti così avviene: un viaggio tranquillo su strade e autostrade scorrevoli che ci porta all’uscita di Trento centro quando sono le 16 appena scoccate. Quattro ore di macchina ascoltando le belle canzoni di alcuni dei nostri cantanti preferiti e ripensando alle tranquille e piacevoli giornate trascorse prima del ritorno alle consuete attività che incombono inflessibili….

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categoria:amici, festa, pasqua
sabato, 11 aprile 2009

E per la serie “Pasqua con chi vuoi…”, fra qualche ora partiremo, l’husband ed io verso Musignano, ridente paesello lombardo di mezza montagna, quasi a picco sulle azzurre acque del lago Maggiore, a pochi km dal confine svizzero, ospiti, fino a lunedì, degli amici Cora e Giovanni nella loro casa “di villeggiatura”, per usare un termine ormai desueto.

Qui trascorreremo piacevoli e sereni momenti in compagnia di persone amiche, dedicandoci al relax e… ai piaceri della tavola, essendo Giovanni un grande appassionato di cucina e un ottimo cuoco (poi racconterò…)

 

E intanto giungano a tutti voi, amiche e amici del blog-mondo, i più sinceri auguri di Buona Pasqua.

A presto!

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categoria:amici, auguri, pasqua
venerdì, 10 aprile 2009

Ieri pomeriggio, per la consueta rassegna cinematografica del giovedì, ho visto Il bambino con il pigiama righe, del regista inglese Mark Herman.

Una pellicola bellissima e struggente che racconta l’amicizia tra un bambino ebreo prigioniero in un campo di concentramento e Bruno, suo coetaneo e figlio dell’alto ufficiale nazista che dirige la fabbrica di morte: una vicenda drammatica che ha un tocco di lievità, perché narrata attraverso gli occhi del piccolo Bruno, ma con un tragico e sconvolgente finale che lascia senza fiato.

E così, dopo l’ultima immagine sullo schermo, sono rimasta qualche minuto immobile nella poltrona a fissare i titoli di coda, quasi per “riprendermi” da quella specie di colpo allo stomaco, pensando alla “banalità del male” di tanti uomini…

  

Consiglio, comunque, la visione di questo film che fa davvero pensare…

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categoria:riflessioni, film, disumanità
martedì, 07 aprile 2009

Quando accadono eventi terribili come il terremoto dell’altra notte o catastrofi causate dall’incuria e dall’irresponsabilità umana –mi vengono in mente le tragedie del Vajont e di Stava- balza agli onori della cronaca, diventando tristemente famosa, una serie di nomi geografici la cui esistenza prima di allora, spesso era ignota a gran parte degli italiani.

Così luoghi come Longarone, Salaparuta, Gibellina, la valle del Belice, Gemona, Balvano, Stava, Sarno, San Giuliano smettono di essere solamente parole di un atlante per diventare simboli della sofferenza di un’umanità dolente.

E oggi abbiamo imparato altri nomi di questa tremenda geografia del dolore, Onna, Paganica, Tempera, San Demetrio… e non si può non sentirsi vicini a tutti coloro che laggiù soffrono.

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categoria:sofferenza, distruzione, terremoto