lunedì, 29 giugno 2009

Siamo solo in 28 a presentarci, alle 6 del mattino di domenica 28 giugno per la consueta escursione domenicale, con una curiosa coincidenza tra partecipanti e data.

E come mai così pochi, ci si chiederà… Mah, tante possono essere le risposte.

Forse ha concorso il nome del capogita che ha proposto l’itinerario, “personaggio” ben conosciuto negli annali Sat o forse è stato il numero delle ore ipotizzate, nove, ad intimorire qualcuno…

Oppure è stata quella frase sul programma, “necessari i ramponi”, che evocando pendii ghiacciati e tratti pericolosi, aveva suggerito a molti, passatempi domenicali più tranquilli…

Comunque, partiamo.

Con un programma drasticamente modificato rispetto all’originario, appunto a causa della grande quantità di neve ancora presente sulle montagne della altoatesina val Martello, dove giungiamo due ore e mezzo più tardi e dopo una faticosa ricerca di un locale adeguato in cui bere un buon caffè prima di calzare gli scarponi e mettersi lo zaino sulla schiena.

C’è il sole, a quest’ora del mattino, mentre la temperatura è sul freschetto assai. Tutti in marcia, allora, a passo veloce e a gruppo riunito fino alla piccola malga Peder, dove le strade si dividono: ventiquattro piè veloce che seguono il capogita verso la cima della Kalfanwand e quattro “amanti della tranquillità” che intendono percorrere sentieri più comodi e meno ripidi. O almeno così essi credono…

Naturalmente io sono del gruppo dei quattro (gli evangelisti, come ci chiama spiritosamente un compagno… e menomale che non ci ha accomunati alla cinese “banda dei quattro” dell’epoca post-maoista…) e, salutato il consorte e gli altri che risalgono il pendio, in modo un po’ anarchico, qualcuno di qua e altri di là, continuiamo a percorrere il sentiero 20, che, con comodo tracciato ci porta fino all’imbocco della valle di Peder.

E lì incontriamo un paesaggio ameno: prati verdeggianti punteggiati di fiori ed un torrente che scende impetuoso fra i sassi del greto sollevando spruzzi di impalpabili, microscopiche goccioline.

-Che bei posti!-

I commenti vengono spontanei di fronte a tali bellezze naturali.

-E, el senter, dove saralo?-

Già, perché noi dovremo, una volta risalita la vallata, prendere il sentiero 33 che percorrendo il versante di destra, ci condurrà al rifugio Nino Corsi, dove attenderemo il rientro dei compagni.

E questo è ciò che facciamo. Raggiungiamo un ponticello in legno, attraversiamo il corso d’acqua e di lì ad un quarto d’ora, ecco il segnale che stavamo cercando.

-El senter! L’è qua, el senter!-

Quindi eccoci sul 33. Una breve risalita e poi avanti.

-Ma questo sentiero è poco frequentato… el par dismesso!-

Infatti, quella che stiamo percorrendo è una traccia approssimativa, tra sassi sconnessi, di grandi e piccole dimensioni sui quali non è sempre agevole camminare….

-Che sassara!-

-Ma saralo così fin al rifugio?-

Speriamo proprio di no! Sarebbe una vera penitenza…

Per fortuna così non è, ma il tratto difficile è abbastanza lungo ed io lo percorro con estrema cautela (mi pare talmente ovvio…), tra un sasso e l’altro, il superamento di un canalone innevato e poi, finalmente, il tragitto torna “normale”….

-Varda, el rifugio!-

Eccolo laggiù, il Nino Corsi, bianco e grande e… distante. Ancora un’ora abbondante di sentiero e finalmente ci siamo.

Sono le 13.30 passate, quando sediamo ad uno dei tavoli esterni in gran parte affollati di escursionisti di ogni età che, a differenza di noi sono arrivati qui direttamente dal fondovalle. Noi, infatti, non abbiamo incontrato nessuno, nel nostro percorso.

Abbiamo tutto il tempo di mangiare e perfino di fare una pennichella al sole, prima che compaiano le avanguardie dei nostri. Un manipolo di otto baldi camminatori che, un po’ sgranati, arrivano a grandi passi.

Non c’è l’husband che, mi riferiscono, sta nelle retrovie, occupato com’è a scattare fotografie ed il suo arrivo avviene infatti dopo un’altra ora abbondante. Lui ed i suoi tre compagni di avventura, che, dicono, chiudevano l’intero gruppo.

E gli altri dodici, capogita compreso, che mancano all’appello? Dove sono finiti?

Sono già a fondovalle, perché il “conduttore”… ha preso il sentiero sbagliato!

E a fondovalle scendiamo anche noi, poco più tardi. Un’ora abbondante di strada che percorriamo a passo veloce ed infine eccoci al pullman dove siamo attesi dal resto del gruppo.

Ora siamo pronti per il rientro “in patria”. Altre due ore e mezzo di viaggio ci attendono…, senza contare gli imprevisti, sempre in agguato, giusto dietro l’angolo.

Il primo, che ci riserva un vero brivido di “passione”, avviene quando il pullman, affrontando uno stretto e ripido tornante, “striscia” con la parte anteriore di destra sull’asfalto, con un tale stridore che suscita una certa apprensione fra i presenti, ma per fortuna il tutto si risolve nel giro di pochi minuti.. 

Il secondo accade circa a metà della val Venosta, quando rimaniamo incolonnati per tre quarti d’ora, procedendo ad una velocità di 15-20 km orari. E per quale motivo? Qualche incidente stradale?  Assolutamente no, solo per un inopportuno semaforo posto all’entrata di un paesino a qualche km da Merano...

Poi tutto procede senza intoppi e finalmente, alle 21 già scoccate, siamo a Trento.

Era ora!

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categoria:montagna, escursioni, imprevisti
venerdì, 26 giugno 2009

Oggi, 26 giugno, festa di S. Vigilio, patrono della città di Trento e, come da tradizione, dopo il solenne pontificale celebrato in Duomo, nell’annessa piazza viene distribuito ai presenti una pagnotta, appunto il pane di S. Vigilio, accompagnata da un po’ di vino o di altra bevanda, analcolica.

E’ quasi mezzogiorno quando comincia la distribuzione alla folla assiepata al di qua di robuste transenne ed è tutto un allungare mani ed un richiamare i volontari che reggono le capienti ceste ricolme di pane.

-Qua, qua, da sta banda..-

-Vegnì de qua…-

-Podo averghen doi?-

Per fortuna ce n’è in abbondanza e tutte le richieste possono essere esaudite, comprese quelle della signora distinta che continua ad allungare le mani.

-Io, io… un altro…-

E mentre l’osservo riporre con una certa fatica i suoi quattro (o cinque) tozzi di pane nella borsetta, non posso fare a meno di domandarmi quale molla spinga molta gente ad andare all’assalto (e per fortuna non all’arma bianca…) quando c’è da ricevere qualcosa di gratuito.

Come ai buffet offerti ai presenti in occasione di mostre, inaugurazioni, presentazioni, quando un’orda di cavallette, talora eleganti e ben pettinate, si lancia all’attacco di tartine, bocconcini, delizie varie come se fosse digiuna da settimane….

Ma il titolo di “re dei buffet” lo vincerebbe senza dubbio un anziano amante della montagna che, “casualmente” riesce a non perdersene uno, tanto da essere diventato proverbiale.

-Te me pari el Bepino- o –No sta a far come el Bepino-

El Bepino, il presenzialista sommo.

Secondo me ha il calendario delle manifestazioni incollato bene in vista sul frigorifero in cucina…

 

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categoria:ricorrenze, eccessi, abitudini
mercoledì, 24 giugno 2009

“Riteniamoci fallite come orientatrici. Sono contenta per loro…”

Questo il messaggio speditomi dalla collega Carmen, in fresca e ventilata vacanza in quel di Hvar, in risposta al seguente mio sms “X un debito. Y e Z promossi!”

Sì, parlavo di alcuni nostri ex alunni, quelli che avevamo “abbandonato” due anni fa, in seconda media per cominciare i nostri felici giorni da pensionate, quelli stessi che l’anno successivo avevano scelto, tra le tante scuole possibili, proprio la più impegnativa: il liceo classico.

Tre ragazzi diligenti e impegnati, certo, ma iscriversi al classico!

Per di più al pubblico, il cosiddetto “tempio della cultura”, come l’aveva chiamato tempo addietro un altro ex alunno…

-Mamma mia che coraggio!- ci eravamo dette –Speriamo che non li massacrino!-

 

-Se penso a quei tre del classico!- mi aveva ripetuto Carmen proprio la settimana scorsa, prima di partire per la Croazia.

-Temo una strage…- avevo aggiunto.

 

Così l’altro giorno ho varcato l’austero portone dell’illustre istituto e mi sono avvicinata con un po’ di apprensione ai quadri esposti. Ero anche senza occhiali da vista, per cui ho faticato non poco a mettere a fuoco i nomi e… quale sorpresa, gradita sorpresa, nel leggere l’esito!

Per essere certa di non essere incorsa in qualche errore sono ritornata ieri, con i miei bravi occhiali sul naso e no, non mi ero sbagliata: promossi tutti e tre, seppure X con l’insufficienza in greco, come si evinceva da quel 6 sottolineato.

 

Ho terminato questo pomeriggio “il giro delle scuole superiori”. E a parte un certo dolore al collo costretto a posizioni innaturali data l’altezza dei quadri (saranno tutti parenti delle giraffe gli studenti d’oggi?), ho visto con piacere che molti degli ex alunni hanno superato brillantemente il primo anno delle superiori.

Con altre “felici” sorprese, del tutto inaspettate…

 

Perciò, cara Carmen, anche se noi non avremmo mai consigliato a X, Y e Z l’iscrizione al liceo classico e neppure ad A, B e C la frequenza dell’impegnativo istituto tecnico industriale, non essere troppo severa nel giudicarci “fallite” come orientatrici: siamo invece contente di questi risultati positivi... Vuol dire che avevamo dato loro una buona preparazione!

 

 

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categoria:scuola, alunni, esiti
lunedì, 22 giugno 2009

E’ arrivata ufficialmente l’estate. Con un tempo a dir poco stravagante, temperature sotto la media, un bel venticello che in un batter d’occhio ti asciuga il bucato e previsioni non particolarmente promettenti per i giorni a venire. Staremo a vedere.

Stamattina, intanto, ho fatto il mio dovere di elettrice e sono andata a votare per il referendum. Ho riflettuto un attimo sui primi due quesiti, che poi è lo stesso “raddoppiato”, certamente quelli meno chiari e poi, nella cabina, ho tracciato la mia X. Per quello che valeva, data la scarsissima affluenza.

-Immagino che lo scrutinio sarà veloce- ho detto ai due giovani “di postazione” nel seggio, notando le pagine pressoché intonse di sigle del registro votanti.

-Già- è stata la laconica risposta.

Già, ma è inutile adesso domandarsi perché, come mai, ma come…

E la confusione relativa al primo e secondo quesito e il periodo un po’ infelice che per molti coincide con l’inizio delle vacanze e una certa sfiducia nella classe politica, tutti elementi che concorrono a tener lontana la gente dal seggio.

Quel dire “tanto, non serve a niente”, “tanto, fanno sempre quello che vogliono”, “tanto, sono tutti uguali”…

Mah, sarà che io sono della “vecchia scuola”, convinta ancora che il votare sia un diritto ed un dovere, ma preferisco sempre esprimere la mia idea, anche turandomi il naso, per dirla alla Montanelli, votando candidati che mi sono imposti.

Perché dell’astensionismo si parla e si parla, ci si scandalizza, ci si domanda il perché, ma ben poco cambia ed intanto chi ha vinto… ha vinto ed è al potere.

 

Passando a discorsi più lievi e meno deprimenti, ieri, prima domenica estiva, consueta giornata in montagna.

L’husband sull’alpe di Rodengo, con la Sat e la sottoscritta sull’alpe di Siusi, con il gruppo degli Amici della Montagna, gli stessi con cui sono stata in Sardegna.

Una bella escursione, in cui siamo partiti dal parcheggio della località Compatsch, camminando attraverso i verdi prati dell’altipiano, punteggiati da una miriade di fiori colorati. Un’ora di tranquillo sentiero prima di cominciare la salita lungo il ripido sentiero che si inerpica verso la forcella dei Denti di Terra Rossa, un percorso comunque agevole nonostante il dislivello, grazie a tutta una serie di zete ben tracciate. Peccato che il sole fosse un po’ latitante e che tirasse una certa arietta frizzante capace di congelarti mani ed orecchie, qualora non protette.

Per non parlare della quasi bufera che ci ha accolti sull’altro versante, nei pressi del rifugio Alpe di Tires… Ricoperti da capo a piedi in modo da esporre la minima parte all’aria fredda e turbinosa, faticavamo quasi a riconoscerci l’un l’altro. Per fortuna stavamo camminando su una strada ampia e agevole, pur in ripida… discesa!

Pranzo in un grande rifugio e rientro al Compatsch attraverso una vera e propria strada, lunga e tranquilla.

Una bella escursione che non mi è costata sforzo particolare, anche se, una volta a bordo del pullman, ho dormicchiato giù e giù fin quasi a Trento.

Me pareva de esser… l’husband, che riesce a farsi delle gran belle dormite anche su scomodi pullman…

E le foto? Non ne ho scattata neppure una… Faceva troppo freddo per stare senza guanti anche solo quell’attimo!

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categoria:elezioni, referendum, escursioni
venerdì, 19 giugno 2009

Ieri pomeriggio, ore 17.45.

Sto andando al cinema, per la consueta rassegna settimanale, quando..

-Prof, prof…-

E’ Luisa, ex alunna, ora studentessa diciassettenne. Ragazza carina, di media statura, lunghi capelli castani, fisico aggraziato, volto sorridente.

Soliti convenevoli, come stai, e la scuola, domani escono i quadri, speriamo bene…

E poi, mentre siamo ormai davanti all’ingresso del cinema…

-Prof, lo sa che sto facendo miss Italia?-

-Davvero? Stai partecipando alle selezioni? Sarai presente questa sera all’elezione di miss Trento?-

-No stasera no… Ho fatto quella del 12 giugno..-

-Beh, auguri! E se arriverai a… ecco, a Salsomaggiore, ti voterò col televoto…-

Ci salutiamo ed io entro nella sala, un po’ perplessa e un po’ intenerita dai sogni di questa fanciulla che lo scriveva già nei temi di prima media… “Mi piace stare a lungo davanti allo specchio perché sono bella…”

Bella è forse un po’ eccessivo, comunque me la immagino sfilare in costume da bagno con le classiche mossettine delle aspiranti miss… Sarà la sua estate di fuoco, quella che ricorderà negli anni a venire, mi dico. Anche se arrivare alla finale di Salsomaggiore mi sembra un obiettivo un po’ elevato…

 

Ieri sera, ore 22 circa

Sono uscita con il consorte per due passi in centro, approfittando della frescura serale. La città in queste sere è affollata come non mai; si sta avvicinando il periodo delle feste vigiliane, organizzate in onore del patrono nell’imminenza della sua festa e per le vie e nelle piazze è tutto un fiorire di iniziative.

Come in piazza Fiera, dove, nella grande arena in tubi Dalmine appositamente costruita, si sta svolgendo l’elezione di miss Trento.

-Entriamo un attimo?-

Folla trabocchevole, ma riusciamo a trovare un posto in prima fila e, guarda un po’ il caso, proprio accanto ai genitori di Luisa… Che siano venuti ad osservare le possibili “avversarie”?

-Ci sarebbe dovuta essere anche Luisa, ma ha partecipato alla serata del 12…-

Rinuncio a chiedere spiegazioni su una possibile incompatibilità delle due serate e osservo sfilare le aspiranti miss.

Costume a bagno nero, alti sandali dorati ai piedi, avanzano sul palco, si fermano davanti alla folta giuria, giungono fin davanti alla postazione dei fotografi, prima di tornare al proprio posto.

La presentatrice illustra le caratteristiche “umane” di ciascuna, età, attività, personaggio ideale, sogni nel cassetto… Ed è tutto un desiderio di diventare una nuova Ilary Blasi o una futura Michelle Hunziker, di potersi realizzare nell’ambito professionale, di diventare attrice o modella professionista…

Ma non si può non sorridere sentendo che per una giovanissima aspirante miss il sogno nel cassetto è “fare la maestra d’asilo…”

-No la vinzerà miss Italia- commenta bonario lo sconosciuto signore alla mia sinistra –ma a far la maestra d’asilo la ghe ariverà de sicur!-

Sono d’accordo… Maestra d’asilo, ma con un diplomino di miss nel cassetto..

 

E tornandocene verso casa, ben prima del termine della manifestazione, mi viene da augurare a Luisa e a tutto quell’esercito di ragazze carine e splendenti, desiderose di un futuro di gloria, che sappiano vivere quest’esperienza davvero come un gioco, perché… la vita è altrove!

 

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categoria:concorsi, aspettative, gioventù
mercoledì, 17 giugno 2009

Confesso di essere rimasta allibita leggendo della vicenda successa alla giovane belga Kimberly, appena diciottenne, che, recatasi a farsi tatuare tre stelline sotto l’occhio destro ed essendosi appisolata durante l’esecuzione, se n’è ritrovate ben 56 qua e là disposte lungo tutta la guancia.

Questa la sua versione, del tutto differente da quella del “tatuatore”, secondo cui la fanciulla, inizialmente d’accordo, avrebbe cambiato idea di fronte alla reazione del padre, venuto a vedere come stavano andando le cose.

Quale sarà la verità?

 

Ma, mi domando, alla giovinetta non sarà sorto qualche dubbio, vedendo chi sarebbe stato l’esecutore del suo tatuaggio?

Perché, per mettersi nelle mani di un personaggio simile, ci vuole un coraggio da leoni….

 

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categoria:tatuaggi
martedì, 16 giugno 2009

Settimana cominciata “al galoppo”, questa.

Naturalmente c’era stata la consueta camminata in montagna della domenica, che aveva visto un folto gruppo di escursionisti alla conquista della val di Valles, giusto a due passi da Bressanone, in una giornata calda assai, al temine della quale molti lamentavano arrossamenti qua e là “dislocati”, traditi dall’arietta leggera e accarezzante, nonché invitante ad inopportune esposizioni al sole.

E naturalmente anche la sottoscritta era tornata a casa con il suo bel decolletè arrossato e con il viso un po’ stravolto, tanto che non sarebbe stata scelta, qualora si fosse presentata l’occasione, come testimonial pubblicitaria per la Sat…

E poi è già lunedì.

Un attacco di prima mattina a quella specie di Everest che fa bella mostra di sé parte sull’asse da stiro, parte su una sedia del soggiorno, seguendo il saggio consiglio secondo cui in estate si stira di buon’ ora, onde evitare saune inopportune.

ferro stirojpgTutto bene fino a che il ferro (con piccola caldaia..) non decide di dare forfait… Spia rossa continua, vapore zero, quindi… stop. E non siamo che a metà del guado!

Tralascio improperi, irritazione, ricerca (vana) del libretto delle istruzioni, quindi non rimane che ripiegare su quello di riserva, sempre a vapore ma modello classico, che funziona un decimo dell’altro…

Pazienza, suggerisce l’amato bene… Tanto la situazione non cambia e l’irritazione non ripara certo l’attrezzo sofferente (o già defunto?)

Va bene essere pazienti, ma il suddetto elettrodomestico, in funzione presso la famiglia dal marzo 2008, è uscito solo un mese fa da un restyling di pulizia che è costato i suoi quasi 40 euro.

E il tutto successo appena appena scaduto il periodo di garanzia…

Tanto che mi era sorto un dubbio, che tra ieri e oggi si è radicato ancor più: non è che questi begli attrezzi, fedeli compagni di ogni casalinga, siano “programmati” perché durino poco più di quell’anno appunto “di garanzia”?

Così, tanto per movimentare il mercato e per dare lavoro anche ai laboratori convenzionati con le ditte produttrici.

Infatti, me l’aveva anche detto, sorridendo, il titolare del negozio-laboratorio-officina-ecc-ecc dove l’avevo portato poco prima di Pasqua…

-Siora, se i li fa che no i se rote mai, come fente noi a laorar?-

Era una battuta, certo, ma io quasi quasi penso che abbia ragione…

 

E stamattina me ne ritornerò, dal signor Luigi, con il mio reperto “inscatolato”.

Ancora un tentativo e poi…. ne comprerò uno nuovo!! Sperando che stavolta... la divinità degli elettrodomestici, me la mandi buona!

 

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categoria:disavventure, elettrodomestici
sabato, 13 giugno 2009

Lunedì 8 giugno.

Una nuova giornata di sole ci accoglie al risveglio, ottimo auspicio per l’escursione sul monte Saccarello, la cima più alta della Liguria, a due passi dal confine francese.

Ed il sole mattutino, unito al caldo subito ieri, mi induce ad un errore colossale, in cui potrebbe incorrere solo un principiante della montagna e parto senza giacca a vento, né pantaloni lunghi che lascio a riposare nell’armadio della stanza…

Errore grossolano di cui mi rendo conto non appena il pullman prende la strada verso l’interno. Già, perché man mano ci avviciniamo alla meta, a comode due ore di distanza, le condizioni meteo cambiano decisamente e dal sole della costa andiamo incontro ad una nuvolaglia sempre più fitta che non promette nulla di buono.

E se piovesse? Meglio non pensare a questa evenienza… Non avrei nulla con cui ripararmi…

Perciò guardo con apprensione silenziosa e crescente l’indicazione della temperatura esterna che il display sopra il cruscotto dell’autista segnala. 16 gradi a Pieve di Teco, 15 sul col di Nava, 14 a Monesi, dove il pullman ci “sbarca” e dove troviamo in nostra attesa alcuni soci del Cai sanremese, presidente Mirella in testa, che ci accompagneranno nel nostro cammino. E indossano tutti abiti pesanti…

-C’è un po’ di vento…- dicono –ma camminando ci si riscalda…-

Sarà…

Partiamo tutti assieme e risalite per un tratto le piste da sci, ci portiamo sul versante che conduce alla cima. Non è un percorso faticoso e lo compiamo a ranghi quasi compatti, seguendo gli amici del Cai ligure. Nessuno corre, neppure i “pié veloce”, tutti obbedendo agli ordini del capogita che si era espresso in modo categorico.

-Star tutti dietro l’Adriano! Che no se perda qualchedun… -

Peccato che il cielo sia grigio e l’arietta sia frizzante… il che ci induce a mantenere un buon passo e circa a mezzogiorno siamo al Rifugio Sanremo, graziosa costruzione di proprietà della sezione sanremese, aperto per l’occasione proprio per noi. E menomale! Perché mangiare il pranzo al sacco all’aperto, al freddo e tra la nebbia che ci circonda, non sarebbe stato l’optimum. Invece così siamo al coperto e possiamo perfino gustare un buon caffè che le solerti socie sanremesi preparano per noi.

Al momento di rimetterci in cammino, ecco che incontro sulla mia strada la Provvidenza, nelle vesti del buon Pierino che mi presta la sua giacca a vento grazie alla quale sono pronta ad affrontare anche bufere polari…

Qualche foto di gruppo, bene intabarrati e via. Ci attende un’altra salitella lungo la cresta per raggiungere dapprima la sommità con la statua del Redentore, quindi, pochi minuti più tardi, la cime vera e propria del Saccarello con la stele commemorativa di un gruppo di alpini morti travolti da una valanga. Di qui dovremmo godere di vasti panorami, sui versanti italiano e francese, fino al Monviso e alla Costa Azzurra, ma questo, ahimé, rimane un pio desiderio… Nebbia, nebbia e null’altro che nebbia…

La sosta è perciò brevissima, giusto il tempo per un canto corale ed un’ultima foto di gruppo, quindi la discesa verso Monesi, in “direttissima” lungo il tracciato delle piste da sci. Un “bel” percorso, ideale per chi avesse le ginocchia sofferenti…

Comunque scendiamo e man mano perdiamo quota si dirada pure la nebbia, cosicché, quando un paio d’ore più tardi siamo a Monesi e all’unico locale aperto, siamo perfino accolti da qualche timido sprazzo di sole.

Una breve cerimonia di saluto con i rappresentanti del Cai di Sanremo, con scambio del gagliardetto sezionale, quindi non ci resta che risalire in pullman per il lungo rientro verso l’hotel.

E nel giardino dell’albergo, dopo un’ottima, ultima cena, si elevano alti i canti degli alpinisti trentini in trasferta, tra un brindisi e l’altro, mentre la sottoscritta e le altre tre compagne di camminata ripercorrono ancora una volta le strade della Sanremo by night…

 

 

Martedì 9 giugno.

Si parte. Sistemati i bagagli nell’apposito vano del pullman, un ultimo sguardo alle splendide ortensie e alla coloratissima bouganville del giardino dell’hotel, prendiamo posto a bordo e Walter è pronto alla partenza.

Con noi c’è Marco, l’altra guida sanremese che ci ha accompagnati nei giorni precedenti, assieme a Sara, il quale ci condurrà stamattina a visitare alcuni piccoli centri, prima del pranzo conclusivo in un agritur della zona.

Ripercorriamo così le vie di Sanremo, ascoltando le ampie spiegazioni del nostro cicerone che ci fa osservare eleganti ville e armoniosi giardini e nel giro di una mezz’ora siamo a Taggia, la prima meta odierna.

Un giro per il centro storico, la visita ad alcune chiese sempre accompagnati da interessanti annotazioni ed è già ora di risalire sul pullman per recarci a Badalucco, dal curioso nome…

Anche qui visitiamo il centro storico, ammiriamo la chiesa principale, il museo della ceramica, attraversiamo un caratteristico e antico ponte di pietra, quindi ci rechiamo all’antico oleificio di Panizzi Gio Batta, detto “Cicin”, dove siamo accolti da un piccolo buffet di degustazione dei prodotti della casa. Pesto, patè d’olive, pomodori secchi sott’olio, olive taggiasche accompagnati da buon pane casereccio. Una vera bontà a cui facciamo onore…

E dopo la visita al frantoio c’è la possibilità di acquistare dei prodotti ed ecco i satini uscire dall’edificio recante ciascuno qualche squisitezza da portare a casa. Per non parlare del consorte che esce addirittura con scatolone ricolmo…

Poi, l’ultima fatica della giornata, il pranzo alla locanda “Le Macine del Confluente”, un posto magnifico, alla periferia di Badalucco, dove possiamo degustare un pranzo sopraffino che resterà a lungo nella memoria dei partecipanti al viaggio…

Sono le 15.30 quando, sazi e pienamente soddisfatti, ripartiamo alla volta di Trento. Un viaggio lungo, con l’imprevisto di una coda di circa 13 km in autostrada causata da un incidente fra tir e “l’accoglienza”, una volta giunti nella pianura padana di una serie di temporali che ci accompagneranno fin quasi alle porte di casa, dove giungiamo quando sono quasi le 23.

E tra festosi saluti ed un pizzico di malinconia, si ritorna alla vita quotidiana… In attesa di un’altra vacanza…

 

P.S. L’husband, sempre amante della macchina fotografica, ha “pubblicato” sul sito della Sat circa 190 fotografie del viaggio.

Se qualcuno volesse vederle, l’indirizzo è il seguente:

 http://picasaweb.google.it/sezionesatrento/Sanremo#

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categoria:amici, escursioni, vacanza
venerdì, 12 giugno 2009

Una meta senz’altro inusuale, Sanremo, per il gruppo dei montanari della Sat , che aveva suscitato anche qualche domandina un po’ irridente…

-A Sanremo? I ve aspeta al’Ariston?-

No, non ci attendevano all’Ariston, per il quale non avevamo preparato alcun pezzo canoro, ma ci attendevano due interessanti escursioni alla scoperta dei rilievi della zona o, in alternativa la visita a bei borghi arroccati sulle propaggini delle Alpi Marittime.

A ciascuno il suo programma, insomma.

E siamo in 48 ad affrontare questa trasferta, partendo alle 6.30 di sabato 6 giugno, sotto il cielo grigiastro del primo mattino trentino, ancora una volta in questa stagione guidati da Pierino che nei mesi scorsi aveva dedicato lunghe ore all’organizzazione della vacanzina.

Trasferimento tranquillo e verso le 14 siamo alla meta, accolti da un tiepido sole che rallegra gli animi di ciascuno.

Veloce sistemazione nel centrale hotel Eden, un tre stelle di antica assegnazione che avrebbe bisogno di cospicui investimenti per un necessario restyling e siamo pronti per la visita della città. Una lunga camminata per le vie del centro, ascoltando le interessanti spiegazioni di Sara, la guida che ci farà compagnia per tutto il periodo e ammirando gli edifici principali. Il lungomare, la chiesa russa, il casinò, i palazzi del centro, la cattedrale di S. Siro, i vicoli della Pigna con l’oratorio di S. Sebastiano, il santuario che domina la città e poi di nuovo in centro, uno sguardo all’Ariston che, piaccia o meno, rappresenta sempre un pezzo di storia sanremese, un paio di minuti per un caffè o per l’assaggio di una tipica focaccia e, percorrendo caratteristiche stradine, siamo al porto.

Ancora qualche spiegazione e poi dirigiamo i nostri passi adesso all’hotel, dove qualcuno, in attesa dell’ora della cena, approfitta del tempo per un bagno in piscina, incurante dell’arietta frizzante che nel frattempo si è levata.

Infine, dopo cena, a gruppi sparsi ce ne torniamo verso il centro e mentre qualcuno visita le sale del casinò, magari tentando la fortuna, io e tre amiche ripercorriamo le strade del pomeriggio, per una visione di Sanremo by night, prima di ritirarci per il riposo notturno.

Domani ci attenderà una bella performance…

 

Domenica 7 giugno.

Ore 8.00. Il gruppo dei quaranta trentini (otto si dedicheranno ai piaceri della turistica…) è pronto, scarponi ai piedi e zaini in spalla, al porto di Sanremo in attesa di espletare le “pratiche” di iscrizione alla “4000… sul mare”, la camminata non competitiva organizzata dal Cai sanremese alla quale partecipiamo pure noi. Da Sanremo a Baiardo, grazioso paese dell’entroterra, seguendo gli scalini, appunto 4000, che passano a fianco della condotta dell’acquedotto

Due sono i percorsi: quello lungo, circa 32 km di lunghezza e 4000 scalini da superare e quello “breve”, circa 20 km e “solo” 1800 scalini… Una bazzecola, insomma…

Naturalmente i “duri e puri” non hanno dubbi e decidono da subito per il tragitto più impegnativo, mentre la sottoscritta che a volte si sente sorella di Amleto, in quanto a decisionismo, dopo un lungo tira e molla interiore, alla fine opta per il cosiddetto “breve”.

E breve sia, allora. Partito il primo gruppo, abbiamo una bella ora di attesa del pullman che ci condurrà fino al ponte dell’Oxentina, lungo la strada provinciale Taggia-Badalucco, dove cominceranno le nostre fatiche.

Poi, finalmente, arriva anche il nostro turno di partire. Insieme ad un folto numero di escursionisti, compresi molti francesi, a bordo di due autobus colmi fino all’inverosimile, risaliamo le ardite strade dell’entroterra ligure ed ora eccoci in strada.

Sono le 9.30 circa e sotto il sole già caldo ci mettiamo in marcia. Una carrareccia, poi un sentiero nel bosco ceduo e in circa mezz’ora siamo al primo punto di ristoro. Un bicchiere d’acqua o di the freddo, un assaggio di frutta secca e siamo già sulla prima scala.

Più di cento scalini in discesa, sui quali prestare la dovuta attenzione e poi, superato un modesto ponticello, ecco la risalita. Una serie di alti gradini, molti dei quali sconnessi, con due rudimentali corrimano cui sostenersi. Comincio a salire. Senza alzare mai lo sguardo, un passo dopo l’altro. Li conto. Cento, duecento, trecento…  Ogni tanto una sosta è d’obbligo. Dietro di me, una ventina di scalini più in basso c’è Giovanna, dietro la quale due signore “locali” continuano a chiacchierare mentre risalgono.

-Ma dove troveranno il fiato?- mi domando.

Finalmente, quando il conteggio ha già superato il numero seicento, sento il grido di gioia di chi mi precede. Siamo in cima alla salita! Urrah!

Definirmi sudata è un eufemismo. Sembra che sia uscita dalla doccia… Una pausa all’ombra per bere e cambiare la maglietta e poi di nuovo in cammino.

-Il più è fatto- dicono le signore liguri, evidentemente conoscitrici del percorso.

Menomale!

Con Giovanna adesso proseguo nel folto bosco lungo un comodo sentiero pianeggiante, ombreggiato da lecci e castagni, che ci permette di procedere senza fatica, immerse in intense conversazioni, almeno fino alla scala successiva, quindi alle seguenti… Ma queste risalite non sono neppure paragonabili alla prima affrontata e il passo si mantiene costante e cadenzato.

E poi siamo al secondo ristoro: le scale sono finite, ma non la nostra fatica, dato che ci attende un’altra ora abbondante di cammino, dapprima in moderata salita, quindi l’ultimo tratto in discesa nel bosco.

Adesso sono con Luisa e Silvana e assieme proviamo un moto di vera gioia nel vedere, usciti dal fitto del bosco, il paese di Baiardo, appollaiato su uno sperone roccioso. La nostra meta! Eccola!

In verità abbiamo ancora una ventina di minuti di strada prima di dire conclusa la nostra camminata, ma oramai è fatta.

E alle 15, vale a dire dopo cinque ore e mezzo di cammino, pressoché senza soste, con il nostro diploma di partecipazione in una mano ed il grande ombrello-regalo nell’altra, raggiungiamo la piazza del paese dove solerti cucinieri stanno preparando chili e chili di pasta a ritmo continuo, da servire ai baldi camminatori man mano giungono all’arrivo.

Così, sedute accanto ai compagni che ci hanno precedute, nell’atmosfera gioiosa e ridente di fine impresa, attendiamo l’arrivo degli altri satini. Tutti soddisfatti e fieri, pur con un velo di apprensione per l’amico Enzo, condotto al pronto soccorso del nosocomio sanremese in seguito ad una caduta lungo il percorso. Nulla di rotto, per fortuna, solo una dolorosa contusione al torace.

 

E infine ce ne torniamo a Sanremo con l’autista Walter che guida con perizia e con ardite manovre lungo le strette strade dell’entroterra… Quindi la cena, i due passi verso il centro gustando un meritato gelato prima del riposo notturno. E mi addormento con le parole del nostro valente capogita che, seduto con altri compagni nel giardino dell’hotel, ripete con la sua voce possente…

“perché se cadevo da quella ripida prima scalinata, i butevo zo tuti come birili… ehehehe!”

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mercoledì, 10 giugno 2009

Quattro giorni di vacanza trascorsi velocemente e poi il ritorno a casa, alla consuetudine e ai doveri quotidiani.

Tre “lavatrici” già stese e in parte asciugate, pronte per la stiratura, una valigia (aperta) che fa bella mostra di sé nel corridoio dell’ingresso ancora da svuotare, scarponi da pulire…

E per fortuna non ci sono souvenir a cui trovare una sistemazione su qualche ripiano della già colma libreria, a meno che tali non si considerino gli acquisti di prodotti alimentari tipici, le olive taggiasche, un po’ d’olio, due vasetti di pesto e di pomodorini essiccati e sott’olio…

 

Questo è il rovescio della medaglia: all’eccitazione del partire, alla scoperta di posti nuovi, alla gioia dello stare assieme e del condividere momenti gioiosi, si contrappone i ritorno alla routine di sempre.

Un prezzo che vale la pena pagare…

Ed il resoconto di questa trasferta in terra di Liguria? Al più presto, al più presto…

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