venerdì, 31 luglio 2009

Tallinn

 

13-17 luglio

I giorni svedesi sono finiti e stamane, con largo anticipo sull’orario, raggiungiamo il grande aeroporto di Arlanda, una quarantina di km a nord di Stoccolma, dove attendiamo pazienti di salire sull’aereo che ci condurrà a Tallinn, capitale dell’Estonia.

Siamo in pochi nella zona riservata al nostro volo, sì e no una ventina di persone, che, all’ora stabilita vengono condotte con un autobus in una zona marginale dell’aeroporto, dove c’è in attesa il “velivolo”, un piccolo bi-elica che avrà forse quaranta posti ed ha le dimensioni di un pulmino di quelli “mignon”, per intenderci…

Non voleremo mica con questo trabiccolo, mi domando silenziosamente.

E invece sì, voliamo, circa 70 minuti di percorrenza, con questo minuscolo aereo, comodamente seduti in poltrone assai più ampie e confortevoli di quelle di un velivolo targato Ryan-Air e ricevendo pure un panino come pranzo...

Poco prima delle 16 (l’Estonia è un’ora avanti rispetto ad Italia e Svezia), siamo a Tallinn.

Veloce recupero dei bagagli a siamo in attesa dell’autobus che ci porterà in centro, dove è situato l’hotel prenotato, L’Ermitage. In autobus, perché noi siamo di quelli che “i taxi mai”… e questo comporta, una volta scesi al terminal dei bus, nella grande e moderna piazza Viru, una lunga camminata per raggiungere l’albergo, trainando il consorte la gloriosa Samsonite verde su non sempre omogenei marciapiedi estoni e temendo ad ogni sobbalzo inopportuni cedimenti strutturali.

E infine, chiedi di qua, domanda di là, eccoci sul Toompuiestee, il viale dove, al numero 19, “sorge” l’hotel e possiamo prendere possesso della stanza 512, luminosa, funzionale e ben arredata, con grande letto “normale”, sormontato da bella testata in ferro battuto.

Un rapido “restyling” e siamo pronti per scoprire la città vecchia che si trova davvero a due passi. Basta attraversare il viale e risalire gli splendidi giardini ai piedi dei bastioni per trovarci a camminare nelle vie del centro.

Che bella sorpresa! Un nucleo storico raccolto, ricco di edifici pregevoli, di scorci suggestivi, di continue scoperte, che mantiene inalterato il fascino di un glorioso tempo passato. Molto affollata la piazza del Municipio, con la sfilata dei bar e dei ristoranti che si aprono davanti a storici palazzi, senza tuttavia togliere fascino al luogo, ma basta allontanarsi di qualche decina di metri dal flusso dei turisti per ritrovarsi di colpo in una magica atmosfera settecentesca e quasi ti aspetteresti di incontrare gli “antichi” abitanti uscire da quegli eleganti edifici.

Nei nostri tre giorni di permanenza, “scopriamo” ogni angolo del centro storico, i piccoli e interessanti musei, le chiese, i bastioni, il palazzo del Municipio con l’annessa torre, l’alto campanile della chiesa di St. Olav che ci ripaga della fatica dei 265 scalini (non sempre agevoli…) con delle vedute straordinarie.

Andiamo alla ricerca di locali caratteristici in cui cenare, “proviamo” le specialità dolciarie di due rinomate pasticcerie segnalate dalla guida, acquistiamo mirtilli e fragoline di bosco da venditrici-contadine, saliamo su caratteristici tram che ben figurerebbero nel Museo dei Trasporti di Stoccolma, probabili resti del passato periodo sovietico con i quali raggiungiamo alcune località degne di nota dell’immediata periferia.

Così visitiamo il modernissimo Museo d’Arte Estone, il cosiddetto Kumu ed il vicino settecentesco Palazzo di Kadriorg, inseriti un uno splendido parco con aiuole fiorite, fontane e giochi d’acqua, il grande Museo Etnografico all’aperto, nella grande tenuta di Rocca al Mare (sì, proprio con nome italiano), con oltre settanta costruzioni in legno, riproducenti  gli antichi villaggi contadini estoni ed infine il piccolo ma interessante Giardino Botanico, con alcune serre in vetro e cemento, inserito in un meraviglioso parco alberato, che nulla ha da invidiare a più celebrati e conosciuti “confratelli” inglesi. Magnifico il giardino delle rose, con centinaia di esemplari.

Non manca neppure una veloce puntata su una spiaggia a due passi da un quartiere “popolare” con quei tristi palazzoni d’epoca brezneviana, che avrebbero bisogno di efficaci restauri, ma non molto più degradati da quelli di tante italiche periferie cittadine, presumo. La spiaggia è piuttosto modesta e l’acqua del Baltico non invita a grandi balneazioni, ma è comunque affollata nel tardo pomeriggio estivo da bagnanti di ogni età.

Insomma, Tallinn è una splendida città che ci è molto piaciuta e ci ha regalato, oltre a giornate di tempo stabile, grandi emozioni e immagini che senz’altro porteremo a lungo nel cuore.

E la bellezza del suo centro storico fa passare in secondo piano quel super affollamento turistico di centinaia e centinaia di persone di varia nazionalità che sciamano a frotte, singolarmente, a piccoli gruppi, in una specie di Babele linguistica, come pure quei “travestimenti” in abiti tardo-medievali cui sono costretti decine e decine di addetti turistici dai camerieri dei ristoranti ai commessi nei negozi di souvenirs ai venditori di noccioline e di cartoline agli angoli delle strade…

 

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martedì, 28 luglio 2009

Giovedì 9 luglio

Piove. Così stamattina ce la prendiamo con comodo e lo stesso ragionamento probabilmente viene fatto dalla gran parte degli ospiti dell’hotel perché, quando scendiamo a colazione, c’è un affollamento notevole attorno ai banchi del buffet ed il giovane ed aitante addetto ai “rifornimenti” ha il suo bel daffare a correre avanti e indietro con quello che via via manca…

Quindi, vestiti contro le intemperie, usciamo con meta il Museo Nazionale (in verità non particolarmente esaltante), seguita da una puntata nel vivace quartiere di Ostermalm, il cui centro è la piazza di Stureplan, brulicante di persone e caratterizzata da uno strano padiglione soprannominato “Svampen” (fungo), mai come quest’oggi utile come riparo contro la pioggia battente.

E la giornata trascorre così, tra uno scroscio e l’altro, vari spostamenti in metro (qui chiamata Tunnelbana), la risoluzione di alcuni inconvenienti legati ai nostri bancomat che ci costringono ad un paio di lunghe telefonate con l’Italia, un rapido pranzo presso il caffè dei grandi magazzini Åhlens (cibo un po’ stravagante per i nostri gusti..) ed una lunga passeggiata serale, in un momento di remissione della precipitazione, che ci conduce fino all’isola di Djurgården, nei pressi del grande museo Vasa, probabilmente il più visitato di tutta la Svezia.

Infine, tornati nella nostra stanza, “studiamo” con attenzione le previsioni del tempo trasmesse dalla tv svedese. Non capiamo una sola parola, ma i simbolini farebbero pensare ad un miglioramento….

Speriamolo!

 

Venerdì 10 luglio

Cielo bigio anche stamattina, ma gli squarci di azzurro che qua e là si aprono, fanno bene sperare e noi usciamo dall’hotel con un fitto programma di visite. Cominciamo con il mercato coperto di Östermals Saluhall, una vera boutique del cibo in cui si susseguono stand ricchi di golosità di tutto il mondo, alternati a spazi attrezzati per la degustazione.

Peccato (o per fortuna…) che, essendo sazi della colazione, non siamo tratti in tentazione, altrimenti sarebbe stato difficile scegliere tra tanto ben di Dio.

Di qui ci spostiamo a piedi a Djurgården, dove è d’obbligo la visita al Vasamuseet per ammirare il grande e sfortunato vascello che doveva essere il fiore all’occhiello della flotta del re Gustavo II Adolfo, ma che affondò miseramente lo stesso giorno del suo varo.

Venti minuti di navigazione… quindi la fine. Era il 1628, mese d’agosto ed il relitto fu riportato in superficie dalla sua tomba d’acqua nel 1961, con un’ardita operazione, atto finale di tre anni di intenso lavoro.

La visita è molto interessante e dura un paio d’ore, compreso un “tour” in lingua inglese, durante il quale scopro, con qualche soddisfazione, di capire almeno le informazioni essenziali…

E poi, mentre il tempo “tiene”, lunga visita del grande museo etnografico di Skansen, dove sono fedelmente riprodotti edifici tradizionali provenienti da tutta la Svezia, con arredamenti originali e “addetti” che indossano abiti del passato i quali illustrano ai visitatori i vari aspetti della vita quotidiana del passato. Un’altra occasione per rispolverare il nostro inglese….

Un paio d’ore di visita e per oggi, con i musei abbiamo finito.

Perciò, via con nuove lunghe camminate che si continuano anche dopo la frugale cena nella camera dell’hotel, dove degustiamo qualche tipico prodotto della gastronomia nordica (leggi salmone…)..

E anche oggi possiamo dire di aver bene impiegato il nostro tempo…

 

Sabato 11 luglio

C’è il sole! E fa perfino caldo!

Giornata ideale, quindi, per la visita al Millesgården, la casa-studio dello scultore Carl Milles, uno dei più eminenti artisti del secolo scorso. Situata su una collina sull’isola di Lidingö, con splendide vedute sulla baia sottostante, la tenuta vanta un meraviglioso giardino con, fontane, terrazze e sculture fra cui mirabili figure alate poste su alte colonne, leggiadre e leggere, protese verso il cielo.

Una visita che, come sottolinea la guida Lonely Placet, “vale il viaggio”.

Ritornati in centro, a Stoccolma, il pomeriggio prosegue tranquillo con una lunga passeggiata sulla verdeggiante isola di Skeppsholmen di cui compiamo l’intero periplo, ammirando le grandi e colorate sculture poste nei prati antistanti il Museo di Arte Moderna (che non visitiamo), “incontrando” una lunga fila di simil-anatre, scoprendo una curiosa dependance dell’ostello per la gioventù ospitata da un veliero attraccato ad un molo, prima di tornare a Gamla Stan, dove terminiamo le visite culturali del giorno.

Ma non finiscono i nostri passi che ci riportano nella città vecchia anche dopo la solita cena leggera, per gustare la tanto decantata (dalla Lonely…) cioccolata del Chockladkoppen, uno dei locali che si affacciano su Stortorget, dove siedo avvolta in una soffice copertina verde pallido.

-La par fata con el Nesquik…- conclude l’husband. Ed io sono d’accordo.

 

Domenica 12 luglio

Ultima giornata svedese, che ci vede impegnati nella “scoperta” dell’isola di Södermalm, che raggiungiamo seguendo i trafficati viali che la collegano alla città vecchia, non senza aver ripercorso vie già conosciute per quegli ultimi scatti che il fotografo temeva di aver perso.

E anche quest’oggi non conosciamo soste: dopo essere saliti con il Katarinahissen, l’ardito ascensore che collega la parte bassa dell’isola con i quartieri posti più in alto e che offre spettacolari vedute sulla città, percorriamo gli ampi viali prospicienti gli specchi d’acqua, giungendo a Fjallgatan, la vecchia strada operaia che in un attimo ci riporta in un’atmosfera da fine ottocento…

Ci attende poi la visita di due musei, il poco conosciuto (turisticamente parlando) Spårvägsmuseet ed il più noto Stockholms Stadsmuseum, vale a dire il museo della città.

Il primo, invece, ospita da un lato un’ampia esposizione di mezzi di trasporto del passato e del presente e, in sale interne, una ricca esposizione di giocattoli d’epoca con particolare riferimento a quelli degli anni ’50 che mi fanno ricordare tutta una serie di episodi della mia infanzia.

Naturalmente le sale sono frequentate soprattutto da giovani famigliole con biondissimi pargoli che giocano e si divertono in tutti i numerosi e interessanti spazi interattivi, bene organizzati come spesso succede nei musei all’estero.

Poi, dopo queste visite culturali e la doverosa sosta in una bella pasticceria per un’ottima fetta di torta con un buon caffè alla maniera nordica, a bordo di un traghetto ci portiamo a Djurgården, dove concludiamo la giornata con una passeggiata nel verde lungo tranquilli e riposanti sentieri a due passi dalla “civiltà” e nello stesso tempo così lontani da tutta la frenesia della vita di oggi.

Ed infine, eccoci all’hotel per l’ultima notte in terra di Svezia, contenti dei giorni trascorsi e con una leggera punta di rammarico per tutto quello che ci sarebbe ancora da vedere….

E domani nuove esperienze ci attendono….

 

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lunedì, 27 luglio 2009

Ed eccoci ritornati a casa, alla consueta quotidianità che ci ha attesi paziente, a tutti gli impegni, piccoli e grandi che ci accompagnano giorno dopo giorno…

15 giorni di vacanza intensa, densa di emozioni e con un tale distacco dalla routine, da avere l’impressione di essere stata assente un tempo ben più lungo di due settimane e che nel contempo ci hanno “rigenerati”…

E naturalmente sono stati smentiti tutti i buoni propositi pre-partenza, niente acquisti librari, niente souvenirs ecc.ecc., perché, pur contenendo le nostre spese al minimo indispensabile, un tre libricini sono venuti ad arricchire la nostra dotazione domestica come pure alcuni piccoli manufatti artigianali acquistati direttamente dalle mani di abili “produttrici” che operavano all’interno di due grandi musei etnografici all’aperto.

Comunque, ecco un riassunto di massima, della vacanza, diviso in alcune puntate, con qualcuna delle foto scattate dal mio personale fotoreporter..

 

 

STOCCOLMA

 

Partiamo da Bergamo con un volo Ryan-Air, destinazione Stoccolma, più precisamente lo sperduto aeroporto di Svatska, circa 150 km a sud della capitale, dove atterriamo alle 16.30 di un assolato pomeriggio svedese.

Peccato però che le condizioni mutino drasticamente man mano ci avviciniamo alla città e, quando siamo al terminal degli autobus, in pieno centro, sta piovigginando.

Vuoi vedere, penso, che mi sono portata dall’Italia la famosa nuvola fantozziana capace di seguirti pure in vacanza? Per fortuna è solo una precipitazione passeggera che ci accompagna giusto il tempo di cercare con qualche difficoltà la stazione della metropolitana, con la quale raggiungere l’hotel, situato nel quartiere di Vasastanden a circa un quarto d’ora di distanza da Gamla Stan, la città vecchia, considerata il “vero” centro storico di Stoccolma.

Per fortuna l’inglese qui è conosciuto e parlato da tutti (o quasi), così, dopo aver chiesto informazioni a destra e a manca, siamo finalmente sul convoglio che ci conduce alla giusta fermata. Poi, dopo cento metri di strada e una lunga scalinata da superare, siamo all’hotel Lilla Radmannen, dove ci attende la stanza da tempo prenotata via Internet e, come spesso accade, la realtà è diversa dall’immagine pubblicizzata..… Abbiamo infatti la nostra sorpresa: camera di dimensioni non eccelse, con letto simil-matrimoniale, per di più appoggiato alla parete lungo il lato destro. Di fronte, invece, un’asse da stiro con relativo ferro… Non ne avevo mai trovata una in tante sistemazioni viste nel corso degli anni.

Superato il primo momento di delusione, sul quale peraltro non mi soffermo più di tanto, perché, conoscendomi, so benissimo di non dover mai dare giudizi in condizioni di stanchezza (e a quest’ora del tardo pomeriggio dopo l’italica alzataccia mattutina non sono propriamente al massimo della freschezza), ci prepariamo per uscire a cena e ad una prima scoperta della città.

Per dovere di cronaca, devo dire che nei giorni successivi la sistemazione non è stata affatto negativa: accurata la pulizia, discreta la prima colazione ed un’ottima posizione facilmente raggiungibile anche a piedi.

 

E così, nei cinque giorni di permanenza, andiamo alla scoperta di Stoccolma: una città regale, che riserva un’infinità di sorprese al visitatore attento.

Cominciando da Gamla Stan, la città vecchia, con le sue tortuose stradine molte delle quali affollate di negozi e di gente, la bella piazza di Stortorget, un vero salotto cittadino, sulla quale è d’obbligo una sosta in uno dei locali che nella bella stagione dispongono tavoli e sedie all’aperto, magari ascoltando qualche giovane artista che si esibisce con maestria o la banda di uno sconosciuto paese dell’entroterra che rallegra con le sue note festose…

E poi passi accanto al maestoso Palazzo Reale, nel momento in cui avviene il cambio della guardia ed osservi la camminata marziale di giovanissimi soldati, fra cui puoi scorgere anche qualche ragazza, che vanno a prendere posto nelle garitte di ordinanza, quindi raggiungi il giardino sul retro della Chiesa Finlandese, alla ricerca di Jämpojken, la statua più minuscola di tutta Stoccolma, alta sì e no quindici cm…

Per poi trovarti, pochi metri più avanti, su uno dei grandi specchi d’acqua sulla quale si affaccia la città ed allora la meraviglia di ammirare isole collegate da comodi ponti e la sfilata degli eleganti palazzi dello Strandvägen ti impone lunghi sguardi ammirati, mentre, qualche passo più in là “qualcuno” sta scattando foto su foto.

Perché poi non salire sulla torre del Municipio, superando con passo deciso i 350 scalini (volendo si può utilizzare l’ascensore che ne fa risparmiare circa metà, ma noi che montanari saremmo, in quel caso?) per ammirare dall’alto la città? Figurarsi se ci lasciamo sfuggire l’occasione, soprattutto in un bel pomeriggio assolato. E che importa se un bel venticello ci scompiglia i pur corti capelli?

Così vedi lo sviluppo urbanistico di Stoccolma, disposta su più ben quattordici isole e puoi ammirare la ricchezza di verde di cui possono godere i suoi abitanti.

Giardini curati nel centro e ampi parchi appena a due passi dai quartieri storici, in cui ti senti lontano dal traffico e dai rumori della vita quotidiana.

 

(Fine prima parte)

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domenica, 05 luglio 2009

E una nuova settimana si è conclusa, sette giorni un po’ convulsi e pieni di impegni, anche in vista della partenza di dopodomani per le nostre due settimane vacanziere come sempre itineranti, quest’anno in giro per alcune capitali europee.

Stoccolma, Tallinn e Riga, le nostre mete. Quattro spostamenti aerei, voli low cost naturalmente, cercando di contenere il più possibile i bagagli, soprattutto dopo una minacciosa e-mail della Ryan Air che annuncia severi provvedimenti per coloro che non si attengano alla rigida normativa sui bagagli a mano.

Per cui, addio a borse, borsine, borsette varie, come quelle che l’anno scorso ci hanno accompagnate nel viaggio di ritorno dalla Cornovaglia, nelle quali avevamo stipato tutto il peso eccedente i 15 kg del trolley “ufficiale”.

Quindi addio a souvenir ingombranti, a libri “turistici” regolarmente dimenticati su qualche ripiano della libreria dove l’iniziale sistemazione provvisoria è diventata stabile e definitiva, ad acquisti che non siano veramente “lievi e leggeri”….

E so già che domani sarà una vigilia pressante e stressante, con l’husband impegnato fino all’ultimo minuto con il lavoro ed i bagagli preparati in zona Cesarini, vale a dire proprio all’ultimissimo istante, con il dilemma di cosa portare, cosa lasciare a casa, ecc.ecc.

-Prepara tutto quello che ti serve- dirà il consorte –che poi ci si impiega un attimo a fare la valigia…-

Sarà anche vero, ma ormai è nostra abitudine quella di cominciare le vacanze… con il cuore in gola.

La cosa certa è che alle 13,30 partirà l’aereo da Bergamo….

 

Oggi, invece, consueta escursione domenicale, questa volta sul Lagorai, il grande gruppo montuoso che si trova nella parte orientale della regione, in gran parte ancora selvaggio e incontaminato. Qui, nel bivacco Ana del Mangheneto, era in programma l’annuale ritrovo del CamminaSat, manifestazione a cui sempre partecipano decine di sezioni Sat.

Partiamo in una mattinata limpida e serena, dopo il nubifragio di sabato sera, percorrendo il lungo sentiero che collega il parcheggio a monte del paesino di Palù del Ferina al luogo del ritrovo.

Quattro ore di cammino risalendo verdi pascoli, costeggiando prati punteggiati di rododendri in fiore, superando passi e forcelle, inerpicandoci su sentieri sassosi e scendendo pendii terrosi e qualche volta infidi.

Poi, finalmente, la meta, dove sono già presenti decine e decine di camminatori, giunti da più direzioni. Molti assistono alla Messa celebrata su un improvvisato altare, altri attendono la distribuzione del pasto, chiacchierando seduti sulle panche o sull’erba dei prati circostanti.

Ma, proprio quando tutti stanno saziando gli stomaci affamati, ecco la sorpresa: dal cielo rannuvolato comincia a scendere qualche goccia di pioggia che via via pare aumentare di intensità.

Per fortuna è solo un falso allarme, ma il timore di altre precipitazioni induce i nostri ad anticipare il rientro, ripercorrendo il sentiero di andata.

Altre quattro ore di strada, ma poiché non ho la benché minima intenzione di ripetere l’esperienza, con Loretta e altri due “pellegrini” del nostro gruppo, mi accodo ai camminatori della Sat di Pergine che saranno “raccolti” dal loro pulmino al passo del Manghen, distante un’ora e mezza circa.

Così avviene e con una serie di su e giù per i sentieri del Lagorai ci dirigiamo verso il Manghen, mentre il cielo si fa sempre più minaccioso e proprio quando crediamo di essere salvi, ci becchiamo un tale acquazzone che ci bagna da capo a piedi, nonostante indumenti “tecnici” e giacche in goretex… Per fortuna non manca molto alla meta, dove arriviamo fradici e infreddoliti ed il colmo è che, di lì a qualche minuto, ritorna perfino a splendere il sole…

Così ce ne torniamo a casa adeguatamente umidificati, in attesa del serotino temporale, ormai quasi d’ordinanza….

Speriamo tuttavia che questa instabilità meteorologica non ci segua a mo’ di fantozziana nube fin nel profondo Nord!

 

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