lunedì, 31 agosto 2009

♫Eravamo quattro amici al bar.. ♫, cantava una bella canzone di Gino Paoli qualche anno fa.

Ed invece questo pomeriggio, sul tardi, sono solo due le insegnanti sedute ad un tavolino all’aperto di un bar della centrale via Mazzini. Davanti a sé il bicchiere semivuoto di una bevanda dissetante e sulle labbra un sorriso un po’ malinconico.

Prendo posto accanto a loro.

-E domani?-

-Domani? Un inizio alla grande… Collegio docenti al mattino e al pomeriggio… E nei giorni seguenti, guarda…-

Tre fogli sono estratti dalla borsetta, con l’elenco degli impegni dall’1 all’inizio della scuola. No, non temeranno la noia, le colleghe, nei giorni a venire.

Non passano che pochi minuti e..

-Ma guarda! Tre insegnanti al bar! Voi due pronte per domani, eh.. E quella lì (che poi sarei io…n.d.a), quella lì, vardéla, beata éla…-

E’ la collega Amalia, che torna verso casa spingendo la bicicletta e con un cono al cioccolato in mano. Non si siede, ma rimane in piedi, ingombrando un po’ il marciapiede dietro di noi e portando il suo contributo alla conversazione, che gira sempre attorno al tema dominante: la scuola, domani, gli impegni, quanti anni mancano alla pensione….

Poi, nemmeno si fossero date appuntamento, ecco arrivare Gisella, con l’aria un po’ afflitta al pensiero dell’indomani e Carla, neo trasferita nella gloriosa scuola, elegante e sorridente come suo solito. Per lei, il primo settembre sarà pieno di novità: nuovo istituto, nuovi colleghi, nuovi alunni.

Ma in questo momento i suoi pensieri sono rivolti altrove, ad una veloce “sessione” di shopping con la figlia tredicenne.

-Dai, mamma, che chiudono i negozi…-

 

E le insegnanti si salutano: sono quasi le sette ed è ora di tornare a casa. Fra un po’ sarà ora di cena e loro sono anche mogli e madri…

Ci sarà poi pensare alla “mise” da indossare domani, perché sarà un giorno importante, il primo collegio docenti, l’incontro con i colleghi, il rituale dei saluti e dei baci (quanti baci di Giuda!) e bisognerà ben fare bella figura!

 

Perciò, buon primo settembre a tutti gli insegnanti, con l’augurio che l’anno che sta per cominciare sia per ognuno ricco di soddisfazioni….

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categoria:scuola, insegnanti, vigilia
sabato, 29 agosto 2009

Che giornate scoppiettanti, politicamente parlando!

E tutto per opera della maggioranza che se la canta e se la suona, fa e disfa per conto proprio…

Così, ecco le accuse della Lega alla Chiesa, l’attacco di Feltri, la cena della Perdonanza annullata e, last but not least, la causa intentata contro Repubblica per le 10 domande, quotidianamente rivolte al N1 dal mese di maggio.

Sì, avete letto bene. Non da ieri, o dalla settimana scorsa, ma da maggio. Tre mesi e mezzo fa. Domande diffamatorie, dicono gli avvocati del premier.

Ma se ne saranno accorti solo ora?

 

Mai successo, pare, in alcuna democrazia che “il governo” abbia citato in giudizio la stampa a lui contraria.

Si comincia con Repubblica, quindi un paio di giornali stranieri e poi?

Poi via anche dalla Rai tutte quelle persone che danno fastidio, il Fazio, la Litti, la Milena e la Serena. Voci fuori dal coro, insomma.

E noi, che cosa possiamo fare? Salvare il soldato Fazio?

 

Ci proveremo. E per intanto, chi vuole, può firmare l’appello di Franco Cordero, Stefano Rodotà e Gustavo Zagrebelski, sulla difesa della libertà di stampa:

http://temi.repubblica.it/repubblica-appello/?action=vediappello&idappello=391107

 

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categoria:appello, oggi, denunce
mercoledì, 26 agosto 2009

E così pare che la famosa schedina vincitrice dei 148 milioni di euro del Superenalotto sia stata depositata, al sicuro, in una banca di Milano.

Forse ora il vincitore potrà dormire sonni un po’ più tranquilli, sempre ammesso che riesca a mantenere l’anonimato e a sfuggire a quella valanga di richieste di denaro che già gli sono pervenute da ogni dove.

Certo, una somma così alta può davvero stravolgerti la vita e non sempre in modo positivo…

Da parte mia, mi accontenterei della trentesima parte di quel denaro, o anche della quarantesima, per non essere venale. Quel tanto che basta, cioè, per comperare quell’appartamento all’ottavo e ultimo piano di un palazzo poco distante da dove viviamo, con grande terrazzo che si affaccia sul torrente Fersina, sul quale ho già da tempo messo gli occhi.

L’unico inconveniente è rappresentato dall’attuale proprietario, un facoltoso dentista, del tutto ignaro delle mie mire sulla sua casa.

E buon per lui che non siamo dei “giocatori”, perché altrimenti dovrebbe cominciare a preoccuparsi!

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categoria:sogni, concorsi, vincite
sabato, 22 agosto 2009

-Saresti interessata ad un breve corso sul dialetto trentino, da svolgere nella tua classe?- mi aveva interpellata un conosciuto poeta dialettale, nel febbraio del 2003, quando delle attuali proposte leghiste non c’era sentore alcuno…

-Va bene- avevo accettato. Ci sarebbe stato sempre qualcosa da imparare, avevo pensato.

E così, per una decina di settimane, l’esperto venne (tra l’altro “a gratis”) per spiegare, confrontare, erudire i 25 tredicenni affidati alle mie “cure”, che alla fine del “corso” vennero invitati a partecipare ad un concorso di poesia, in lingua italiana o dialetto che fosse, per la sezione riservata ai giovani, indetto come ogni anno in un centro turistico sito a poca distanza dal capoluogo.

Un concorso in piena regola e con tutti i sacri crismi: componimenti rigorosamente anonimi, in triplice copia dattiloscritta, formato A4, busta sigillata contenente i dati anagrafici dei partecipanti, recapito, firma, ecc.ecc.

Due furono gli studenti che mi presentarono le loro “opere”: Emanuele, con “Anca i popi de Bagdad” e Giulia, con due brevi poesie su amicizia e amore, se ben ricordo. E nessun altro.

Invece, un paio di giorni prima della fine delle lezioni, mi trovai sulla cattedra il quaderno di antologia di Sergio. Ed io lo presi, lo misi nella mia borsa e una volta a casa, lo sfogliai.

Ecco gli appunti delle lezioni di “dialetto” ed ecco, sull’ultima pagina scritta, una breve poesia.

“Entel bosch” si intitolava. Breve, piacevole… anzi, più che piacevole. Bella. Una bella poesia..

Strano, pensai, da Sergio non me la sarei mai aspettato…

Comunque la trascrissi al computer, come le altre pervenutemi, un paio di ritocchi qui e là, sposta un verso, mettilo dopo, quest’altro scrivilo prima, e, seguite alla lettera le prescrizioni del bando del concorso, consegnai il malloppo alla segretaria della scuola che provvide a spedirlo all’indirizzo dovuto.

Passò l’estate e ai primi di settembre ricevetti una telefonata del poeta

-Guarda che un tuo alunno ha vinto il primo premio nella sezione ragazzi…-

-Bello! E quale dei tre?-

-Eh, Sergio, con quella poesia “Entel bosch”…-

-Che notizia magnifica! Sono davvero contenta per Sergio! Sarà un vero toccasana per la sua autostima…-

Infatti, una boccata di autostima non avrebbe potuto che far bene allo studente in questione, uno di quei ragazzi che la scuola non sempre sa capire né aiutare, pur con tutta la buona volontà degli insegnanti. E per Sergio, che aveva sempre un atteggiamento rinunciatario, di sconfitto in partenza, quella vittoria poteva essere davvero importante.

Così, un mese più tardi, in una tiepida sera ottobrina, ci recammo in “trasferta” nel piccolo centro a due passi dal lago di Caldonazzo, dove si sarebbe svolta la premiazione, i tre poeti in erba, accompagnati dai genitori e la prof con il consorte…

E fu un emozionatissimo Sergio a leggere, pallido e tremante, “Entel bosch”, dall’alto del palcoscenico, con voce flebile e spesso rotta, tanto che il pubblico non capì che qualche brandello di parola, ricevendo poi la pergamena del vincitore e, ben più apprezzato, un lettore CD.

-El tò aluno- mi disse l’husband, mentre tornavamo a casa in auto –el pareva che no ‘l avesa mai vista prima quela poesia… No se capiva ‘na parola de quel che ‘l diseva….-

-L’era l’emozion, Paolo! El tremeva tut…-

 

Fu un anno e mezzo più tardi, quando già Sergio faticava sui banchi della prima superiore, che ricevetti una mail dal poeta.

Era una mail piena di indignazione, perché egli aveva scoperto che “Entel bosch” aveva un altro autore, ben più famoso del giovane studente. Era una poesia di Marco Pola, probabilmente il più famoso poeta dialettale trentino di ogni tempo, ma che nessuno, in quella titolata giuria del concorso, aveva riconosciuto.

-E l’aveva anche modificata!- mi scrisse.

Non ricordo se gli risposi con parole di circostanza. Quello che non gli confessai era che… a modificare la poesia di Marco Pola ero stata io in persona, perché così mi sembrava più bella.

 

E Sergio? L’aveva copiata di proposito per ascriversi glorie immeritate? Non credo. Penso che tutto sia stato frutto di una serie di circostanze che si sono concatenate. Le lezioni sul dialetto, la nonna  o la mamma che gli “trovano” questa poesia, lui che la copia sul quaderno, il concorso, io che leggo il testo sul quaderno e decido di spedirlo, io che lo modifico perché così mi sembra migliore, il tutto che viene spedito senza che Sergio ne sia al corrente, dato che erano già cominciate le vacanze estive… e… E alla fine, NESSUNO che riconosce una poesia di Marco Pola. Chissà come si sarà rivoltato nella tomba il nostro poeta!  

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categoria:poesia, ricordi, scuola, equivoci, dieletto
mercoledì, 19 agosto 2009

Era da un po’ che l’husband sognava una nuova macchina fotografica, una di quelle “serie”, quasi professionale, che gli permettesse tutti gli scatti e le inquadrature che aveva in mente.

E bastava osservare i suoi sguardi cupidi e ascoltare i suoi profondi sospiri quando passava di fronte a qualche vetrina di articoli fotografici o quando incontrava turisti bene attrezzati, per capire quanto profondo fosse il suo desiderio.

Poi, la fedele compagna di questi ultimi anni cominciò a manifestare segnali di cedimento, fino al tracollo definitivo, qualche settimana fa. Irrecuperabile e inservibile.

Perciò…un nuovo acquisto era necessario e urgente.

 

E stasera l’husband è tornato a casa dal lavoro stranamente in anticipo.

-Come mai?- ho chiesto.

Poi, ancor prima di ricevere una risposta, ho visto la borsa di plastica gialla che teneva fra le mani.

-Ti sei comprato un paio di scarpe?-

-No…-

E allora ho capito. Tra l’altro bastava vedere la sua espressione soddisfatta, come quella di un gatto che aveva appena mangiato il canarino.

-La macchina fotografica?-

-Sì! L’ho comprata. La macchina fotografica che volevo. Questa sarà la macchina “della vita”....-

Sì, era proprio quella sognata da tanto, quella quasi professionale, da fare invidia perfino allo zio Marco, che di macchine fotografiche è un grande esperto.

-Beh, allora domani puoi prestarmela, così potrò fare qualche foto, visto che vado a fare due passi con la Rita…- gli ho detto.

-Se te vòi…- ha risposto con voce improvvisamente roca.

Naturalmente io stavo scherzando, ma non mi è sfuggito l’improvviso pallore del suo volto.

La macchina nuova! Metterla nelle mani di una sbadata come la moglie! Era troppo anche come scherzo!

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categoria:desideri, marito, acquisto
martedì, 18 agosto 2009

La voce stentorea del collega Osvaldo rompe la quiete del pomeriggio.

-E’ uno scandalo, un vero scandalo!-

Luigi, Mario ed io lo ascoltiamo in silenzio, mentre camminiamo lungo la strada forestale diretti alla macchina parcheggiata poco distante. Siamo di ritorno da una piacevole escursione nel gruppo del Lagorai, una specie di rimpatriata fra colleghi in pensione. Siamo un po’ stanchi e non abbiamo granché voglia di controbattere le osvaldiane granitiche affermazioni.

Tanto, lo conosciamo, una brava persona, ma sempre pronta a partire, lancia in resta contro personali mulini a vento.

Ma qual è il tema odierno?

Subito detto, le costruende carceri cittadine…

-E’ uno scandalo! Altro che ‘na preson! Un hotel a cinque stelle! I è dré a far su ‘n hotel… E che hotel! Robe da mati…-

-Ma, sono già pronte? E tu le hai visitate?- cerco di interloquire.

-Non sono ancora finite! Ma basta vardar i materiali che stanno usando all’esterno.. Vai, vai a veder! E se l’esterno è così, ti lascio immaginare come sarà l’interno!-

Luigi e Mario continuano a tacere, lasciando a me l’onere di controbattere…

-Beh, giacché le costruiscono, non vedo niente di scandaloso nel fatto che usino materiali di qualità e di lunga durata…-

-Spartane, devono farle! Spartane! Altro che hotel a cinque stelle!-

A questo punto sto zitta pure io e lo lascio al suo monologo…

 

Ah, poveri carcerati, penso. Siete fortunati a non avere Osvaldo come ministro della giustizia. Correreste il rischio di trovarvi… con la classica palla al piede!

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categoria:chiacchiere, convinzioni
lunedì, 17 agosto 2009

Ricordo ancora, come fosse successo ieri, l’incidente alla centrale nucleare di Chernobyl.

Era il 1986 e una sera di fine aprile, al tg della notte, venne data la breve notizia di un incidente occorso in una centrale sovietica.

Due secondi, prima di andare a dormire, uno ascolta e subito dimentica. Un nome strano, mai sentito prima d’allora. Chernobyl, dov’è mai “costei”?

E un modestissimo trafiletto apparve sui giornali il giorno seguente, giusto tre righe nelle pagine interne, di quelle notizie che neppure sfiorano la tua attenzione.

E invece…

Invece, di lì ad un paio di giorni, quel nome cominciò a risuonare sempre più forte in lunghi servizi televisivi e a campeggiare sinistro dai titoli dei quotidiani.

Tragedia, pericolo, nube tossica, radiazioni. Un vero crescendo rossiniano di notizie sempre più allarmanti, di paura, di domande. Che cosa fare? Come difendersi dalle micidiali radiazioni?

E risposte talora evasive, talora confuse e contraddittorie.

Niente insalate o prodotti dell’orto, no a latte fresco, no a lunghe permanenze all’aria aperta, consigli più o meno velati di evitare gravidanze, guai a raccogliere funghi (ma quello era l’ultimo dei problemi…)

E se siamo già stati contaminati? Quali pericoli stiamo correndo?

E per risposta parole, parole, parole che non facevano che aumentare la confusione generale.

Così, niente parco giochi per i bambini perlomeno per tutto il mese di maggio, niente passeggiate, escursioni, gite.. (e noi andammo comunque, con le classi, in settimana bianca sulle nevi del passo Tonale, giusto una settimana più tardi, ma quella era un’attività da mesi programmata e non vorrai mica sospenderla?)

Poi le settimane passarono. La tragedia di Chernobyl si ritrovò fatalmente a diventare una notizia da pagina 20 del quotidiano e in fondo alla scaletta del tg e la vita riprese il suo corso, com’era giusto che fosse, con quel pizzico di fatalismo che ti impone di non fare troppi pensieri in avanti su come sarà il futuro prossimo venturo.

Almeno per noi, perché chi visse l’incidente da vicino, direttamente sulla propria pelle, ne ebbe l’esistenza sconvolta…

 

E oggi, questi ricordi mi sono tornati alla mente sentendo la notizia al tg delle 14.30 di un grave incidente accaduto in una centrale siberiana.

Idroelettrica, stavolta, ma ancora una volta foriera di lutti e sofferenza per gli uomini e di danni per l’ambiente…

 

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categoria:ambiente, paura, disastri
venerdì, 14 agosto 2009

Vigilia di Ferragosto, mattina soleggiata e serena dopo una notte di scrosci e pioggia battente.

Esco sul balcone e dall’alto del settimo piano mi guardo attorno: le montagne sullo sfondo, la sfilata delle case, il campanile della chiesa di San Giuseppe in lontananza, i tetti…

Sì, i tetti, compresi quei due che solerti operai stanno rifacendo su case poco distanti da noi..

Ma oggi c’è una strana calma e, soprattutto, c’è un silenzio inatteso.

Che succede? Semplice: i cantieri sono chiusi!

E non stanno neppure lavorando gli operai che ristrutturano l’appartamento del quinto piano!

Ecco la spiegazione di questa quiete. Perciò, niente concerti per martello solista, accordato con trapano elettrico e cigolare di gru..

E, ciliegina sulla torta, tace perfino il cane dei vicini che, dall’attiguo giardino, di solito ci rallegra con alti, fastidiosi latrati.

Che cosa si può volere di più dalla vita?

 

 

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categoria:silenzio, rumori molesti
martedì, 11 agosto 2009

La collega Elvira è preoccupata. Quest’anno ha fatto anche lei il grande passo e, con quarant’anni esatti di servizio, è giunta alla meritata pensione.

Una decisione sofferta, con ripensamenti degni del migliore Amleto…

-Dammi un consiglio- mi chiedeva –che cosa fare? Smettere del tutto o ritornare a scuola con un contratto part-time? E che cosa farò poi a casa? E se mi pentirò? Dimmi, dai, consigliami…-

E avevo un bel ripeterle che io ero stata del tutto convinta della mia decisione tanto da aver presentato la domanda con largo anticipo sulla scadenza e di non essermi mai pentita un solo momento di questa scelta e di essermi dedicata a decine e decine di attività, ma niente da fare…

-Tu non mi sei di aiuto alcuno- concludeva – non sai darmi un consiglio…-

-Che ti devo dire? Fa’ quello che vuoi. Vuoi continuare a lavorare con un part-time? Fallo, allora…-

E così ogni volta che ci incontravamo.

Poi, la svolta. Una frase non propriamente cortese del marito e la decisione finale: vado in pensione!

Con la macchina della burocrazia che si mette in moto, la lettera di accettate dimissioni della Sovrintendenza, l’invidia di chi sarebbe andata ma non poteva per mancanza di requisiti, la festa finale con i colleghi, il regalo, la cena con gli amici più cari…. Tutto in regola, insomma.

Ma l’altro giorno ci siamo riviste e…

-E cosa farò adesso? E se mi pento? Come occuperò il mio tempo?-

-Madonna mia, Elvira! Ti si apre un mondo di possibilità, che nemmeno te lo immagini…

 

Quasi quasi, le consiglio di aprire un blog….

 

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categoria:amiche, domande, dubbi
domenica, 09 agosto 2009

La mamma dice che Lorenzo non aveva un granché di voglia di salire su quell’elicottero che gli avrebbe mostrato dall’alto i panorami newyorkesi e per questo aveva cincischiato in uno Starbucks con il risultato di arrivare in ritardo al Pier30 e di rimanere a terra.

E probabilmente sentendosi i rimproveri materni… sei il solito, non ci si può fidare, chissà se ci sarà posto sul prossimo….

Un volo di routine su uno dei tanti elicotteri che ogni giorno trasportano i turisti desiderosi di vedere la città da un’altra prospettiva , ma che ieri aveva un appuntamento con la roulette del destino.

Fatale per Filippo e Giacomo che probabilmente erano saliti a bordo con emozione ed eccitazione e salvifica per quell’altro ragazzo di poco più giovane, che “aveva perso tempo” in un caffè newyorkese.

Ed è di fronte a questi eventi che ti rendi conto di quanto la nostra vita sia legata al filo della casualità e quanto sia breve il passo che separa la gioia dalla tragedia…

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categoria:sofferenza, fatalità, disgrazie