martedì, 29 settembre 2009
Ebbene sì, lo confesso: nell'ascolto della musica sono monotematica. Un artista alla volta, con tutta la sua produzione, per un mese, due mesi o anche più, fino al successivo periodo di attrazione musicale.
E così, attualmente, ho dimenticato l'evergreen Leonard (Cohen), il mitico Francesco (Guccini) e pure il sempre grande Coro della Sat (non poteva non piacere ad appassionati della montagna...) e sono in piena fase Fiorellesca (Mannoia).
Sarà stato il concerto dal vivo che la cantante ha tenuto presso il passo S. Pellegrino, lo scorso 28 agosto, saranno stati i suoi Cd che ogni venerdì si possono acquistare con l'Espresso, ma in casa nostra, da un mese a questa parte, sempre e solo Fiorella...
E allora, a tutti voi, questa bella canzone. 
Buon ascolto... 

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martedì, 29 settembre 2009

E per la serie "un problemino al giorno, tiene la noia di torno", ecco che per scrivere qualcosa o sistemare un post o quant'altro, devo fare un giro dell'oca pazzesco, perché non trovo più la scritta "scrivi un nuovo post" sulla mia pagina principale...
Che rottura!

P.S. A me Splinder piaceva di più nella vecchia versione...
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lunedì, 28 settembre 2009

Ore 6. E’ ancora buio, ma siamo presenti, lì al consueto punto di ritrovo, talmente numerosi da fare quasi l’en-plein del pullman, pronti a partire per Riva di Tures, nell’omonima valle altoatesina.

E’ un’escursione “importante”, quella odierna, proposta e condotta dall’husband, che prevede la salita alla Dreieckspitze, conosciuta anche con l’italica denominazione di Triangolo di Riva.

-E spero che abbiate riga e squadretto, per misurar el Triangolo..- scherza il consorte nel suo saluto mattutino alla “truppa” prima di arrivare alla meta.

No, niente riga e squadretto, ma, scarponi adeguati ai piedi e capienti zaini sulle spalle, i prodi partono a grandi falcate verso la vetta, nella serena mattinata settembrina, con il sole che già illumina le cime lontane.

Non tutti, però, hanno la stessa meta. C’è infatti un esiguo manipolo che sta per intraprendere un diverso itinerario, meno ardito ma non meno panoramico, che li condurrà… in terra austriaca. E di costoro, il “conducator” altri non è che la sottoscritta, che ha ricevuto l’alta investitura dal capogita ufficiale. E’ vero che mancava la Durlindana ed io non mi ero inginocchiata a mani giunte e capo chino per ricevere l’importante mandato, ma ad un tale incarico non avevo potuto dire altro se non “obbedisco!”.

Così mi avvio con i miei otto compagni di avventura, seguendo la comoda strada bianca che, prendendo quota con regolarità e senza grandi strappi, risale la lunga valle dei Dossi. E’ un percorso niente affatto faticoso che permette animate conversazioni, ogni tanto interrotte da doverose soste per ammirare il paesaggio circostante. Ci accompagna il fragore del torrente Knutten che scorre a tratti tumultuoso, placido in altri punti, tra sassi e cascatelle..

Peccato soltanto che il sole non abbia ancora raggiunto il fondovalle e l’aria frizzantina ci costringa a indossare perfino i guanti…

Dopo poco più di un’ora siamo alla Knuttenalm, caratteristica costruzione alpina con i balconi ornati da una splendida cascata di fiori e qui una sosta è d’obbligo per riscaldarci con una bevanda bollente e, perché no, con una bella fetta di casalinghi dolci.

Poi, di nuovo in cammino. Saliamo adesso con numerose curve fino alla bella conca che accoglie le acque dell’azzurro Klammsee o lago di Gola, secondo l’orribile italianizzazione dei toponimi tedeschi, e di qui, in pochi minuti, siamo al Klammjoch (passo di Gola) dove corre il confine tra Italia ed Austria. Ecco la vecchia garitta, oggi del tutto inutile e in due passi…. siamo all’estero!

Non c’è nessuno oltre a noi e ci sentiamo i padroni del territorio, dei vasti prati erbosi, delle elevate montagne rocciose, delle lingue di neve che brillano, in alto sotto le vette.

Ora ci attendono circa dieci minuti di strada per giungere alla Arventalalm, una piccola malga in terra austriaca dove intendiamo consumare il fiero pasto.

-Non vedo l’ora di arrivare- dice Alberta –e di mangiarmi uno spiegeleier… Ho già l’acquolina in bocca…-

Invece, che delusione! La malga, una “vera” malga, offre solo qualche piatto freddo, del formaggio, speck, un salamino affumicato e null’altro.

Pazienza. Alberta si sfama con quanto ha nello zaino, in attesa del ritorno alla Knuttenalm, dove, seduta al tiepido sole del pomeriggio, finalmente può gustare la pietanza desiderata.

E qui accogliamo poi i baldi scalatori che, a partire dalle 15.30, arrivano a grandi passi, volti sorridenti e senza alcun segno di fatica. Prima le avanguardie del gruppo “corridori”, poi via via gli altri, fino agli ultimi con i quali c’è pure l’husband.

E mentre costoro sostano alla Knuttenalm, dedicandosi ai piaceri della gola, io riprendo la strada verso Riva di Tures, in compagnia dell’amica Silvana, ammirando ancora una volta l’incontaminata natura di questa piccola valle alpestre e le alte cime rocciose illuminate dalla calda luce del sole pomeridiano.

Ancora due passi ed eccoci al pullman. Uno dopo l’altro arrivano gli altri compagni, soddisfatti e paghi della bella escursione e, alle 18.05, pressoché puntuale, il potente mezzo riparte alla volta di Trento… Anche oggi, è andato tutto bene. Anzi, benissimo!

Riva di Tures1Riva di Tures2Riva di Tures3Valle dei DossiValle dei Dossi2Malga dei Dossifiori malga dei Dossi

 

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giovedì, 24 settembre 2009
Ho l'impressione che anche stasera (stanotte?),  Splinder sia in crisi... 
Non riesco a postare la risposta ai commenti ricevuti e neppure a lasciare, qua e là, qualche mia perla di saggezza...
Ah, povera piattaforma! 
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giovedì, 24 settembre 2009
“Se ‘l fussa me fiòl, mi…”
L’ho sentito pronunciare, questo brandello di frase, da una signora pressappoco della mia età, che conversava animatamente con un’amica, stamattina all’angolo di una via del centro.
“Se l’ fussa me fiòl, mi…” Ma cosa avrebbe fatto, non sono riuscita a sentirlo.
Di certo, avrebbe fatto “la cosa giusta”, avrebbe trovato la soluzione al problema, si sarebbe comportata in modo adeguato…, come sa sempre fare, agire, comportarsi chi vede le cose dall’esterno, chi è “fuori del caso”.
Com’è diversa, invece, la visuale quando si è coinvolti direttamente! E’ allora che nascono i dubbi, le incertezze e le soluzioni e i comportamenti da adottare non sono così chiari e sicuri.
-Ah, se fosse mio figlio, quello lì…- com’erano scandalizzate, alcune colleghe che assieme a me guardavano dalla grande finestra della sala insegnanti un alunno tredicenne con i capelli ”gelati” e “crestati”.
-Se fosse mio figlio…- la voce piena di indignazione –se fosse mio figlio, glieli taglierei quei capelli, ah se glieli taglierei!-
-Se fosse tuo figlio- avevo commentato –faresti anche tu quello che puoi… E te lo terresti com’è, con la sua cresta e i suoi capelli lunghi….-
Perché si fa molto presto a “dire”, soprattutto se il tuo, di figlio, ha solo otto anni….
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mercoledì, 23 settembre 2009
Settembre. Una alla volta, riprendono le attività che scandiranno le settimane da qui alla prossima estate. E stamattina è toccato al gruppo di lettura.
Solita ora, le 10 e solita sala severa del primo piano della biblioteca comunale, come sempre accolte dalla brava e simpatica Elena, la conduttrice del gruppo.
Ci siamo quasi tutte, più due signore “nuove”, pronte a dissertare sul libro letto come “compito” per le vacanze, Figli e amanti, di David H.Lawrence.
Due parole di introduzione e via con le opinioni ed i giudizi, sulla signora Morel e sul figlio Paul e sul marito Walter e su Miriam e su Clara, analizzando i comportamenti dell’uno e dell’altro, facendo paragoni con altre realtà, interrogandoci…
Un’ora di intenso dibattito con qualche divergenza di opinione, com’è normale che sia…
Poi ce ne andiamo con un vero tomo fra le mani, quell’Anna Karenina di Tolstoi che ci accompagnerà per il prossimo mese e mezzo. Un bel mattone, davvero. Tra l’altro stampato a caratteri talmente minuscoli che avrò bisogno di una lente di ingrandimento, a supporto dei soliti occhiali da vista…

Nel pomeriggio, invece, così come lo scorso mercoledì e come avverrà nei prossimi, sono andata a svolgere la mia opera di “volontariato” presso il negozio Mandacarù.
E’ una nuova, interessante esperienza che mi vede alle prese con semplici compiti… di manovalanza, come “prezzare” oggetti, disporre merce sugli scaffali e confezionare pacchetti regalo, mansione in cui ci vuole una certa manualità.
-Abbia pazienza- avevo detto, la settimana scorsa, all’anziano un po’ nervosetto che già aveva avuto un battibecco con la cassiera –è il primo pacchetto che confeziono qui..-
-No la se preocupa, siora- mi aveva risposto, più benevolo, il cliente, facendomi esalare un silenzioso sospiro di sollievo.
Oggi è andata decisamente meglio nell’arte confezionatoria e ho cercato di sbizzarrirmi con spaghi e fiocchi a disposizione…
Oddio, se fosse stato presente un certo signore di mia conoscenza, un po’ pignoletto e perfezionista, avrebbe magari avuto qualcosa da ridire, ma ho cercato di fare del mio meglio.
-Tanto, poi la carta viene strappata…- ha commentato una giovane cliente.
Ma da qui a Natale, avrò certo modo di migliorare. Non ho dubbio alcuno.
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lunedì, 21 settembre 2009
Saranno state le fosche previsioni meteo per la giornata odierna (domenica 20 settembre), sarà stato il temibile dislivello in discesa di oltre 1700 metri, fatto sta che stamattina (ieri per chi legge…) siamo solo 25 all’appello delle 6.30 mattutine, mentre il cielo che comincia a schiarire, lascia intravedere larghi squarci di sereno.
Alleluia! Il grido di gioia aleggia silenzioso negli animi e traspare in lievi sorrisi sui volti dei presenti e su quello del capogita, l’husband, chiamato “in corsa” a sostituire colui che aveva programmato l’escursione e assente quest’oggi ...
Il quale husband esprime il giubilo comune già nel viaggio di andata, coram populo, microfono del pullman tra le mani, invano trattenuto dalla sottoscritta, che teme l’effetto “ultime parole famose”…
E alle 8.30 siamo pronti, zaino in spalla, scarponi ai piedi, qualche audace già in braghette corte, all’avventura. Ci troviamo al passo del Brocon (Trentino orientale), per una lunga traversata nel gruppo del Lagorai, fino al paese di Caorìa, piccolo centro nella zona del Vanoi, estrema periferia orientale della provincia. Un territorio, quello del Lagorai, che, non ancora “assalito” dal turismo di massa, presenta un fascino discreto ed intimo, fatto di silenzio e tranquillità. In tutta la giornata, incontreremo esattamente cinque persone cinque. E nessun altro…
Partiamo. A passo di carica e così accade che, basta quell’attimo in cui mi fermo per alleggerirmi del pile, mi ritrovi ultimissima e distanziata e solitaria risalgo il primo strappo della giornata fino alla forcella Cavallara, dove il gruppo sta sostando per una breve pausa. Il tempo di una foto di gruppo ed io mi rimetto in cammino, sempre solitaria, ma prima stavolta, ed in pole position raggiungo la seconda delle forcelle che oggi toccheremo, la forcella Viosa o Sternozzena. Attorno a noi, le montagne ancora avvolte nelle foschie del mattino, sulle quali già sono pennellati i caldi colori autunnali e, in basso, l’azzurro specchio del laghetto dell’Avé che raggiungiamo scendendo lungo un ben tracciato sentiero, “fiancheggiato” da piante di mirtillo, rosso e nero e qua e là da cespugli di lamponi, tutti carichi dei loro preziosi frutti.
Come si fa a resistere a queste tentazioni? Così accade che il passo rallenti e comincino le soste per cogliere qui una manciata di neri mirtilli (le cosiddette “giasene”), là dei gustosi lamponi e la “caccia grossa” prosegue via e via lungo tutto il sentiero fino a che non raggiungiamo lo splendido scenario dei laghetti di Lastè e dell’Aia Tonda, nei quali si rispecchiano le montagne circostanti. E qui i fotografi al seguito hanno modo di sbizzarrirsi con gli scatti, prima di affrontare il secondo tratto in salita della giornata che segue il tracciato di una vecchia strada militare risalente alla grande guerra. La meta è la forcella Conte Moro, ai piedi della cima omonima che svetta solitaria, e lì è prevista la pausa pranzo.
Quando arrivo all’ampia sella, i più solerti sono già all’attacco della cima.
-Vègnet anca ti sula zima?- mi chiede l’husband, che sta attendendo gli ultimi prima di ascendere a larghe falcate la vetta.
-Nemmeno se mi pagano!- è la mia illuminante risposta.
Così prendo posto accanto ai compagni già seduti qua e là sull’erba e su lastre di roccia e mi dedico.. ai piaceri della tavola. Mezzogiorno, infatti, è già passato e lo stomaco reclama il dovuto…
La sosta alla forcella dura più di un’ora, fin quando gli audaci escursionisti scendono dall’aspro rilievo, chi più agilmente, chi con qualche difficoltà, almeno a quanto si può notare dalla nostra comoda postazione e adesso siamo tutti pronti alla lunga discesa. Con qualche preoccupazione inespressa, ci rimettiamo gli zaini in spalla, pronti al via.
C’è però un problema: pare che l’ultima parte del sentiero che ci dovrebbe portare a Caorìa, sia impraticabile per un grande smottamento di terra e sassi risalente a qualche settimana fa. Così è stato riferito ai nostri da un escursionista casualmente incontrato sulla cima e lo stesso viene confermato da tre camminatori che stanno risalendo il nostro stesso percorso. E' però possibile evitare la frana, percorrendo una forestale che scende al paese, ci dicono.
Si va. Primo tratto quasi pianeggiante su comodo sentiero di pietre ben posizionate sul terreno, poi comincia la discesa. Inizialmente agevole, fino al lago alto di Reganel, un’altra splendida gemma turchese, sulle cui rive è d’obbligo sostare per la più classica delle foto di gruppo e poi… E poi cominciano le dolenti note. Ripidi prati, un illusorio tratto pianeggiante, quindi, un vero e proprio “picchiopendio”, fangoso e con tante di quelle pietre sdrucciolevoli, che costringono ad un’attenzione costante e ad una tale concentrazione da sudare quanto sulla più erta delle salite.
Eccoci adesso al lago basso di Reganel, giusto il tempo di riunire il gruppo e di nuovo in cammino. D’ora in avanti è tutta discesa, prima tra scomode erbe di ripidi prati e poi… siamo nel bosco. E che bosco! Fango e sassi bagnati si susseguono, con qualche “punto caldo” dove si attivano i buoni samaritani per aiutare chi incontrasse difficoltà, e di nuovo giù e giù, fino ad immetterci sulla forestale. La quale sarà noiosa, monotona, più lunga, ma almeno scende con pendenza inferiore, per il benessere degli arti inferiori…
Ma ne abbiamo per un’altra comoda ora prima di trovarci finalmente a fondovalle, laddove è parcheggiato il pullman (magnifica visione!) e riusciamo pure a “beccarci” uno scroscio di pioggia, negli ultimi metri di strada.
E’ andata alla grande, ci diciamo. Mancava solo la pioggia, in quell’orrida discesa e avremmo fatto l’en-plein!
E ci attende un ultimissimo brivido, al momento della partenza verso Trento, quando scopriamo di essere… uno di meno! Manca infatti all’appello una gentil donzella! Frenetici attimi di preoccupazione, ricerca della signora via cellulare, regolarmente con segreteria telefonica, poi, ecco in fondo alla strada, emergere una specie di Cappuccetto Rosso provvisto di zaino. E’ LEI!!! Aveva semplicemente sbagliato all’ultimo bivio, ci dice, proprio all’ingresso del paese…
E per la serie “tutto è bene quel che finisce bene”, ce ne torniamo stanchi, soddisfatti e contenti in quel di Trento. Bellissimi paesaggi, splendide montagne, ma quella discesa….
E tu, caro il mio “programmatore” di gite, oggi assente, ascolta questo mio “disinteressato” consiglio… da amica. Per il 2010 ti suggerirei dislivelli in discesa di almeno… 2500 metri. Forse ne trovi qualcuno! Grrrrrr!
escursionista solitariaprima sostamirtillilago di Lastè


Conte MoroIn camminofoto gruppoLagoraiSi scende!punto caldo
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sabato, 19 settembre 2009
Oggi pomeriggio, festa del quartiere, organizzata dalla circoscrizione con la quale collaboro, come “esterna” da due anni a questa parte.
Lungo via Veneto, per l’occasione chiusa al traffico, si susseguono i gazebo con i laboratori per bambini e ragazzi, gli spazi in cui cimentarsi con i giochi di una volta, il tracciato della grande gimkana, i tavoli riservati al gioco delle carte e degli scacchi, i canestri per emulare i campioni del basket e sentirsi tanti Shaquille O’Neal in erba. Naturalmente non manca il punto di ristoro, con acqua, succhi e bibite e neppure un grande palco, nel piazzale antistante la chiesa di San Giuseppe, dal quale si diffondono le note della fisarmonica di un giovane virtuoso che rallegra il pomeriggio con musiche note e orecchiabili.
E, infine, in posizione un po’ defilata, ecco due serie di tavoli che si fronteggiano ai
lati della strada: a destra, il mercatino del riuso e quasi di fronte, il punto di scambio dei libri usati. Ecco, quello è il mio “regno”: due lunghi tavoli, in parte protetti dal caldo sole pomeridiano da un bianco gazebo, sui quali sono esposti in modo un po’ casuale, decine e decine di volumi di ogni genere letterario.
Naturalmente prevalgono i romanzi: d’amore, d’avventura, qualche giallo, un po’ di fantascienza, di autori italiani e stranieri, noti e sconosciuti. Poi dei saggi, alcuni libri per bambini e… sorpresa! una certa varietà di libri di testo di scuola superiore. Una miscellanea, insomma, senza contare le decine di Topolini, impilati in bell’ordine in un angolo.
Del resto, quei libri provengono da “donazioni” spontanee di chi vuole fare un bel repulisti in casa e non ha il cuore di gettare volumi e volumetti nei bidoni gialli della carta, per cui la varietà è inevitabile…
La gente comincia ad arrivare ben presto: qualcuno ci porta dei libri, qualcun altro pacchi di giornaletti, molti capitano lì per caso, “con le mani in mano”. E tutti si mettono a scartabellare, sfogliare, tenere in mano, soppesare, riporre, frugare di nuovo, riprendere… Qualcuno pensa che anche questi tavoli funzionino come quelli del riuso, dove uno va, guarda, prende quello che eventualmente gli serve. E noi, la mia “compagna” di attività Gabriella ed io, a spiegare che no, non è un “riuso”. Qui i libri si scambiano… Lei, cioè, porta un libro e ne prende un altro in cambio…
Va bene, lei non ha libri da scambiare… ma noi, che vogliamo favorire la lettura, le permettiamo di prenderne, Quanti? Due? Va bene, ne prenda pure due..
E così, dalle 14.30 fin oltre le 17.
Un continuo via vai, con qualcuno che se ne va e ritorna, se ne va e ritorna una seconda volta, curioso di vedere se è per caso arrivato qualche nuovo volume…
Lo stesso avviene presso i tavoli del riuso, dove un nutrito gruppo di persone attende l’arrivo di nuovi oggetti, giocattoli, vestiario, per essere pronti ad accaparrarsi i capi migliori, con una frenesia che fa una certa impressione.
Poi, quando sono già scoccate le 17, Gabriella ed io cominciamo a riporre i libri rimasti in capienti borse e scatoloni, con qualcuno che giunge in piena zona Cesarini e si vede costretto a frugare direttamente nelle scatole, con noi che riempiamo e loro che svuotano.
Tutto un fare e disfare, che , in fondo, è sempre un lavorare..
Finalmente tutti se ne vanno là, dove i giocolieri hanno cominciato il loro spettacolo per la gioia dei tanti bambini presenti e, terminato l’inscatolamento, ce ne possiamo andare anche noi.
Ma la festa non è terminata: ci sarà la cena “in compagnia”, rallegrata dal bravo fisarmonicista e, dalle 20 in poi, giochi, musica, giocoleria e spettacolo di arti circensi, per concludere degnamente questa giornata di festa che neppure Giove Pluvio ha avuto il coraggio di rovinare…

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venerdì, 18 settembre 2009
Clara, giovane ex collega, è mamma felice ed orgogliosa di Gaia ed Alessandra, due “signorine” di dodici e otto anni, la maggiore delle quali frequenta la seconda media in un istituto di Trento.
Quindi, ogni mattina, dato che la famigliola abita ad una ventina di km dal capoluogo, la studentessa scende in città con la mamma o con il papà che si recano al lavoro. Spesso, al termine della mattinata o del pomeriggio, ritorna a casa con loro, ma talvolta capita che debba usare la corriera di linea. Con lei non ci sono compagni, perché i “vecchi” amici delle elementari frequentano la scuola di appartenenza, poco distante da casa.
Pertanto Clara ha impartito a Gaia tutta una serie di “insegnamenti” su come comportarsi in queste occasioni.
-Gaia, le ho detto, quando arriva la corriera alla stazione, non salire mai per prima. Lascia salire altra gente in modo da scegliere tu a chi stare vicino. Osserva bene le persone. Di sicuro c’è qualche vecchietta trentina. Ecco, è accanto a lei che ti devi sedere.
Sta’ tranquilla, ho aggiunto, c’è sempre qualche signora non più giovanissima che è scesa a Trento per un motivo o per l’altro e sta ritornando a casa con la corriera.
E per riconoscere la “trentinità”? Semplice, le chiedi: “Siora, podo sentarme vizin a ela
?”-
Sentendo il racconto non ho potuto fare a meno di fare una risata.
-Sei d’accordo anche tu con il metodo “vecchietta trentina”?- mi ha domandato Clara.
-Certo- le ho risposto -mi sembra un buon sistema.-
-E l’ha messo in pratica, Gaia?- ho chiesto infine.
-Certamente! La prima volta che ha preso la corriera da sola, ha seguito i miei insegnamenti. Ha visto la “veciota”, le si è avvicinata e le ha fatto la domanda…-
-E allora?-
-La signora le ha risposto di no… Stava tenendo il posto per l’amica che era ancora alla biglietteria-
-E Gaia?-
-Gaia si è seduta sul sedile di fianco e per non invitare nessuno a sedere vicino a lei, ha pensato bene di piazzare il suo zaino. Ma l’aveva scelta proprio bene… Mamma, mi ha detto, la signora aveva anche le vene varicose… Più vecchietta di così…-
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mercoledì, 16 settembre 2009

Le giovincelle ed i giovincelli della mia età (e “zone limitrofe”) sono stati cresciuti a pane e proverbi. A casa e a scuola, una serie di massime (“eterne”?) che davano, quasi sempre in modo esplicito, precise regole di vita.

E via, allora, con l’esecrazione dell’ozio, padre di tutti i vizi, con la sollecitazione ad essere attivi e solerti, evitando di procrastinare quel che si sarebbe potuto fare oggi, e tra un uovo oggi ed una gallina domani, meglio il certo di quello che ti poteva riservare il futuro…

Quindi, attenti a non contare troppo sugli altri, perché chi fa da sé, è in grado di fare per tre, senza però dimenticare che in certi casi è l’unione a rendere forti e poi, non seguire l’esempio di quella gatta che lascia lo zampino mentre tenta di rubare il lardo…

Insomma, una serie di ammonimenti che venivano “scolpiti” con metaforiche martellate nelle nostre giovani menti, lasciando tracce quasi indelebili.

Ma allora, mi domando, che razza di scuole avrà frequentato quel garrulo signore quasi 73enne che ogni giorno ci rallegra con le sue facezie, da non conoscere quest’ altro pilastro della filosofia di vita popolare, CHI SI LODA, S’IMBRODA?

 

Mi verrebbe quasi la voglia di mandargli un bel bavagliolo gigante, con il nome ricamato a punto croce. Vedere tutti quei bei completi di Caraceni “imbrodati” a furia di auto-elogi mi fa un certo qual male al cuore…


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