venerdì, 30 ottobre 2009

Hanno ragione le statistiche nel dire che la casa è spesso un luogo pieno di pericoli, che si presentano quando meno te l’aspetti e nei momenti più impensati…

E infatti succede che una persona di alta prestanza fisica, capace di affrontare indenne salite ardite, con difficoltà di primo, secondo perfino terzo grado, ascendendo cime di ogni tipo, comprese quelle tempestose e di scendere poi a mo’ di camoscio, con balzi e controbalzi, lungo pendii scoscesi siano essi sassosi, innevati, o pieni di sfasciumi, riuscendo nel contempo a scattare con riconosciuta maestria fotografie a destra e a manca, abbia a soffrire per un doloroso incontro ravvicinato con un elettrodomestico, incautamente lasciato fuori posto…

Il “fattaccio” è infatti occorso all’husband (precisazione superflua, perché immagino che nessuno dei lettori abbia identificato l’infortunato con la scrivente…), giusto ieri sera sul tardi avanzato, quando a luce spenta e a piedi scalzi, anziché passeggiare in un erboso prato, stava raggiungendo il talamo in cui la stanca consorte già era caduta tra le braccia di Morfeo. La quale consorte è stata bruscamente ridestata e da un forte rumore di pesante oggetto caduto e dalle imprecazioni, non tanto sommesse, dell’amato bene, miste a gemiti di dolore trattenuto.

-Cossa falo qua l’aspirapolver?- ha poi ringhiato il coniuge dolorante –chi elo sta a meterlo qua?-

Domanda retorica che non abbisognava di una risposta. Chi poteva essere il colpevole, meglio “la” colpevole se non la moglie che per buona parte del pomeriggio e della serata era andata avanti e indietro con il fido elettrodomestico acceso nell’immane tentativo di arginare la polvere e di eliminare tutti quei residui plasticosi, conseguenti al lavoro degli artigiani che ci stanno montando le nuove finestre?

-Ti sei fatto male?- gli ho chiesto con un “leggero” senso di colpa.

-Altroché!- ha risposto ancora un po’ rabbioso –me son fat mal al dito minolo* del piede!-

 

E stamattina l’husband è uscito di casa un po’ zoppicando e dolorante, con il minolo sinistro completamente blu.

Con in mente il vivo ricordo di quella lontana estate in cui, volendo emulare Rudolf Nureiev saltellò, agile e scalzo, di sasso in sasso lungo le rive di un laghetto alpestre, finendo con lo sbattere un piede contro un pezzo di roccia un po’ più elevata, procurandosi una micro frattura al trillice* destro…

Oggi qui, ieri là… dovrebbe bastare!

 
*trillice e minolo, l'ho scoperto oggi, sono i nomi del secondo e dell'ultimo dito dei piedi. Non si finisce mai di imparare!

 

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martedì, 27 ottobre 2009

Tempus fugit, dicevano i Romani.

Altrochè se fugge, comincia la settimana, ti giri un attimo ed è già sabato, poi la domenica, il lunedì e in un altro batter d’occhio sei di nuovo al week-end. E tu corri, vai, fai e riempi i giorni di attività, momenti sereni, incontri…

 

Come quello di sabato 24, quando l’husband ed io ci siamo recati a Vicenza per conoscere “pirsonalmente di pirsona” la blog-amica Delphine56 ed il di lei consorte.

Una visita programmata da qualche tempo e finalmente avvenuta, un incontro amichevole tra persone che sembravano conoscersi da sempre, ore serene trascorse velocemente in una calda atmosfera amichevole.

Una gran bella giornata che contiamo di ripetere fra non molto, stavolta nella città del Concilio…

 

Domenica, invece, l’ultima gita della stagione, prima della castagnata dell’8 novembre e del successivo “riposo” invernale.

La meta era l’altopiano di Lavarone, dove saremmo stati ospiti della locale sezione Sat per un festoso convivio d’autunno, in una giornata che non sarebbe potuta essere migliore. Il cielo di un azzurro che sembrava dipinto, la vegetazione con una gamma di colori da lasciare senza fiato, una temperatura tiepida tiepida e la vista di panorami spettacolari. Che cosa avremmo potuto volere di più? Anche il percorso era di quelli ideali per una gradevole camminata, eccezion fatta per la salita centrale di una certa ripidità, lungo la quale il gruppo, fino ad allora compatto, si è sgranato a mo’ di rosario…

Per fortuna è durata poco, neppure una mezz’ora, ma sufficiente a farmi sudare il sudabile... Infine, dopo doverose soste presso alcuni punti panoramici, e non senza aver provato l’ebbrezza di “perdere” circa metà compagni che avevano sbagliato sentiero, abbiamo raggiunto la baita Belem dove i satini di Lavarone erano intenti a preparare il pranzo, secondo la più classica delle ricette montanare: polenta, crauti, fagioli, formaggio, lucanica. Un pranzo da stomaci forti, adatto a dei camminatori di vaglia come noi…

E dopo, a due passi dalla baita, il riposo dei guerrieri, mentre poco più in là i cantori sono intenti a ben intonati cori alpini, fino al momento del ritorno al pullman per il rientro serale…

 

Lunedì altra trasferta fuori città, a Verona stavolta, per la laurea del figlio di mia sorella, studente capace e oltremodo brillante, da ieri neodottore in odontoiatria. E’ stata una cerimonia così diversa da quella, ormai remota, di quel 7 marzo 1974, nella quale fui proclamata “dottore”: allora ero sola, davanti alla commissione, senza parenti né amici con me. Stavolta, invece, ogni laureando è seguito da uno stuolo di parenti e amici, dei quali il “nostro” era il meno numeroso...e, in un’affollata aula magna mi sono ascoltata quattro esposizioni di altrettanti giovani dentisti su argomenti del tutto oscuri e ignoti…

Poi, la sera, tornata a Trento, riunione presso la circoscrizione durante la quale per un pelo non ho un tracollo di stanchezza correndo il rischio di addormentarmi… ad occhi aperti!

 

Stamattina, infine, il consueto “virtuoso ritrovo” con i colleghi pensionati, per il caffè del martedì, in una mattinata tiepida che ci permette di sedere ai tavolini esterni di un bar della centralissima via Belenzani. Una bella chiacchierata in compagnia prima di tornare alle consuete attività quotidiane, la spesa dal fruttivendolo, un salto al supermercato, la preparazione di un frugale pranzo, un rapido riordino e…

E un pomeriggio di quiete prima del tornado che si abbatterà sulle nostre teste nei giorni a venire, dal momento che, a partire da domani, avremo in casa gli operai che cambieranno gli infissi delle finestre e le tapparelle. Un lavoro che credevo non avremmo più fatto e invece… mai dire mai!

Un po’ di disagio per dire addio agli spifferi, ringraziando intanto il cielo per quest’improvviso rialzo delle temperature, altrimenti, sai che frescolino!
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domenica, 25 ottobre 2009

Ci si mettono anche i supermercati adesso…

“Cancella e vinci” è il nome del nuovo concorso a premi lanciato dalla catena di supermercati P***, un punto vendita dei quali è a due passi da casa nostra e ci vede assidui clienti.

Cancelli la parte dorata della speciale cartolina e puoi vincere migliaia e migliaia di premi: buoni spesa, buoni viaggi, prodotti alimentari, orologi digitali, lettori MP3, cuffie fitness… e, superpremissimo fra i superpremi, due rendite di 1000 (mille) euro al mese per un anno, assegnate previa estrazione, sotto forma di carta di credito prepagata …

Naturalmente, per concorrere alle vincite, è necessario possedere la tessera fedeltà del supermarket e spendere almeno 25 euro a botta.

Avrà successo l’iniziativa? Assolutamente sì, ne sono sicura. Il volume delle vendite avrà un’impennata verso l’alto e, a partire da martedì 27, vedremo lungo le corsie dei 62 punti vendita P*** decine di clienti che calcolano mentalmente l’importo di quanto stanno mettendo nel carrello per raggiungere i fatidici 25 euro. Anche se sono entrati per acquistare solo un litro di latte e un cespo di insalata…

Se l’azienda ha deciso di investire nel concorso una cifra corrispondente a 500 mila euro, avrà fatto i suoi bravi calcoli e conterà di avere un guadagno di perlomeno il triplo!

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venerdì, 23 ottobre 2009

Scrivo con un po' di irritazione e nei confronti di me stessa che dovrei sapere come va il mondo dei pc e con il mio vetusto pc stesso, che se Babbo Natale non me ne porta uno nuovo il prossimo 25 dicembre, mi faccio sentire. E a viva voce, lo garantisco, perché ho una voce d'aquila, ben collaudata da 38 anni di vita nella scuola...
A farla breve, il fatto è questo. Stavo finendo, una decina di minuti fa, di scrivere un post riguardante il francobollo-premio che ben tre amiche di blog mi hanno conferito tra ieri e oggi. Avevo seguito tutte le "procedure": copia e incolla il premio, cita i nomi delle gentili "nominatrici" ed elenca a mia volta i dieci blog ai quali passare il testimone, ciascuno con il suo bravo link. Naturalmente dopo attenta analisi, ponderata scelta, rigoroso ordine alfabetico. Un lavoro ben fatto, insomma.  Con tutto un andare avanti e indietro a copiare indirizzi e ad incollarli poi. Uno, due, tre... dieci, undici... Quindici nomination avevo fatto, stravolgendo un po' le regole, perché da sempre sono un po' anarchica e trasgressiva (pur in modo moderato assai..).
E che cosa succede, proprio all'ultima delle mie nomination? Succede che il pc si blocca, esce quella malefica scritta con cui si comunica che il programma sarà chiuso... e CIO' AVVIENE. Programma chiuso e tutto finito a carte quarantotto. Una rabbia che non sto a descrivere. 
Ma, poiché sono anche testarda, oltre che anarchica e trasgressiva moderata, ripeto in breve la procedura...

premioIl premio mi è stato donato da Malia di  
www.mammasidiventa.ilcannocchiale.it, Claramarina di acasadiclara.splinder.com/ ed Erinni di lerinni.blogspot.com/. che ringrazio di cuore...
Ed ecco le mie nomination, sperando che non ci siano altri intoppi e scusandomi con quei blog-amici che non ho premiato...

Agrimonia
Annamaria
Carla

Cris
Diamanteviola
Diggiu
Delphine56
Lanoisette
LaProf
Laura
Murasaki
Pandora
Renata
Soleil

Widepeak

P.S. Data l'ora tarda della notte, invierò i messaggi alle nominate domani sera...Sorry...
 

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lunedì, 19 ottobre 2009

Stamattina, ore 9.30. A passo svelto raggiungo la palestra per la consueta ginnastica del lunedì. Come spesso mi accade da quando sono in pensione, arrivo proprio all'ultimo minuto, tanto che, quando esco dallo spogliatoio, le mie compagne sono già ai loro posti, pronte per il "saluto al sole" con cui da sempre cominciamo la lezione.
Ma quante siamo quest'oggi! Tante, più del solito, occupando ogni spazio libero della piccola palestra.
Raggiungo la "mia" postazione, in fondo, e mentre compio i ben noti movimenti, faccio un rapido conteggio delle presenze. Siamo in quindici, quasi al limite, cioè, della capienza e dobbiamo posizionarci in modo da non urtarci l'un l'altra quando sarà il momento degli esercizi a terra..
E dopo il saluto al sole, l'insegnante Daniela comincia a farci lavorare. In piedi, poi sedute sui talloni (ah, che sofferenza per il collo del piede!), quindi in ginocchio e ancora in posizione prona... Un movimento dopo l'altro, con le consuete raccomandazioni "movimenti lenti e controllati, senza scatti, attente alla respirazione, si insipra e poi si espira...", qualche attimo di rilassamento e di nuovo esercizi. Nel silenzio generale, con il sottofondo musicale che oggi va da "Don't cry for me, Argentina" alla Habanera della Carmen.
E poi le attese parole "giratevi sulla schiena e un breve rilassamento", seguite, qualche istante più tardi, dal più temibile "adesso lavoriamo per l'addome".
Brava, Daniela, tu sì che conosci i problemi delle tue discepole! Qualche serie di addominali non può che far bene a tutte queste signore attorno alla sessantina e oltre...
Bene, si comincia. Su la gamba destra a trenta, più in alto la sinistra, testa sollevata, mani incrociate dietro la nuca, mantenere la posizione, si inspira e poi si espira... Cambio gambe...  
Poi un secondo, quindii un terzo e un quarto esercizio, finché...
-BASTA, DANIELA! Cossa t'avente fat de mal da farne far tuta sta fadiga!- 
E a rendere più efficace il "grido di dolore" di Silvana, si leva una serie di ignoti "oooh" di sofferenza da un angolo all'altro della palestra, tanto che Daniela, di solito ferrea e inflessibile, si lascia "commuovere", passando a posizioni un po' più clementi fino alla fine della lezione.
E la sottoscritta? No, lei non si è lamentata e pensando all'utilità di quei movimenti, ha stretto i denti e ha resistito alla fatica... Certo però, che per una maggior tonicità dovrebbe esercitarsi settimane intere, 24 ore al giorno, altro che quattro esercizietti!
  

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sabato, 17 ottobre 2009
Con l'arrivo dell'autunno e dei primi freddi, quest'anno così ritardati e repentini nello stesso tempo, torna la voglia di incontri conviviali, di ritrovi e cene "casalinghe" con amici che magari non si incontrano da tempo.
Così si pensa ai menu, poi alla spesa, alla cucina e... last but not least, a riordinare la casa...
Avere ospiti è infatti un'ottima occasione per "fare la rotta", rimettendo a posto ogni carta, libro, oggetto, indumento, che ha preso possesso indebitamente di spazi non propri. Allora, riordini tutti programmi delle gite domenicali, riponi i libri  sul loro scaffale, i cd nelle loro custodie e nell'apposita "rastrelliera", sposti le giacche da quella sedia dell'ingresso dove giacciono, elimini tutto l'eliminabile e....
E ti ritrovi comunque con una serie di materiale eterogeneo che non sai dove sistemare e ti sei tra l'altro stufata di queste mansioni poco creative. Così accatasti il tutto e lo sposti in altra stanza, che potrebbe essere la tua camera da letto, in compagnia dello stenditorio che non è tanto educato lasciare in bella mostra nell'ingresso...
Sposti cioè il disordine, tanto sai che gli ospiti non varcheranno mai quella soglia se non passando sul tuo cadavere.
Ed già è tanto che tu non abbia nascosto la polvere sotto il tappeto!  
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giovedì, 15 ottobre 2009
Quando uscì alla fine degli anni '70, Eskimo, celebre canzone di Guccini, mi dette una tale botta di malinconia da farmi star quasi male ogni volta che l'ascoltavo e non perché mi riconoscessi, in qualche modo, nella vicenda narrata, quanto perché mi faceva pensare alla giovinezza che stava passando.
Non ci sarebbe stato nulla di strano nell'avere nostalgia degli anni spensierati della nostra vita, ma il bello era che in quel periodo... non avevo ancora compiuto trent'anni! 
E adesso, che di anni ne ho quasi il doppio, questa canzone mi regala ancora grandi emozioni, ma più sfumate e meno cariche di malinconia, grazie alla "saggezza" dell'età, immagino.
Almeno ad accettare lo scorrere del tempo, questo l'ho imparato.... 

E a voi, buon ascolto. E' una canzone un po' lunga, ma sempre splendida...
  
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martedì, 13 ottobre 2009
E l'autunno è arrivato veramente. Con un paio di settimane di ritardo e dopo giornate che ci hanno regalato le ultime illusioni d'estate, la temperatura ha fatto un bel balzo verso il basso e tutto d'un tratto sono ricomparsi abiti più pesanti, giacche e giacchette...
E non solo!
Con una tempestività quasi esemplare, oggi pomeriggio, sulla facciata del supermercato a due passi da casa, solerti operai stanno applicando le luminarie natalizie, le solite di ogni anno, pendenti fili di lampadine e  due alberelli sospesi.
Questo si dice prendersi per tempo, penso stupita. E' solo il 13 ottobre e mancano quasi due mesi e mezzo a Natale!
Ma non è l'unica novità della giornata, perché in un espositore, nel bel mezzo della corsia centrale, fanno bella mostra di sé decine di panettoni e pandori di marca ignota, poco invitanti nei loro tristi sacchetti di cellophane.
Anche loro, già pronti!
Poi,  mentre spingo il carrello su e giù lungo le scaffalature, le mie narici percepiscono un odore acre e pungente.... naftalina! Questa è naftalina, di quella "classica", usata per riporre indumenti pesanti all'arrivo del caldo. 
E come un segugio seguo l'usta, arrivando ad un'anziana signora che indossa un cardigan pesante di un bel colore verde. Immagino che l'abbia tolto dall'ordinato sacchetto "naftalinato" e indossato senza una debita esposizione all'aria...

Ma è proprio quell'odore pungente ad essere al passo con la stagione ed il suo clima e a farci capire che l'estate... è ormai un ricordo!  
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lunedì, 12 ottobre 2009

Splendida giornata d’autunno, quella di ieri. Cielo di un azzurro che pare tinto, con qualche lieve striscia biancastra che si muove leggera, contro il quale si stagliano le bianche cime rocciose delle Dolomiti di Brenta e, più in basso, il giallo infuocato dei larici, che si mischia con qualche pennellata di rosso, giusto contrasto con le varie tonalità di verde in quella tavolozza che è la natura d’ottobre.

Una meraviglia, insomma. Se poi si aggiunge una temperatura quasi tiepida, inaspettata dopo gli scrosci di sabato, il quadro è perfetto. E perfetto è pure l’itinerario, una “bella” sgroppata nel cuore del Brenta, laddove si assapora in silenzio il fascino della montagna, al di fuori dei sentieri trafficati che conducono ai classici rifugi, da Andalo al lago di Tovel, quello che anni ed anni fa si tingeva di rosso…

Sono le 8 appena scoccate quando cominciamo a camminare, risalendo alcuni ripidi tratti nel bosco, fino a raggiungere il sentiero che passa sotto le pareti strapiombanti della Dagnola. Ora siamo al cospetto dei primi massicci rocciosi, che splendono nel sole, svettanti sulla bianca bambagia della densa foschia che si leva dal fondovalle. E poi di nuovo in un bel bosco di conifere, raggiungendo i vasti pianori assolati dove sorge malga Spora, poco distante dalla quale il gruppo si separa: i baldi baldissimi risalgono la Val dei Cavai, fino alla cima S. Maria, mentre i più ”tranquilli”, superata la malga, affrontano il lungo ghiaione che in poco più di un’ora li conduce al passo della Gaiarda. E’ un bel “signor percorso” che richiede attenzione e passo fermo e quando sono alla fine della salita, al passo, posso esalare un ampio sospiro di sollievo. Evvai! Di fronte, la sfilata delle montagne e ai nostri piedi uno spettacolare paesaggio di bianche rocce, con qualche macchia blu di piccoli laghi alpestri. E’ questo il momento della pausa pranzo: è infatti passato mezzogiorno e lo stomaco reclama…

E, una volta ristorati, cominciamo a scendere lungo il comodo sentiero che porta al Campo di Flavona, vasto altopiano verdeggiante immerso nella quiete e nel silenzio, racchiuso tra le rocce del Turrion Basso ed i vasti ghiaioni ai piedi delle cime circostanti. Di raggiungiamo, poco più in basso, malga Flavona, dove sostiamo al sole in attesa del rientro degli “abilissimi”, tra una chiacchiera ed una risata…

I primi del gruppo “corsa” arrivano verso le 15, seguiti via via da altri del gruppo. Ma l’husband non si vede. E’ nelle retrovie, mi dicono, in veste di  “chiudi-fila” e ci vorrà ancora più di mezz’ora prima che si “materializzi”…

Ma io mi sono già incamminata verso il lago di Tovel, in compagnia di Loretta: ci vuole ancora un’ora e mezzo di sentiero, prima e strada forestale, poi, con qualche tratto ripido assai.

Camminiamo a passo sostenuto, giù e giù fino ad essere in vista dello specchio d’acqua che spicca fra le alte conifere lungo le sue sponde. Finalmente! Una sosta al bar prima dell’ultima fatica: la lunga strada pianeggiante che costeggia il lago fino al parcheggio dove il pullman è in nostra attesa. Qui attendo l’arrivo del consorte, che giunge con gli ultimi, tutti felici e festanti, nonché già dimentichi della fatica sostenuta e sono le 19 quando il pullman si mette in moto, con i suoi passeggeri, concordi: è stata una lunga escursione, impegnativa e gratificante, che, alla fine della fatica, ha fatto dire che ne è valsa davvero la pena…
Se qualcuno volesse vedere tutte le foto scattate ieri dal "fotografo ufficiale", l'indirizzo è il seguente:
http://picasaweb.google.it/sezionesatrento/AndaloLagoDiTovel#
AndaloAndalo1Andalo2Andalo3Andalo4Andalo5Andalo6Andalo7Andalo8

 

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venerdì, 09 ottobre 2009

L’altra mattina avevo appuntamento con il parrucchiere per la mensile (o poco oltre) sistemazione della chioma, che proprio perché assai corta, richiede visite più ravvicinate…

Perciò ho attraversato di buon passo tutta la città e alle nove meno qualche minuto ero pronta per le “cure”. Il “mio” tagliatore di capelli è un giovanotto sulla quarantina, che mi vede come cliente da un certo numero di anni, tanto da non aver neppure più bisogno di spiegargli le mie esigenze: mi siedo e lui agisce. Rapido e veloce, poche parole prima di chiuderci in un silenzio reciproco (non saprei proprio di quali argomenti discorrere con lui..). Solo ogni tanto, da parte mia, la raccomandazione a non abbondare nel taglio, facendomi simile alla moglie di un marines…

E l’altro giorno, il solito rituale. Una delle lavoranti mi lava i capelli con energia, poi passo alla poltroncina davanti allo specchio ed ecco che entra in gioco, lui, il coiffeur.

Ma, come lo vedo, non posso fare a meno di sobbalzare interiormente, chiedendomi che cosa sia capitato alla sua chioma, quest’oggi una via di mezzo tra Edward mani di forbice ed uno spaventapasseri e naturalmente mi limito ad uno sguardo veloce, per non farmi vedere troppo curiosa…

Per fortuna le tre giovani collaboratrici sono pettinate normalmente e in modo rassicurante per le clienti e, dopo il rapido taglio, mi prende in consegna, per la piega, una di loro la snella e silenziosa Elisa, che sarà sì brava e abile, ma non perde neppure stavolta l’abitudine di pettinarmi con tutta una serie di ondine del mare che non mi piacciono né punto né poco. E menomale che le ho ripetuto anche stavolta di farmi un po’ di frangia, altrimenti mi sarei ritrovata con delle “volutine” degne del miglior capitello ionico….

Alle 9.20 sono già fuori dal salone e per tutta la strada fino alla biblioteca prima e verso casa poi, non perdo tempo a tentare di spettinare quella piega per me così innaturale e l’opera si completa, una volta rientrata at home, quando con energici colpi di spazzola riporto i capelli al loro aspetto originario.

Talmente originario che il consorte, rientrando per pranzo, manco si accorge della mia visita dal parrucchiere!

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