Hanno ragione le statistiche nel dire che la casa è spesso un luogo pieno di pericoli, che si presentano quando meno te l’aspetti e nei momenti più impensati…
E infatti succede che una persona di alta prestanza fisica, capace di affrontare indenne salite ardite, con difficoltà di primo, secondo perfino terzo grado, ascendendo cime di ogni tipo, comprese quelle tempestose e di scendere poi a mo’ di camoscio, con balzi e controbalzi, lungo pendii scoscesi siano essi sassosi, innevati, o pieni di sfasciumi, riuscendo nel contempo a scattare con riconosciuta maestria fotografie a destra e a manca, abbia a soffrire per un doloroso incontro ravvicinato con un elettrodomestico, incautamente lasciato fuori posto…
Il “fattaccio” è infatti occorso all’husband (precisazione superflua, perché immagino che nessuno dei lettori abbia identificato l’infortunato con la scrivente…), giusto ieri sera sul tardi avanzato, quando a luce spenta e a piedi scalzi, anziché passeggiare in un erboso prato, stava raggiungendo il talamo in cui la stanca consorte già era caduta tra le braccia di Morfeo. La quale consorte è stata bruscamente ridestata e da un forte rumore di pesante oggetto caduto e dalle imprecazioni, non tanto sommesse, dell’amato bene, miste a gemiti di dolore trattenuto.
-Cossa falo qua l’aspirapolver?- ha poi ringhiato il coniuge dolorante –chi elo sta a meterlo qua?-
Domanda retorica che non abbisognava di una risposta. Chi poteva essere il colpevole, meglio “la” colpevole se non la moglie che per buona parte del pomeriggio e della serata era andata avanti e indietro con il fido elettrodomestico acceso nell’immane tentativo di arginare la polvere e di eliminare tutti quei residui plasticosi, conseguenti al lavoro degli artigiani che ci stanno montando le nuove finestre?
-Ti sei fatto male?- gli ho chiesto con un “leggero” senso di colpa.
-Altroché!- ha risposto ancora un po’ rabbioso –me son fat mal al dito minolo* del piede!-
E stamattina l’husband è uscito di casa un po’ zoppicando e dolorante, con il minolo sinistro completamente blu.
Con in mente il vivo ricordo di quella lontana estate in cui, volendo emulare Rudolf Nureiev saltellò, agile e scalzo, di sasso in sasso lungo le rive di un laghetto alpestre, finendo con lo sbattere un piede contro un pezzo di roccia un po’ più elevata, procurandosi una micro frattura al trillice* destro…
Oggi qui, ieri là… dovrebbe bastare!
*trillice e minolo, l'ho scoperto oggi, sono i nomi del secondo e dell'ultimo dito dei piedi. Non si finisce mai di imparare!














Il premio mi è stato donato da Malia di 








