Trascorsi così i quindici giorni di licenza matrimoniale, alcune mattine da sola, con l’husband nell’ultima settimana, dato che il bambino da lui seguito era “ufficialmente” malato. In realtà la mamma, forse colpita da tanta abnegazione da parte del neo-sposo, l’aveva tenuto a casa…
Così il consorte si dedicò ad ulteriori lavoretti manuali di cui l’appartamento aveva ancora bisogno ed assieme completammo gli acquisti di quanto ancora ci mancava. Nel frattempo ricevemmo diversi regali da amici e parenti, un orologio rosso da parete, ben due tostapane, uno dei quali cambiato con una pianta ornamentale, un terribile servizio da macedonia di vetro azzurro lavorato con coppa e coppette a forma di mela, alcune delle quali si trasformarono in portacenere per il cognato Gabriele, altri oggetti di varia tipologia e, last but not least, un servizio di piatti da dodici di fine porcellana Bavaria, acquistato nel più elegante negozio di Trento, approfittando della svendita di gennaio..
Quello fu il regalo cumulativo di quattro amici, Fabrizio, Maria, allora sua fidanzata, Nadia che qualche anno più tardi sarebbe diventata la moglie di lui e Bruna, un eclettico personaggio sul quale ci sarebbe molto da raccontare…
E fu proprio Bruna a “convocarci”, un tardo pomeriggio insieme agli altri tre, davanti all’ingresso del fornito negozio Schönhuber-Franchi, per scegliere tutti assieme il regalo. Entrammo e ci dirigemmo immediatamente agli scaffali delle “grandi offerte”, dove appunto campeggiava il bel servizio Bavaria, design Scandinavia, decor Taiga. Quaranta pezzi, tra piatti piani, da minestra e da dolce, zuppiera, piatti da portata ovale e rotondo e, probabilmente ma non potrei giurarci, una salsiera, di un bianco-ghiaccio, con un bordo verde e marrone. Costava 44.000 lire.
A Bruna piacque moltissimo.
-Ve piaselo?- ci domandò.
-Sì…- rispondemmo assieme, il consorte ed io. Sì, era di nostro gusto. L’husband prese in mano un piatto, lo soppesò, lo guardò con palese soddisfazione.
-L’è proprio bèl…- commentò.
Anche gli altri tre furono concordi nell’apprezzamento e l’acquisto fu concluso.
-Alora, noi ghe meten dese mila lire per un- affermò perentoria Bruna –e le altre quatro mila, voi…-
-Va bene- rispondemmo –non c’è problema…-
-Signorina!- Bruna si rivolse con un certo cipiglio alla commessa. –Questo servizio! Ma senza la zuppiera… Quela no la volen..-
-Bruna, ma mi la voi, la zuppiera- intervenni un po’ stupita. Perché mai lasciarla in negozio, quando era compresa nel prezzo e faceva parte del servizio? E la stessa cosa fu ripetuta da tutti, l’husband, Maria, Nadia, Fabrizio, la commessa…
Ma Bruna sembrava irremovibile.
-La zuppiera! Ma cosa ve ne fate di una zuppiera che non serve a niente! La ocupa sol posto nela credenza!-
Insomma ci fu un bel tiramolla, la zuppiera sì, la zuppiera no, ma alla fine uscimmo dal Schönhuber con il nostro bel servizio compreso di zuppiera ed una Bruna brontolante e che scuoteva il capo.
-La zuppiera… Cossa se’n farai de ‘na zuppiera, mi nol capisso…-
Di quel glorioso servizio oggi rimangono undici piatti piani, qualche piattino da dolce, l’ovale da portata e… la famosa zuppiera, riposta in fondo alla credenza, orfana del suo coperchio e usata, in oltre trent’anni, forse due, tre volte…
Ma alla Bruna, questo non l’abbiamo mai raccontato!












