lunedì, 27 luglio 2009

Ed eccoci ritornati a casa, alla consueta quotidianità che ci ha attesi paziente, a tutti gli impegni, piccoli e grandi che ci accompagnano giorno dopo giorno…

15 giorni di vacanza intensa, densa di emozioni e con un tale distacco dalla routine, da avere l’impressione di essere stata assente un tempo ben più lungo di due settimane e che nel contempo ci hanno “rigenerati”…

E naturalmente sono stati smentiti tutti i buoni propositi pre-partenza, niente acquisti librari, niente souvenirs ecc.ecc., perché, pur contenendo le nostre spese al minimo indispensabile, un tre libricini sono venuti ad arricchire la nostra dotazione domestica come pure alcuni piccoli manufatti artigianali acquistati direttamente dalle mani di abili “produttrici” che operavano all’interno di due grandi musei etnografici all’aperto.

Comunque, ecco un riassunto di massima, della vacanza, diviso in alcune puntate, con qualcuna delle foto scattate dal mio personale fotoreporter..

 

 

STOCCOLMA

 

Partiamo da Bergamo con un volo Ryan-Air, destinazione Stoccolma, più precisamente lo sperduto aeroporto di Svatska, circa 150 km a sud della capitale, dove atterriamo alle 16.30 di un assolato pomeriggio svedese.

Peccato però che le condizioni mutino drasticamente man mano ci avviciniamo alla città e, quando siamo al terminal degli autobus, in pieno centro, sta piovigginando.

Vuoi vedere, penso, che mi sono portata dall’Italia la famosa nuvola fantozziana capace di seguirti pure in vacanza? Per fortuna è solo una precipitazione passeggera che ci accompagna giusto il tempo di cercare con qualche difficoltà la stazione della metropolitana, con la quale raggiungere l’hotel, situato nel quartiere di Vasastanden a circa un quarto d’ora di distanza da Gamla Stan, la città vecchia, considerata il “vero” centro storico di Stoccolma.

Per fortuna l’inglese qui è conosciuto e parlato da tutti (o quasi), così, dopo aver chiesto informazioni a destra e a manca, siamo finalmente sul convoglio che ci conduce alla giusta fermata. Poi, dopo cento metri di strada e una lunga scalinata da superare, siamo all’hotel Lilla Radmannen, dove ci attende la stanza da tempo prenotata via Internet e, come spesso accade, la realtà è diversa dall’immagine pubblicizzata..… Abbiamo infatti la nostra sorpresa: camera di dimensioni non eccelse, con letto simil-matrimoniale, per di più appoggiato alla parete lungo il lato destro. Di fronte, invece, un’asse da stiro con relativo ferro… Non ne avevo mai trovata una in tante sistemazioni viste nel corso degli anni.

Superato il primo momento di delusione, sul quale peraltro non mi soffermo più di tanto, perché, conoscendomi, so benissimo di non dover mai dare giudizi in condizioni di stanchezza (e a quest’ora del tardo pomeriggio dopo l’italica alzataccia mattutina non sono propriamente al massimo della freschezza), ci prepariamo per uscire a cena e ad una prima scoperta della città.

Per dovere di cronaca, devo dire che nei giorni successivi la sistemazione non è stata affatto negativa: accurata la pulizia, discreta la prima colazione ed un’ottima posizione facilmente raggiungibile anche a piedi.

 

E così, nei cinque giorni di permanenza, andiamo alla scoperta di Stoccolma: una città regale, che riserva un’infinità di sorprese al visitatore attento.

Cominciando da Gamla Stan, la città vecchia, con le sue tortuose stradine molte delle quali affollate di negozi e di gente, la bella piazza di Stortorget, un vero salotto cittadino, sulla quale è d’obbligo una sosta in uno dei locali che nella bella stagione dispongono tavoli e sedie all’aperto, magari ascoltando qualche giovane artista che si esibisce con maestria o la banda di uno sconosciuto paese dell’entroterra che rallegra con le sue note festose…

E poi passi accanto al maestoso Palazzo Reale, nel momento in cui avviene il cambio della guardia ed osservi la camminata marziale di giovanissimi soldati, fra cui puoi scorgere anche qualche ragazza, che vanno a prendere posto nelle garitte di ordinanza, quindi raggiungi il giardino sul retro della Chiesa Finlandese, alla ricerca di Jämpojken, la statua più minuscola di tutta Stoccolma, alta sì e no quindici cm…

Per poi trovarti, pochi metri più avanti, su uno dei grandi specchi d’acqua sulla quale si affaccia la città ed allora la meraviglia di ammirare isole collegate da comodi ponti e la sfilata degli eleganti palazzi dello Strandvägen ti impone lunghi sguardi ammirati, mentre, qualche passo più in là “qualcuno” sta scattando foto su foto.

Perché poi non salire sulla torre del Municipio, superando con passo deciso i 350 scalini (volendo si può utilizzare l’ascensore che ne fa risparmiare circa metà, ma noi che montanari saremmo, in quel caso?) per ammirare dall’alto la città? Figurarsi se ci lasciamo sfuggire l’occasione, soprattutto in un bel pomeriggio assolato. E che importa se un bel venticello ci scompiglia i pur corti capelli?

Così vedi lo sviluppo urbanistico di Stoccolma, disposta su più ben quattordici isole e puoi ammirare la ricchezza di verde di cui possono godere i suoi abitanti.

Giardini curati nel centro e ampi parchi appena a due passi dai quartieri storici, in cui ti senti lontano dal traffico e dai rumori della vita quotidiana.

 

(Fine prima parte)

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giovedì, 04 giugno 2009

-Vi porterò lungo il waal di Marlengo, da Lana a Tirolo, con visita al castello, in maggio, in modo da ammirare la fioritura dei meli…-

Così avevo detto alle Girasole nel passato ritrovo di venerdì 3 aprile e così è avvenuto, ieri, 2 giugno festa della Repubblica, quando ci siamo trovate, nove prestanti signore alla scoperta della conca meranese.

Oddio, non che sia stato facilissimo mettere in piedi l’organizzazione dell’evento, trovare una data  in cui le Girasole, persone impegnate quasi quanto un manager d’industria, fossero libere e ampie trattative diplomatiche si sono rese necessarie per concordare la lunghezza del percorso, la durata della camminata, ecc. ecc.

Comunque, eccoci a Lana, il bel paese a pochi chilometri da Merano, pronte a metterci in cammino. Sono le 10, c’è il sole e tutto va bene. Un buon caffè e si parte. Davanti Marina ed io, poi Giuliana, Marta, Maria, Silvana, la new entry Rina e a chiudere la fila, Paola e Renata.

Si cammina, si ammira il panorama, si parla… E si saluta. I numerosi escursionisti che incrociamo, tanti, che procedono singolarmente, a piccoli gruppi, a frotte. Bambini, qualche piccolo in carrozzina, ragazzi, giovani, di mezz’età, anziani, forse i più numerosi. Ad occhio e dai “Grüss Gott” di saluto, tutti (o quasi) di stirpe germanica.

-Ma che bella escursione! Grazie, amica Mariella, di questa scelta!-

-Che panorami! E che percorso agevole!-

I complimenti alla sottoscritta e le esclamazioni di ammirazione si sprecano. Nessuna delle “sorelle girasoliane” aveva percorso il waal di Marlengo prima d’ora ed ogni passo riserva qualche sorpresa, i meli ormai con i frutti, i vigneti di recente impianto, gli impianti di irrigazione che regalano estemporanee doccette anche agli ignari escursionisti, i tratti nel bosco, qualche passerella di legno, la frescura dell’ acqua che scorre irruente nel canale fiancheggiante il sentiero.

Poi, laggiù, sul versante della montagna di fronte a noi, castel Tirolo con la sua possente mole che domina la conca di Merano. La nostra meta originaria, poi cancellata per la distanza. Troppe, cinque ore, aveva sostenuto qualcuna.

Così rimaniamo sul waal, avanti, avanti e avanti, fin dopo le 12.30, quando siamo in prossimità del bivio che scende a Foresta, dove si trova il grande complesso della Forst con annessa birreria.

-Potremmo andare lì a mangiare…-

Ipotesi prontamente bocciata, con immediati rapidi conciliaboli e conseguente decisione di tornare sui propri passi per trovare ristoro in uno dei numerosi locali presenti lungo il percorso.

Così avviene e troviamo giusta sistemazione presso il Waldschenke Hotel, sulla cui terrazza, accarezzati dallo zefiro pomeridiano che fa vibrare l’ampio tendone sotto il quale sediamo, possiamo degustare quello che offre la cucina… Una pausa ristoratrice apprezzata da tutte noi, dopo al quale, sazie e soddisfatte, riprendiamo il nostro waal.

Sempre a ranghi un po’ sciolti, per cui il gruppo si fraziona in due segmenti: in testa le “maratonete” e nella retroguardia le “contemplative” le quali, grazie al passo più moderato si accorgono delle indicazioni per il castel Lebenberg e colà si recano per un arricchimento culturale…

Noi invece, dal passo veloce e più scattante, le attendiamo per una buona mezz’ora sostando nel giardino di un rustico Gasthof, alla periferia di Lana, tra rose lussureggianti e profumate, dissetandoci con ottime, casalinghe bevande.

E quando il ricongiungimento è avvenuto, prima di ripartire alla volta di casa, un ultimo importante adempimento: la visita ad una caratteristica birreria di Lana, la Pfefferlechner, dove la bionda e dissetante bevanda viene prodotta e servita agli assetati.

Saliamo in macchina e via, verso il centro del paese dove dovrebbe trovarsi il famoso locale. Sarà un gioco da ragazzi raggiungere la meta, uno pensa, Lana non è certo una metropoli… Verissimo, ma com’è, come non è, ci troviamo a girare a vuoto lungo le trafficate strade del piccolo centro per un buon quarto d’ora, prima di deciderci a parcheggiare e a proseguire la ricerca… a piedi.

- E’ vicino alla chiesa principale- dice Marina.

- Cerchiamo il campanile… non si può non notarlo.-

E invece, compiamo un’ultima passeggiata a passo deciso prima di giungere, finalmente!, al caratteristico locale, talmente speciale da definirsi “osteria nel cuore di Lana con vista sulla stalla!”, dove, placidi, mangiano la loro biada alcuni esemplari di cavalli avelignesi.

Valeva veramente la pena giungere fin qui…

Così ora siamo pronte al ritorno in terra trentina.

Sono le 18.40 e dopo un’ora e più di superstrada e autostrada siamo a Trento. Ancora pochi minuti di automobile e Marta mi lascia sulla porta di casa, dove il consorte già mi stava dando per dispersa…

E invece no, sono ritornata!

Alla prossima gita, amiche Girasole...

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lunedì, 27 aprile 2009

Ed eccomi tornata all’ovile…. (e dopo una settimana di pecore incontrate qua e là, il termine non può essere più appropriato…), alla vita quotidiana ed ai molteplici impegni, compreso quell’Everest di indumenti che mi attendeva paziente a rischio di franare al suolo dalla sedia su cui giaceva e l’inglese con i suoi esercizi e questo e quello…

Una settimana trascorsa a grande velocità, con le giornate scandite dagli impegni, che tra camminate e visite, momenti conviviali e cene, non ci hanno certo permesso di annoiarci.

Ma vediamo di raccontare con un po’ di ordine….

Partiamo nel primo pomeriggio di domenica 19: pullman gran turismo al completo, con prevalenza femminile ed età media sul “giovanile”, in un’atmosfera carica di aspettative gioiose. Viaggio tranquillo verso Livorno, dove ci imbarcheremo verso le 22.30 alla volta di Olbia, accompagnati da una precipitazione costante che aumenta sensibilmente di intensità proprio al momento di salire sul possente traghetto Moby Freedom. C’è un po’ di ritardo, la pioggia non è certo il massimo e sono piuttosto stanca. Non vedo l’ora di prendere possesso della cabina che condividerò con Rosa, che sarà mia compagna di stanza anche nell’hotel alla periferia di Pula, dove soggiorneremo per tutto il periodo. Qualcuno ipotizza una traversata perigliosa con mare mosso, viste le condizioni meteo, ma ciò non avviene e trascorro una nottata tranquilla e riposante nel comodo letto a disposizione.

Ore 7.00: la Sardegna ci accoglie con un cielo quasi sereno, eccezion fatta per alcune nubi biancastre che interrompono l’azzurro e una dolce temperatura che rallegra i cuori: se il buongiorno si vede dal mattino, pensiamo, possiamo stare tranquilli.

Saliamo veloci a bordo del pullman e via, lungo la superstrada Carlo Felice che attraversa tutta l’isola.

-Guardate com’è verde la natura in questa stagione…- ci raccomanda il capogita.

E’ così infatti: i colori brillanti della vegetazione, l’azzurro del mare che si intravede lontano e il biancore delle rocce formano una splendida tavolozza naturale e gli occhi di ciascuno cercano di non perdere un fotogramma di quegli spettacoli naturali. Una sosta al nuraghe di Losa, con le sue pietre poderose, la visita alla basilica di S. Giusta a qualche chilometro da Oristano, il pranzo in un grande complesso alberghiero nei pressi di Arborea e nel giro di un’altra ora di viaggio siamo alla periferia di Cagliari.

Siamo quasi alla meta, ma, prima di giungere all’albergo, l’ultima sorpresa della giornata, la vista dei fenicotteri rosa che vivono lungo i bordi degli stagni che circondano la città, intenti alla ricerca di cibo nelle basse e placide acque appena appena mosse da impercettibili onde.

Ed ora eccoci a Pula, precisamente a Nora dove le stanze dell’hotel S. Efis sono pronte per accoglierci. Sono circa le 17: abbiamo tutto il tempo di sistemarci e di esplorare l’ambiente che ci circonda prima della cena. E così facciamo, Rosa ed io. Una doccia salutare, i bagagli riposti, scendiamo verso la spiaggia, passando attraverso il giardino dell’hotel con la bella piscina circondata da comodi lettini e invitanti poltrone.

Non c’è nessuno all’infuori di noi sulla larga striscia sabbiosa, al limitare della quale le onde del mare si infrangono dolcemente nel loro incessante movimento ed è immediata la decisione di toglierci le scarpe, rimboccare i pantaloni e immergere i piedi nell’acqua. Un’istantanea sensazione di freddo e poi il piacere di camminare a contatto con la natura. Percorriamo così l’intera spiaggia da un capo all’altro fino a che non giunge l’ora della cena.

E la grande sala da pranzo dell’hotel risuona delle voci allegre dei gitanti trentini che concludono festosi la prima serata in terra di Sardegna con la mente già protesa alle prossime escursioni e alle scoperta delle bellezze di questa splendida regione.

 

 

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