Ancora prima di conoscerci, il giovanotto aveva programmato di trascorrere tutto il mese di settembre del 1974, in Inghilterra dove a quel tempo, a Londra, lavorava una sua giovane sorella. Avrebbe raggiunto la terra d’Albione con un economico volo charter, quindi, usando l’ancor più economico sistema dell’autostop, l’avrebbe girata da cima a fondo, pernottando nei vari ostelli della gioventù che lassù erano diffusi pressoché dappertutto.
Poi nella sua vita ero arrivata io e naturalmente ero stata messa al corrente del progetto.
-Perché non vieni anche tu?- mi aveva chiesto.
Non avevo esitato un istante e avevo accettato con entusiasmo. Un viaggio all’estero, in Inghilterra, in aereo per di più! Non mi pareva vero.
I piani per il viaggio furono predisposti con largo anticipo. Acquistammo i biglietti per l’aereo nell’agenzia di un vecchio amico del giovanotto, acquistammo una tendina canadese 2 posti, marca Raclet e per me, un modernissimo sacco a pelo termico, superleggero e dal minimo ingombro che, a detta del venditore, era stato progettato tenendo conto delle ultime tecniche.. della Nasa. Addirittura.
-Lo usano anche gli astronauti della Nasa- ci aveva assicurato -Garantisce il massimo del comfort nonostante la leggerezza- aveva aggiunto.
E alle 1.40 della notte del 4 settembre partimmo in treno da Trento alla volta di Milano, per raggiungere poi l’aeroporto della Malpensa, da dove l’aereo si sarebbe alzato in volo alle 11 del mattino. Eravamo onusti di bagagli, un mega zaino sulle spalle del giovanotto, una autarchica borsa in tela jeans che conteneva la tenda, più qualche altro involto fra cui un sacchetto in plastica griffato Madras che conteneva una macchina fotografica avuta in prestito dall’amico Marcello, un paio di scarpe per la sorella Adriana, un pacchettino misterioso per la di lei amica Lorenza, sua compagna di appartamento, un ombrello pieghevole comprato per il viaggio, più alcune confezioni di fazzoletti di carta, essendo io affetta da un fastidioso raffreddore.
Il treno era molto affollato, nonostante o forse l’ora notturna, e mentre viaggiavamo stando scomodamente in piedi ripensavo al volto silenzioso e un po’ dolente di mia madre al momento dei saluti pre partenza. Non aveva detto granché, ma si capiva che non era particolarmente entusiasta all’idea di questo mio viaggio, come mio padre del resto. Non che mi fossi preoccupata più di tanto della loro disapprovazione; avevo 24 anni e l’amore per il giovanotto veniva prima di tutto.
Arrivammo finalmente a Milano, Stazione Centrale, verso le 4 e mezzo del mattino. Aspettammo che aprisse un bar per fare colazione, poi andammo ad informarci su come raggiungere la Malpensa. Nessuno seppe darci una risposta chiara, così pensammo che fosse meglio recarci alla sede dell’agenzia che aveva emesso il biglietto, nei pressi di piazza Duomo.
Intanto si erano fatte le 7, il tempo passava, mentre si faceva più concreto il rischio di non arrivare in tempo all’aeroporto. E non sto a descrivere quale stato d’ansia si impadronì di me, quando scoprimmo che l’ufficio che doveva “illuminarci” avrebbe aperto solo alle 8.30. Alle 8.30!! Così tardi! E noi che saremmo dovuti essere al terminal al massimo entro le 10! Che fare?
-Aspettiamo- disse il mio accompagnatore.
E finalmente, con qualche bel minuto di ritardo sull’orario di apertura, vedemmo giungere, con atteggiamento del tutto rilassato e tranquillo, una giovane ed elegante fanciulla che aprì la porta dell’ufficio. Era l’impiegata.
Con una certa irruenza la seguimmo all’interno e senza neppure lasciarle il tempo di sistemare la borsetta in tono un po’ impaziente le spiegammo il nostro problema.
-Alle 11? Un aereo per Londra? Ma non ce ne sono a quell’ora. Il charter per Londra è partito stamattina alle 7…-
Lo sguardo che ci scambiammo e che poi le rivolgemmo, fu eloquente più di ogni parola.
-Alle… 7?!? Ma, non è possibile!! Noi… ecco… i biglietti… le 11…-
La ragazza li prese, li osservò…
-Ma questi biglietti sono sbagliati… Cioè, è sbagliata l’ora della partenza.. Che strano. Non capisco. Oggi ci sono due voli per Londra, quello delle 7 e quello delle 6 questo pomeriggio.. Alle 11 non c’è alcun aereo.. Ma, dove li avete comprati?-
Le spiegammo dove e quando e, guarda di qua, scruta di là, la giovane giunse alfine alla conclusione. Quei biglietti erano stati rilasciati in base all’orario dell’anno precedente, non c’erano dubbi. E per risolvere il problema, li avrebbe ritirati, rilasciandocene due validi per il volo del tardo pomeriggio.
-Trovatevi alle 4 al terminal dell’Alitalia, da dove partono i pullman per la Malpensa-
E così facemmo. Risparmio, per amore del lettore, come trascorremmo quelle ore prima dell’appuntamento, tra stanchezza, un po’ di rabbia e un po’ di avvilimento, qualche appisolamento dovunque ce ne fosse l’opportunità.
Ben prima dell’ora stabilita fummo al terminal. Ma non eravamo soli: con noi c’erano decine e decine di giovani passeggeri, tutti col loro regolare e corretto biglietto per Londra, che, quando i pullman giunsero all’aeroporto, sciamarono verso il bancone del check-in, ammassandosi disordinati in italico gruppo. Noi, naturalmente, in disparte, perché saremmo stati gli ultimi ad adempiere alle consuete operazioni pre partenza.
E noi attendemmo pazienti. Dapprima, poi stupiti e sconcertati quando scoprimmo che sull’aereo non ci sarebbe stato posto per noi, per noi e per altri cinque o sei malcapitati, pur provvisti di regolare biglietto.
Si era verificata infatti una classica situazione da overbooking, con la vendita di un numero di biglietti superiore ai posti disponibili.
Che fare? La giuliva impiegata ci propose delle alternative: attendere due giorni a Milano, scendere in treno a Pisa, per l’aereo del giorno successivo o, last but not least, recarci sempre in treno, a Zurigo, da dove sarebbe partito un aereo il mattino seguente.
Noi accettammo senza esitare questa proposta, noi due e gli altri sfortunati passeggeri rimasti a terra. Zurigo era già più vicino alla meta. Zurigo poteva andar bene….
E fu così che giungemmo a Londra, via Zurigo, con un giorno di ritardo. E senza sapere quello che avremmo ancora incontrato.. (remember la borsa Madras!)
categoria:ricordi, esperienze, vacanze, marito, inghilterra, aereo





