giovedì, 02 ottobre 2008

Sempre sul benessere fisico... Stamattina, durante la lezione di ginnastica, mentre eseguivo quei movimenti a terra ormai così conosciuti da poter "andare in automatico" la mente divagava e mi sono ricordata di quando..

Qualche anno fa l'Husband aveva trovato in una certa rivista sportiva, un proposta di allenamento progressivo nella corsa, che, partendo da pochi minuti giornalieri, ti avrebbe permesso, di lì ad un paio di mesi, di correre mezz'ora senza interruzioni. Ed era rimasto così colpito da ritagliare la tabellina con le varie tappe, quanti minuti di corsa e quanti di defaticamento la prima settimana, poi quanti la seconda, la terza e via discorrendo. L'aveva messa in un luogo sicuro e me ne aveva parlato con toni entusiasti, deciso a portare anche la sottoscritta sulla via del progresso motorio. Naturalmente, non ero propriamente entusiasta, ma si sa com'è, insisti oggi, insisti domani, illustrami tutti i vantaggi (-è il sistema migliore per perdere qualche chilo... -), alla fine accettai.

Così cominciammo. Era la fine di agosto. Verso le 18, quando il sole non era più tanto cocente, prendevamo l'auto, raggiungevamo un tratto lungo il fiume Adige, da sempre deputato alla corsa, alle passeggiate, alla bicicletta e lì aveva inizio il "supplizio". Un minuto di corsa, un minuto di camminata veloce, alternati per cinque volte. A dirlo, a parole, sembra assai semplice, ma la realtà, per me almeno, era un po' diversa. L'Husband scattava, atletico, distanziandomi nel giro di qualche secondo già di un buon cinquanta metri e, con questo distacco che via via aumentava, procedevamo. Lui davanti ed io dietro, arrancante. Ogni tanto si girava per controllare che fossi ancora alle sue spalle, non so se con la segreta speranza che fossi sparita, magari inghiottita dalle acque del fiume...

L'allenamento quindi procedette, a giorni alterni, sempre con lo stesso ritmo, un minuto e un minuto e poi giunse la fase due: due minuti di corsa e uno a passo veloce. Due minuti, un'eternità. Lungo quel tratto sempre affollato, dove ogni volta si incontrava qualche conoscente che ti guardava in modo stupito, quasi irridente. Per non parlare del papà di una alunna, col quale pietosamente fingemmo reciprocamente di non vederci..

Allora l'Husband, per trarmi d'imbarazzo, propose un cambiamento di luogo e di orario. In un parco vicino a casa nostra, alle 7 del mattino e quella per me fu l'ultima "seduta". Perché era successo che, dall'inizio degli allenamenti, avevo cominciato a lamentare dei dolori al fianco destro che si diramavano per buona parte della schiena.

-Sarà la corsa?- avevo chiesto speranzosa al consorte. -Ma sì, la corsa... Va dal dotor- mi aveva risposto.

Ed io ero andata dal medico, gli avevo spiegato tutta la situazione e lui era stato d'accordo con me. Sì, era una spiegazione plausibile, perché......

-E' il caso che smetta, allora?-  gli avevo domandato con gli occhi che brillavano per la speranza.

-Non vorrei essere fonte di disaccordo familiare- aveva risposo "el dotor" -ma direi che è meglio sospendere, almeno per un po'-

Così finì il tentativo di fare di me una fondista. Il dolore passò ed io me ne guardai bene dal ritentare l'impresa. L'Husband pertanto continuò solitario gli allenamenti, non ricordo se fino alla fine del programma, ma per molte, molte settimane.

Qualche anno dopo egli ritentò l'avventura con una giovane cognata probabilmente desiderosa di sofferenza, ma anch'ella si rivelò allieva poco propensa al sacrificio e dopo qualche settimana gettò la spugna.

Comunque, la tabellina con le varie fasi di allenamento è ancora ben custodita dall'Husband che non ha ancora perso del tutto la speranza di "migliorarmi". Adesso, tra l'altro, avrei anche le scarpe adatte alla corsa!

postato da: cautelosa alle ore 14:41 | Permalink | commenti (9)
categoria:marito, corsa, allenamento, sacrificio, cognata