Fin dall’inizio avevo avuto il sentore che sarebbe stato impegnativo accompagnare quei venticinque “individui” di età compresa fra i tredici ed i quattordici anni, in un “viaggio di istruzione” della durata di tre giorni.
Già nelle settimane precedenti la partenza, infatti, avevo dovuto mettere in campo tutte le mie abilità diplomatiche per far sì che non ci fossero esclusioni nella scelta dei compagni di stanza, contattando una ad una quelle viperine di alunne in modo che anche le meno popolari trovassero la giusta sistemazione, senza correre il rischio di dovere dormire… con l’insegnante.
Già, poi, avevo dovuto rassicurare la mamma di Carlottina che appunto nessuno avrebbe voluta in stanza, ascoltando in sovrappiù un suo lungo, accorato e giustificato sfogo sull’emarginazione della figlia all’interno della classe.
Insomma, un percorso in salita ancor prima dell’evento in sé.
Né fummo molto rassicurate, le quattro colleghe ed io, vedendo quel lunedì mattina di fine aprile 1988, il vetusto pullman noleggiato dalla segreteria che ci avrebbe accompagnati in terra toscana. Un “gran turismo”, sulla carta almeno, che aveva senz’altro visto giorni migliori qualche decennio prima.
Ma, quello ci passava il convento, quindi salimmo e via.
Tutto si svolse come da copione, autista silenzioso e immusonito, alunni pieni di lazzi, frizzi, musica, risate e noi insegnanti un po’ befanose a controllare… seduto là, abbassa il volume, non gridate… Tutto tranquillo, insomma, fino a che il “potente mezzo” non cominciò ad affrontare il tratto appenninico dell’autostrada del Sole, quando, piazzato dietro un tir senza mai riuscire a sorpassarlo, ci costrinse a respirare tutti i gas di scarico dell’autotreno che entravano dalle fessure dei finestrini impossibili da chiudere totalmente, lasciando in sovrappiù una densa scia di fumo nero dietro di sé.
Come Dio volle, giungemmo alla prima meta della giornata, San Gimignano. Avevamo a disposizione alcune ore per visitare la cittadina, prima di ripartire alla volta di Siena, dove avremmo trascorso il pomeriggio, mentre verso sera avremmo raggiunto l’albergo prenotato, al Lido di Camaiore. Una giornata intensa.
San Gimignano ci apparve bellissima, sulle colline prospicienti la val d’Elsa, con le sue quindici torri a dimostrazione di un glorioso passato medievale e per le vie del centro il folto gruppo di adolescenti trentini e delle loro accompagnatrici sciamò festoso, alla scoperta della città. Ancora più gioiosi, i nostri, quando scoprirono di poter godere di una ventina di minuti di “libertà” dagli sguardi attenti delle signore professoresse.
Il tempo di un caffè gustato in silenzio e “solitudine” e di nuovo a gruppo riunito raggiungemmo il parcheggio del pullman. Svelti a bordo e ripartimmo. Ci attendeva un invitante pomeriggio a Siena e stavo appunto anticipando quanto avremmo potuto ammirare nella bella città toscana, quando fui bloccata da un improvviso grido..
-Presto, sedetevi tutti sui sedili del lato destro, presto…
La voce concitata dell’autista ci lasciò in un silenzio ammutolito e in altrettanta ammutolita immobilità. Che stava succedendo?
-Svelti, dall’altra banda, dall’altra banda…-
-Su, ragazzi, tutti sui sedili di destra, anche in tre, dai che ci state, non fate storie- intervenimmo anche noi con decisione, pur senza capire il significato di quegli ordini.
Stavamo scendendo dalla collina verso Poggibonsi, un tratto in discesa…
-El pullman, gh’è qualcos che no va. Proven en de ‘sto modo… -
Un guasto. Evidentemente era successo qualcosa, sperando non al sistema frenante…
Il silenzio a bordo del pullman era assoluto. Non si sentiva quasi neppure respirare. Chi aveva tentato timide domande, era stato prontamente zittito.
-Zitto! L’autista deve guidare!-
Anche noi insegnanti ci guardavamo con muti sguardi interrogativi, mentre a velocità ridotta, l’autista guidava verso la pianura, seguito da una lunga colonna di impazienti automobilisti…
E fummo finalmente al piano, periferia di Poggibonsi, dove, provvidenziale comparve, prima l’insegna, poi la mole di una grande autofficina. La salvezza!!
Il pullman ebbe appena la forza di entrare dall’ampio, aperto cancello, raggiungendo il grande capannone delle riparazioni ed esalò l’ultimo, meccanico respiro.
Erano circa le 13.30 ed eravamo in una zona distante un paio di km dalla stazione ferroviaria di Poggibonsi, dove avremmo potuto prendere il treno per Siena. Un paio di km di trafficata strada statale, lungo il bordo della quale avrebbero dovuto camminare, ordinati come soldati prussiani, 50 alunni e cinque docenti, più la piccola figlia di una di esse. Ci consultammo brevemente e la maggior parte di noi decise che era un rischio eccessivo. Da parte mia, avrei tentato la sorte, ma fui l’unica….
Rimanemmo quindi in attesa della riparazione del pullman, nel fortunatamente grande piazzale dell’officina, in una zona secondaria vicina agli uffici, dove i ragazzi e noi inventammo tutta una serie di passatempi. E dovemmo ringraziare un frisbee casualmente portato nello zaino da qualcuno, mentre qualche mia alunna si dilettò a scoprire quanto fossero “carini” i meccanici più giovani, ronzando loro attorno come api attratte dal miele..
E, nonostante il prodigarsi del personale pressoché al completo attorno al nostro mezzo, esso fu pronto solo verso le 18.30.
Cinque ore in un’officina!!! E Siena? Ahimé, quel giorno non la vedemmo! E neppure gli altri due naturalmente.....