lunedì, 17 agosto 2009

Ricordo ancora, come fosse successo ieri, l’incidente alla centrale nucleare di Chernobyl.

Era il 1986 e una sera di fine aprile, al tg della notte, venne data la breve notizia di un incidente occorso in una centrale sovietica.

Due secondi, prima di andare a dormire, uno ascolta e subito dimentica. Un nome strano, mai sentito prima d’allora. Chernobyl, dov’è mai “costei”?

E un modestissimo trafiletto apparve sui giornali il giorno seguente, giusto tre righe nelle pagine interne, di quelle notizie che neppure sfiorano la tua attenzione.

E invece…

Invece, di lì ad un paio di giorni, quel nome cominciò a risuonare sempre più forte in lunghi servizi televisivi e a campeggiare sinistro dai titoli dei quotidiani.

Tragedia, pericolo, nube tossica, radiazioni. Un vero crescendo rossiniano di notizie sempre più allarmanti, di paura, di domande. Che cosa fare? Come difendersi dalle micidiali radiazioni?

E risposte talora evasive, talora confuse e contraddittorie.

Niente insalate o prodotti dell’orto, no a latte fresco, no a lunghe permanenze all’aria aperta, consigli più o meno velati di evitare gravidanze, guai a raccogliere funghi (ma quello era l’ultimo dei problemi…)

E se siamo già stati contaminati? Quali pericoli stiamo correndo?

E per risposta parole, parole, parole che non facevano che aumentare la confusione generale.

Così, niente parco giochi per i bambini perlomeno per tutto il mese di maggio, niente passeggiate, escursioni, gite.. (e noi andammo comunque, con le classi, in settimana bianca sulle nevi del passo Tonale, giusto una settimana più tardi, ma quella era un’attività da mesi programmata e non vorrai mica sospenderla?)

Poi le settimane passarono. La tragedia di Chernobyl si ritrovò fatalmente a diventare una notizia da pagina 20 del quotidiano e in fondo alla scaletta del tg e la vita riprese il suo corso, com’era giusto che fosse, con quel pizzico di fatalismo che ti impone di non fare troppi pensieri in avanti su come sarà il futuro prossimo venturo.

Almeno per noi, perché chi visse l’incidente da vicino, direttamente sulla propria pelle, ne ebbe l’esistenza sconvolta…

 

E oggi, questi ricordi mi sono tornati alla mente sentendo la notizia al tg delle 14.30 di un grave incidente accaduto in una centrale siberiana.

Idroelettrica, stavolta, ma ancora una volta foriera di lutti e sofferenza per gli uomini e di danni per l’ambiente…

 

postato da: cautelosa alle ore 16:13 | Permalink | commenti (16)
categoria:ambiente, paura, disastri