Oggi l’argomento del giorno dovrebbe essere la vittoria di Obama, per il quale abbiamo fatto il tifo in molti, ma siccome esso sarà inflazionato, io ritorno alle “mie memorie”.
Capitolo 3. Lui ed io = noi
Dopo quel sabato cominciammo a vederci regolarmente e ben presto ci rendemmo conto che tra di noi stava nascendo qualcosa di più forte di una reciproca simpatia. Eravamo innamorati e per me cominciò una nuova vita. Non che prima vivessi a mo’ di eremita, ma ora le mie frequentazioni sociali ebbero un impulso impensabile solo pochi mesi prima.
Il giovanotto mi introdusse nel suo ampio e fluttuante giro di amicizie, mi fece conoscere il mondo della solidarietà, portandomi con sé a tutte le riunioni dell’eterogeneo gruppo di inserimento sociale di cui faceva parte e che spesso mi causavano terribili crisi di sonnolenza, mi condusse a manifestazioni culturali di ogni genere, mi fece amare le canzoni di Francesco Guccini e di Leonard Cohen , dei Pink Floyd e degli Inti Illimani, mi fece provare l’emozione di rombanti viaggi con la Lambretta dell’amico Flavio, stupendosi per la mia ignoranza nella geografia del territorio….
E per me tutto era nuovo ed eccitante, ogni giorno una scoperta e ogni giorno qualcosa di speciale.
Insieme ci recammo a Salisburgo, dove da qualche mese viveva Lalla, una mia amica di università. Ufficialmente in treno, in realtà in autostop, perché il giovane era un esperto nell’arte di attendere pazientemente lungo il bordo di una strada, con il pollice alzato, che qualche buon’anima si fermasse e ti desse un passaggio.
Partimmo da Trento, un grigio venerdì mattina di fine marzo, verso le 10 e, attorno alle 16 eravamo a casa della nostra ospite. Un veloce week-end, la giornata del sabato trascorsa a visitare la città e conclusa in una grande birreria ai piedi della Festung, dove bevemmo possenti boccali di birra seduti a lunghi tavoli, accanto a robusti austriaci che cantavano popolari melodie. E noi tre che rispondevamo con classiche canzoni di protesta, che continuammo ad intonare anche durante il ritorno all’appartamento della nostra amica. Il giorno seguente riprendemmo la strada verso l’Italia; di nuovo, pollice alzato e grazie a generosi automobilisti, verso sera fummo a Bolzano. Si era ormai fatta notte, perciò pensammo bene di percorrere l’ultimo tratto verso casa in treno.
Avevamo però un paio d’ore di attesa per cui facemmo una breve passeggiata sotto i caratteristici portici, entrando poi in un bar per bere qualcosa. Ci sedemmo, ordinammo una bibita e, nell’attesa, appoggiai la testa sull’omero del giovanotto, in una postura del tutto innocente.
-STIA RITTA, LEI!!-
La voce tagliente della signora dietro il banco, probabilmente la proprietaria, una donna di mezz’età, dai corti capelli biondastri, mi colpì di sorpresa. Il locale era pressoché vuoto, all’infuori di noi due. Possibile parlasse proprio a me? La guardai infatti con aria interrogativa..
-STIA RITTA, LEI!- ripeté- SIAMO IN UN LOCALE PUBBLICO!!-
La sua palpabile indignazione faceva pari con la nostra sorpresa. Ero rimasta del tutto senza parole e l’unica reazione fu quella di mettermi subito a sedere un po’ discosta dal giovanotto.
-Guardi che il medioevo è passato- le disse lui, senza ottenere risposta alcuna. Bevemmo quanto ordinato e lasciammo il locale più in fretta che mai. Non sapevo se ridere o arrabbiarmi per la situazione: essere trattata in quel modo per un atteggiamento così innocente, era davvero il colmo.
E quella fu la nostra prima avventura in autostop, per me il “battesimo del fuoco”. Qualche mese più tardi, invece, il grande viaggio. La prossima puntata, però.





