sabato, 10 gennaio 2009

Era un lunedì anche 33 anni fa, il 12 gennaio 1976, giorno in cui il giovanotto ed io convolammo a giuste nozze. Con una cerimonia semplicissima di rito civile, nel Municipio di Trento, alla presenza di un ristrettissimo numero di persone. Abiti quotidiani, nessun boquet di fiori, nessun orpello, nessuna partecipazione, né bomboniere, addirittura nessuna fotografia, dato che l’amico che si era offerto di venire a farci due scatti si era ammalato e manco si era curato di avvisarci. Anche la data ed il giorno non erano stati una scelta del tutto nostra, ma quello era il giorno che l’Ufficio del Comune ci aveva assegnato.

Ma per noi non aveva alcuna importanza. Per me quello che contava era il passo che stavo per fare e di cui ero perfettamente convinta, il resto era tutta apparenza. Sul rito civile, il giovanotto era stato categorico: quello o nient’altro. Ed io, che sarei anche stata disposta a qualche compromesso con la mia coscienza per evitare discussioni e rimostranze familiari.. accettai. Naturalmente, a casa mia la notizia non fu accolta con grande favore e ci furono attimi di tensione, ma fui io a quel punto ad essere categorica, quella era la nostra decisione e basta. Nella famiglia del giovanotto, invece, la notizia non originò alcuna reazione e fu accettata come del tutto “normale”. La “strada” era già stata aperta dalla sorella del futuro Husband, quindi…

Ma anche i miei dovettero far buon viso a “cattiva sorte” e tra qualche sospiro materno e qualche muso lungo paterno si giunse alla data stabilita. Poco prima di Natale c’era stato l’incontro “ufficiale” tra i futuri consuoceri a casa del giovanotto con reciproca soddisfazione.

Tuttavia, quel 12 gennaio, i miei genitori decisero di non partecipare alla cerimonia in Municipio; sarebbero intervenuti poi al pranzo che la mia novella suocera intendeva preparare per festeggiare l’evento.

Così giunse quelle fatidica mattina. Il pomeriggio precedente avevamo finito dei lavori di falegnameria nell’appartamento che avevamo affittato e che era stato arredato con artigianali mobili costruiti in gran parte dal giovanotto stesso coadiuvato da un falegname. Mobili spartani, un tavolo, una essenziale libreria, il letto, qualche scaffale, alcuni dei quali ancora fanno parte del nostro arredo. L’armadio era stato il regalo dei miei, le sedie erano di quelle a buon mercato, ma avevamo tutto l’indispensabile. Il divano e le poltrone sarebbero venute poi….

All’ora stabilita ci trovammo in Municipio. Della mia famiglia c’era solo il mio fratello minore, che allora aveva otto anni. Mia sorella, che avrebbe dovuto essere la mia testimone di nozze, doveva sostenere quella mattina l’esame di guida e, sapendo che ci sarebbe stato un esaminatore considerato “di buon cuore” l’avevo esortata a non perdere l’occasione… Non avrei voluto avere sulla coscienza anche una mancata promozione… Mio fratello, invece, era lontano da casa, impegnato nel servizio militare. Più folta la rappresentanza dei familiari del giovanotto. A parte la mamma, addetta alla cucina ed i due fratelli allora in Inghilterra, Adriana e Gabriele, gli altri c’erano tutti, il papà, la sorella con il marito e gli altri tre fratelli, uno dei quali fu il mio testimone.

La cerimonia fu breve e semplice. Il momento clou fu quando l’Assessore che ci stava sposando ci invitò a scambiarci gli anelli, che io avevo nella borsetta, in uno scatolino. Aprii il piccolo involto ed il neo marito prese la sua fede e se l’infilò al dito. Al suo.

-E la moglie?- gli chiese stupito il cerimoniere.

E allora lui prese l’altro anello e finalmente anch’io l’ebbi al dito.

Eravamo sposati. Uscimmo dal Municipio con un mazzo di fiori, omaggio del Comune, legati con uno sfarzoso nastro giallo e blu, i colori di Trento, che cercavo un po’ di nascondere alla vista dei passanti.

Ci fu poi il grande pranzo a casa dei miei suoceri, finalmente al completo, con i miei familiari, compresa la sorella neo-patentata e, in un’atmosfera di grande cordialità, gustammo quanto cucinato con amore dalla mammà.

La nostra vita matrimoniale aveva avuto inizio.

 

E adesso siamo qui, a 33 anni di distanza, ancora uniti e pieni di amore reciproco, con la speranza di poterne vivere molti e molti altri, sereni e ricchi di soddisfazioni, insieme.

postato da: cautelosa alle ore 14:52 | Permalink | commenti (51)
categoria:famiglia, marito, matrimonio, anniversario