venerdì, 15 maggio 2009

La valle di Sella è un’amena vallata laterale della più ampia Valsugana, nel Trentino orientale, dove, dal 1986, si svolge Artesella, una manifestazione internazionale di arte contemporanea nella natura.

Nelle estati degli anni pari vengono invitati artisti di varie nazionalità, che nel loro periodo di permanenza nel luogo creano le loro opere, quasi sempre realizzate unicamente con elementi naturali (sassi, rami, foglie, terra...) ed immerse nell'ambiente naturale tipico della zona, bosco o . Una volta realizzate, le opere sono lasciate al loro corso e quindi sono destinate al degrado e alla scomparsa, in un ciclo assolutamente naturale.

In questo scenario si tengono inoltre eventi culturali, concerti, spettacoli teatrali e altri avvenimenti che hanno visto la partecipazione di artisti di primo piano, quali Marco Paolini, Moni Ovadia, Antonella Ruggiero, Mario Brunello.

L’opera senz’altro più conosciuta è la cosiddetta  cattedrale vegetale dell’italiano Giuliano Mauri, costruita nel 2001, con più di tremila rami intrecciati nelle forme di una cattedrale a tre navate, con ottanta colonne alte 12 m su una superficie di 1220 m² . All'interno di ogni colonna è collocata una pianta di carpino, che nell'intenzione dell'artista, una volta cresciuta dovrebbe prendere il posto della struttura attuale, destinata a marcire e a scomparire.

 

Ed ecco alcune foto che ho scattato l’altro giorno, quando mi sono recata in val di Sella, con alcuni amici. Le prime due si riferiscono alla cattedrale vegetale, ma l’emozione nel vederla dal vivo è difficile da rendere…

 

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categoria:natura, arte, escursione
mercoledì, 15 ottobre 2008

Con l’arrivo di ottobre è cominciata anche la stagione dei “corsi”, mattutini, pomeridiani e serali, di tutte le tipologie. Basta un po’ di buona volontà e di tempo libero e non c’è che l’imbarazzo della scelta, talmente ampia che bisognerebbe avere settimane di 10 giorni o giorni di 24 ore. Un po’ eccessivo, direi.

Qualche anno fa, diciamo prima dell’era Euro, tanto per datare, anch’io caddi nella tentazione.

Sul banco degli avvisi della nostra scuola, infatti, circolava un allettante depliant della locale Università Popolare, benemerita associazione che ha tra gli altri, lo scopo di “educazione permanente degli adulti”, il quale illustrava i vari corsi brevi (10-12 ore) dalla stessa organizzati, di cucina, di biedermaier (che allora andava per la maggiore), di pasta e sale e, last but not least, di decorazioni natalizie.

-Decorazioni natalizie, che bella idea!- dissi alla collega Gianna, con cui come ogni mattino stavo scartabellando mesta la montagna di avvisi scolastici, quando il depliant ci finì tra e mani.

-Proprio una bella idea. Ci iscriviamo?-

E così, un lunedì sera “approdammo” in una delle grandi aule della suddetta U.P. per la riunione in cui ci avrebbero illustrato i vari corsi, piene di buona volontà e zelo. Con grande sorpresa incontrammo anche Paola, ex collega e allora già felice pensionata, poi conoscemmo altre tre giovani fanciulle anch’esse interessate ed il “Maestro”.

Un istrionico personaggio di età indefinita, ma sicuramente oltre i 50, dalla ricciuta capigliatura un po’ trasandata che fa tanto bohemienne, un tale Paolo qualchecosa che si presentò come Paul Sting (probabilmente secondo lui faceva più “fine”), un vero personaggio, come avremmo avuto modo di conoscere nelle lezioni successive.

Paul si presentò, illustrò le finalità del corso e ci invitò a seguire il nostro estro creativo, raccogliendo ogni tipo di materiale che potesse essere utile alla creazione di ceppi natalizi, il primo degli obiettivi del suo insegnamento (e che rimase anche l’unico).

Paola, Gianna ed io prendemmo i debiti appunti, rivolgemmo le giuste domande, pagammo la quota di £ 120.000 per le 10 ore di lezione e ce ne tornammo a casa già immerse in un’aura artistica.

Ma, come sempre, tra il dire e il fare… e la ricerca di “casuale” materiale artistico si rivelò alquanto difficoltosa, tanto che alla fine preferii recarmi nella vicina fioreria per acquistare rami di agrifoglio e qualche altro sempreverde che mi vide sborsare qualche altra liretta. E che i rami di abete la fioraia me li regalò!

Così cominciammo, un dopocena di dicembre. Mentre attorno al grande tavolo ogni allieva cercava di “assemblare” l’eterogeneo materiale in una artistica composizione, Paul dava il meglio di sé ragguagliandoci, con la sua voce un po’ roca e suadente, sulla propria vita. Egli era un poeta e ci invitò alla lettura delle sue composizioni in un bar “a vocazione artistica”; egli era un pittore e ci invitò all’inaugurazione della sua mostra; egli era un ottimo cuoco e ci rivelò un paio di ricette “segrete”, egli era… era tutto e ancora di più! Era talmente un tuttologo che, qualche anno più tardi, si presentò alla porta di casa mia nelle vesti di dimostratore di aspirapolveri ad alta definizione. Ma allora era ritornato ad essere solo un Paolo ed io non gli ricordai quel passato di insegnante.

Il mio primo centrotavola non fu quel che si dice un capolavoro e fu prontamente criticato dall’Husband che scosse, ridendo, la testa vedendo quella specie di parallelepipedo con spuntoni verdi…

Il secondo esemplare andò decisamente meglio: nel solito parallelepipedo spugnoso avevo stavolta infilato tanti bastoncini che recavano legate caramelle di ogni tipo ed esso fu apprezzato soprattutto dai figli adolescenti tanto che finì i suoi giorni molto prima di Natale, rimanendo con tristi stecchi nudi che si rivolgevano al cielo.

Le ultime due lezioni non furono degne di nota ed il corso finì. Centoventimila lire, senza contare quelle spese per “accessoriare” i centrotavola e risultati, nessuno, degno di nota. Il colmo della “depression” fu quando, passeggiando per il mercatino natalizio, vidi bellissimi ceppi tradizionali con la loro brava candela rossa al centro, le pigne dorate o argentate e un bel nastro rosso al prezzo di…. 30.000£. I più belli!!

-Quattro, ne avremmo comprati!- commentai poi con Gianna, che convenne.

E ancor oggi, basta accennare -e te ricordet el corso dele decorazioni per Nadal?- per farci scoppiare in una sonora risata. Almeno al buonumore, esso era servito!

 

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categoria:arte, corsi, colleghi, natale, marito
sabato, 20 settembre 2008
Ieri pomeriggio in uno storico palazzo del centro è stata inaugurata la tradizionale mostra di pittura e grafica del Gruppo Studio Arti Visuali 2001, con una rassegna dei lavori eseguiti dai soci durante l'anno di laboratorio.
L'impegnativo e complesso tema di quest'anno era "Il tempo come...", che ciascuno aveva dovuto interpretare in modo artistico e personale.
-Che difficile! Non sai quanto ho faticato per trovare l'ispirazione!- mi ha detto la collega Ernestina, invitandomi all'inaugurazione.
-Che difficile! Non sapevo dove sbattere la testa!- ha confermato la segretaria Silvana, ricordandomi la data dell'evento.
-Madonna, che tema!- Ha pensato la sottoscritta che ha sempre incontrato difficoltà nell'esprimersi con matite, colori e pennelli.
-A me non sarebbe venuto in mente nient'altro che un orologio!- ho poi detto alle due artiste, osservando i quadri esposti.
-Che banale!-  Avranno pensato. Ma senza dirmelo perché sono persone educate.
Poi, a casa ieri sera, mentre, pur con gli occhiali sul naso, cercavo disperatamente la mia lente da ricamo per ingrandire le parole del giornale, ho avuto l'ispirazione. Il tempo come? Come UN PAIO DI OCCHIALI. UN PAIO DI OCCHIALI, DA VISTA.
Certo, come gli occhiali da vista, senza i quali anche chi ha sempre avuto 10 decimi, ORA, si sente quasi "ciecata"! E chi deve ringraziare, se non il tempo che passa?

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categoria:arte, mostra, occhiali