7 gennaio, è passata anche l’Epifania che tutte le feste si è portata via, l’albero è stato disfatto, gli ornamenti riposti, in casa restano soltanto alcuni torroni ed un panettone Tre Marie, più una decina di cioccolatini disparati, che ho promesso solennemente di non toccare, qui non è nevicato, perlomeno fino ad ora…
Ho poi “scoperto” con soddisfazione che in libreria potrò cambiare il libro “Mille splendidi soli” ricevuto in dono dal figlio maggiore, doppio e “nudo”, cioè senza scontrino né bollino della libreria stessa ed ho ripreso ad ascoltare, pardon a tenere accesa la tv sintonizzata sulla BBC.
Insomma, tutto sta ritornando alla routine quotidiana, quindi stamattina probabilmente mi farò forza e andrò al corso di acqua-gym…
Ed è ricominciata la scuola, per la gioia di alunni e insegnanti, con questo pimo giorno post-vacanze talvolta “un attimino” traumatico.
Come successe a me cinque anni fa, quando né l’husband né io sentimmo la sveglia. Erano le 7.35, quando mi svegliai. Le 7.35! E dieci minuti più tardi sarei dovuta essere al mio posto, dietro la cattedra! Balzai dal letto e mi preparai alla velocità della luce, non senza aver avvisato la scuola del ritardo.
-Tranquilla- mi disse Sandro, il collega vicario –mando la Marisa entant che te arivi!-
Una volta pronta, raccolte le carabattole scolastiche che non giurerei fossero già belle e ordinate nella borsa professorale (perché, da brava insegnante, qualche “buona” abitudine si mutua anche dagli alunni, tipo preparare la cartella al mattino…), bevuto al volo una tazzina di caffè che l’husband aveva provvidenzialmente preparato, mi fiondai lungo Corso 3 Novembre verso la scuola, dribblando con un po’ di nervosismo i già numerosi passanti. Avrei potuto prendermela con un po’ più di calma, sapendo che la classe era custodita dalla bidella Marisa, una specie di generale in gonnella, ma ne andava della mia “rispettabilità”.. La prof. B. in ritardo! Ma che almeno fosse contenuto!
Così, un po’ il passo veloce, un po’ la gelida temperatura di quel mattino di gennaio, fatto sta che superai la soglia della gloriosa scuola media poco dopo le otto con il volto arrossato e gli occhi lacrimanti.
-E non crediate sia la commozione nel vedervi- salutai gli alunni una volta raggiunta la classe –sto solo “piangendo” per il freddo!!-
Una risata generale accolse le mie parole e cominciammo la lezione. Tutto era tornato alla normalità.





