venerdì, 12 dicembre 2008

Sempre sul tema “Santa Lucia” vorrei raccontare questo episodio, spesso ricordato in famiglia.

 

Nel lontano 1955 la mia mamma era stata madrina di battesimo di Giuseppe, il figlio terzogenito di una sua carissima amica di infanzia e giovinezza e anche lei, da brava “santola” ogni anno preparava il piatto di S.Lucia per il piccolo Bepino, come il bambino fu sempre chiamato in famiglia.

Ma, poiché noi vivevamo a Trento e Bepino trascorreva i suoi giorni nel nostro paese d’origine, erano la nonna Maria e la zia Rosina a fungere da tramite con la santa del 13 dicembre. Così la mamma con largo anticipo provvedeva ad inviare a suocera e cognata i doni, nonna e zia si incaricavano dei dolci e Bepino, la sera del 12 dicembre, portava da loro il piatto con farina e sale, ben avvolto in un grande tovagliolo (el mantin), tornando il mattino seguente assai di buon’ora a ritirarlo.

Così accadde anche quella vigilia di un anno imprecisato, quando Bepino avrà avuto sì e no sette anni.

-Ah, ecco el Bepino…. posta lì ‘l piat…., ciao, a duma…… -

Ma quella sera la nonna e la zia andarono a coricarsi senza aver preparato il piatto, con l’intento di farlo il mattino assai presto, avvezze com’erano ad alzarsi poco dopo le sei. Purtroppo non avevano tenuto conto dell’ansia e delle aspettative del bambino e così accadde che…

Saranno state le quattro, quando furono svegliate da strani ticchettii sulle imposte della finestra e da una voce infantile.. –Mariaa, Rosinaa…-

La zia accese la luce, guardò la sveglia.. –Cara Madona, l’è sul le quatar! Mama, l’è già ch, cal petel (è già qui quel bambino)…-

-Car Signur, e g’om amò da far so el piat!- (e dobbiamo ancora preparare il piatto)

-Mariaaa, Rosinaaa-  e sempre quei ticchettii sulle imposte, che smisero quando la zia si affacciò.

Nel cortiletto di casa, nel buio pesto della notte, due figurette con un lumino guardavano verso la finestra illuminata. Bepino ed il fratellino Renzo, di un paio d’anni più giovane.

-So vegnù a tor la santa Lusia!- (sono venuto a prendere la S.Lucia)

-No l’è gn’amò rivà! Ne a dormir che l’è not! Vegnì quan che l’è di! (Non è ancora arrivata. Andate a dormire che è notte e tornate quando sarà giorno)

Un po’ riluttanti i due fratellini tornarono sui loro passi verso casa, per fortuna poco distante. Probabilmente nessuno dei familiari, i genitori e le due sorelle maggiori, si erano accorti della loro uscita notturna.

La nonna e la zia tornarono a letto solo dopo aver preparato sul tavolo di cucina il piatto di Bepino, temendo un’altra visita prematura. E non sbagliarono, perché non erano ancora le sette, quando i due fratellini si ripresentarono alla porta. Ma questa volta la Santa Lucia era passata e un Bepino gioioso, seguito da un Renzo forse un po’ invidioso, se ne tornò a casa con il suo “bottino” fra le mani.

 

 

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lunedì, 15 settembre 2008
Tornando a casa dopo una visita alla quasi 82enne genitrice, passo attraverso il parco, assai affollato in questo pomeriggio settembrino.
Una moltitudine di bambini di ogni età attorno ai giochi, alla sabbiera, negli spazi verdi fra gli alberi. Neonati in carrozzina, bambini in passeggino, altri che corrono, gridano, giocano. Giovani mamme chiacchierano sulle panchine.
E poi loro, i vecchi: nelle zone più tranquille, qualcuno sulla carrozzella, diversi accompagnati da straniere badanti, alcuni con lo sguardo perso, staccato dalla realtà. Vecchi tornati bambini che devono essere condotti per mano in questo ultimo scampolo di vita.
Là, le voci gioiose, l'allegria, il futuro. Qui il silenzio, la solitudine, il rimpianto.
Albe e tramonti della vita.
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