domenica, 15 novembre 2009

Il gruppo di lettura del mercoledì mattina si è arricchito di un nuovo elemento, una distinta signora, dirigente scolastico da pochi mesi in pensione che ha fatto il suo ingresso fra noi durante l’ultimo incontro, nel quale abbiamo concluso l’analisi del romanzo tolstoiano Anna Karenina.

Ha preso posto, ha ascoltato le dissertazioni dell’una e dell’altra, compreso il lungo intervento di Giuliana, come sempre forbito e pieno di citazioni, quindi ha preso lei la parola.

Esordito con un “ho letto Anna Karenina più di trent’anni fa, quindi qualche particolare potrà essere sfuggito”, ha parlato per buoni cinque minuti, con un tale sfoggio di cultura che ci ha lasciate tutte a bocca aperta e senza parole per ribattere.

I commenti sulla nuova “entrata” non sono mancati nel successivo, consueto ritrovo-caffè, durante il quale abbiamo sottolineato con un po’ di ironia e qualche battutina quella dotta performance…

L’altro giorno, poi, l’ho incontrata, nei pressi di casa mia. Ci siamo salutate, ci siamo fermate e abbiamo scambiato quattro parole, lì sul marciapiede.

E con un po’ di sorpresa ho appreso che è rimasta davvero delusa dal gruppo, dalla coordinatrice e dal livello della discussione.

-Mi aspettavo ben di più. Invece, interventi banali, analisi semplicistiche, non ti pare?-

-Io mi sono sempre trovata bene…- ho risposto –Vado volentieri e mi piace…-.

-Ah, forse sono io, allora, ad avere maggiori aspettative- ha concluso. –Vedremo la prossima volta, con il libro della Nemirovski…-

Poi, dopo alcuni scambi di opinioni sul mondo della scuola e sulle rispettive esperienze di lavoro, ci siamo salutate, riprendendo ciascuna la propria strada.

 

Stamattina, mentre terminavo la lettura del romanzo di Irene Nemirovski I cani e i lupi, di cui discuteremo mercoledì prossimo, mi sono chiesta se l’ex dirigente rimarrà nuovamente delusa dai nostri interventi.

E se così fosse, sarebbe forse il caso che si rivolgesse a qualche accademia letteraria…

Con buona pace di tutti quanti!

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categoria:biblioteca, lettura, delusione
giovedì, 26 febbraio 2009

“Nella biblioteca comunale di via Roma è nato un nuovo gruppo di lettura che si ritroverà al mattino. L’appuntamento sarà a scadenza quindicinale, a partire da domani, alle ore 10. Il romanzo da leggere e discutere è “Inés dell’anima mia” di Isabel Allende, che sarà messo a disposizione dei partecipanti al primo incontro. Per partecipare, basta telefonare allo 0461….”

Questo recitava un breve trafiletto del quotidiano locale di ieri, letto per puro caso.

Perché no?- mi dico, quindi veloce telefonata e stamattina, alle ore 10, puntuale, sono in biblioteca, dove sull’arioso soppalco della sala Manzoni si tiene il primo incontro. Siamo in cinque, Elena, la giovane conduttrice, poi Anna, Giuliana, Rosanna ed io, mentre altre tre signore si uniranno a noi nelle prossime settimane. Su un basso tavolino, le copie del romanzo ci stanno attendendo. Prendiamo posto sulle comode poltroncine azzurre ed ascoltiamo Elena che, dopo aver "raccolto" le aspettative di ciascuna di noi, ci spiega le “modalità di lavoro”. In ogni incontro si parlerà del libro prescelto, in precedenza letto individualmente, a casa, da ciascun partecipante e, per meglio approfondire le tematiche, il testo sarà diviso a seconda del numero dei capitoli.

Quindi, con il nostro libro dell’Allende sotto il braccio e con il compito di leggerne i primi tre capitoli per l’11 marzo, ci accomiatiamo, uscendo nel sole della tarda mattinata e concludendo con un caffé in un bar vicino…

E per la serie “com’è piccola Trento e dovunque io vada, incontro spesso qualche genitore di ex alunno”, stavolta è il turno di Rosanna, i cui figli godettero entrambi delle mie amorevoli cure….

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categoria:biblioteca, lettura, piacere
venerdì, 14 novembre 2008

Una modesta e disadorna stanzetta, in fondo ad un lungo corridoio, all’ultimo piano del vecchio e glorioso edificio, ecco il regno di Erica, la bibliotecaria. Vi era giunta dopo lunghi anni di lavoro che l’avevano vista peregrinare qua e là per le scuole delle ridenti vallate del verde Trentino e subito, non appena aveva varcato quella soglia, aveva capito di aver finalmente raggiunto la sua Samarcanda.

-Non mi muoverò di qui – aveva pensato – se non il giorno del mio pensionamento.

Non si era fatta scoraggiare, Erica, dall’arduo lavoro che l’attendeva: sistemare quei libri i cui dorsi occhieggiavano tristi dai grigi armadi metallici, invano ravvivati dalle piccole macchie colorate delle targhette in plastica delle chiavi e ridare impulso al servizio “prestiti e cambi”, passando dalle precedenti tre ore tre settimanali ad un “full time”, sulla scia del novello motto “ogni classe ha la sua ora e ogni ora ha la sua classe”.

Cominciò così una nuova turbinosa fase di vita per Erica: lo studio del sistema di classificazione Dewey, che le occupò per mesi ogni momento libero, l’apprendimento dei primi (e dei secondi..) rudimenti di informatica, la lettura delle opere disponibili per garantire un prestito mirato e consapevole, e poi l’attività “regina”, quella a contatto con gli alunni, che spesso si recavano lassù, per trovare un’oasi di pace nel mezzo delle dure lezioni quotidiane, il prestito.

 

Divenne tanto turbinosa, la sua vita, che le modificò perfino…il cognome. Già, quel lungo prof. Iobstraibizer mal si addiceva alla sua nuova personalità, alle sue ampie falcate su e giù per i vasti corridoi alla permanente ricerca dei ritardatari della consegna. E fu così che per tutti diventò….la Iob!

-Dov’è la Iob?- chiedeva qualcuno.

-Hai visto la Iob? Mah, era qui un attimo fa …No, era al primo piano…-

-Vado su dalla Iob……-

-La Iob non c’è…, magari è in segreteria…

Insomma, la Iob correva, si spostava e a volte qualcuno era convinto di aver visto l’alta, snella figura con la sua fluttuante serica sciarpa qui, e qualcun altro giurava di averla incontrata, nello stesso momento, là; e quando non correva lungo i corridoi, pedalava indomita verso la libreria Artigianelli, verso il Centro Didattico Audiovisivi o verso qualsiasi luogo la sua missione le imponeva di recarsi.

Infatti la sua non era una semplice occupazione, ma una vera “Missione”, anzi, una “Missio”, vocabolo tristemente assurto a celebrità con i passati Pof e…. Pif, pardon, Pi.

Erica Iob si era letta tutti (o quasi) i volumi della biblioteca, aveva sognato le immense praterie dei “5 cavalli al galoppo”, desiderato un romantico “Capanno degli attrezzi”, sofferto per la sorte della piccola “Principessa Laurentina”, combattuto i dissennatori a fianco di Harry Potter…. insomma era diventata l’Esperta della letteratura giovanile.

Qualche volta, comunque, aveva dovuto combattere per far capire le sue novità: quando aveva chiesto agli studenti se potevano riportare, con il libro, l’abstract, aveva messo in crisi più di una famiglia e qualcuno si era arrovellato le meningi chiedendosi a che cosa si riferisse quella parola misteriosa….. forse ad un disegno “astract”…..

 

E passarono così gli anni e per la bibliotecaria Erica Iob giunse il fatidico giorno della…….. “quiescenza”. Ah, come fu guardata con invidia! Ah, adesso sì che avrebbe potuto mettere in pratica tutte le conoscenze apprese da quei libri letti con tanta devozione! Già aveva sistemato la biblioteca di casa e quella dei parenti più stretti, classificando i volumi secondo il celebre metodo Dewey, già aveva fatto di ciascun libro letto il relativo “abstract”, perciò ora poteva, con la lauta liquidazione che lo Stato Italiano le avrebbe concesso, viaggiare qua e là per il mondo…o, perlomeno, costruire nel giardino di casa o sul terrazzo, un capannino degli attrezzi…un kit Ikea era alla portata delle tasche anche di un’insegnante!!

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categoria:ricordi, scuola, biblioteca