mercoledì, 28 gennaio 2009

In quell’ormai lontano 1974 la Maria Stella Gelmini forse faceva solo danni alla scuola materna, magari scombinando i colori delle formine di plastica da giardino.. e il ministro della P.I. era un tale Malfatti, Enrico Maria per la precisione, che era stato il padre dei Decreti Delegati, che tanto scalpore e tante aspettative avevano creato per poi dimostrarsi un complesso contenitore… di nulla.

Questo per dire che allora la professione dell’insegnante, classi indisciplinate a parte, era assai più tranquilla e gli adempimenti burocratici erano ridotti al minimo. Ma ce n’erano alcuni anche in quegli anni…

 

E infatti, una bella mattina, salite le consunte scale del vetusto edificio, fui accolta dalla bidella di postazione al secondo piano con un “Professoressa, gh’è n’aviso per ela!, mentre mi consegnava un foglietto bianco ben graffettato, proveniente dalla segreteria.

-Oh Madonna!- l’esclamazione proruppe spontanea dalle mie labbra, dopo aver letto “l’avviso”, col quale, in termini un po’ perentori, ero “invitata” a presentare al più presto, il PIANO DI LAVORO ANNUALE DI LETTERE PER LA CLASSE 2E. Piano di lavoro annuale? Cos’era mai “costui”? Non ne avevo mai visto uno, prima di allora e adesso dovevo presentare il mio! Ma se non sapevo neppure quanto sarei rimasta al lavoro, dato che la sofferente futura mamma prolungava la sua assenza di quindici-venti giorni alla volta..

-Oh Madonna- ripetei –e come faccio?-

-Cosa devela far? El piano de lavoro?- la bidella si era mossa a compassione, vedendo la mia espressione un po’ smarrita. –La vegna con mi, professoressa- e, accertatasi che nessuno fosse nelle vicinanze, staccò dal muro una chiave e mi invitò a seguirla fino all’ingresso della sala insegnanti.

Qui, in una specie di piccola anticamera si trovavano antichi armadi-libreria, con ripiani colmi di libri che occhieggiavano tristi dietro vetri bruniti in alto, mentre quelli in basso erano celati da portelli in legno, chiusi a doppia mandata.

La bidella lanciò un'occhiata all’interno della grande sala dove un paio di colleghi erano intenti a proprie mansioni in attesa del suono del campanello, senza badare affatto a noi, poi guardò nel corridoio, deserto e agì.

Con la chiave aprì una delle porticine in basso: all’interno, ben allineata, tutta una serie di registrini dalla copertina color rosa pallido, contenenti, appunto i piani di lavoro. La signora, una matrona dall’aria materna di età indefinita, ne trasse uno, lesse il nome sull’etichetta, mi guardò e.. “Questo, dela professoressa Cappelletti, el pol nar ben per ela”, poi ne trasse un secondo, stesso rituale.. “No, questo dela professoressa Avancini, no, dirìa che no l’è adatto”, ne cercò un terzo.. “Sì, questo el va ben!”…

Nel giro di pochi minuti, ne evidenziò quattro-cinque, che secondo il suo parere, sarebbero “andati bene anche per me”, li spostò, uniti, sulla destra del ripiano, poi chiuse l’armadietto con la chiave e, sempre seguita dalla sottoscritta, tornò alla bidelleria, dove riappese il necessario attrezzo all’apposito gancio.

-Ecco, professoressa, mi g’ho insegnà la strada. Adesso, toca a ela!-

E così, quello stesso pomeriggio tornai a scuola, entrai nella bidelleria al momento vuota, tolsi la chiave e con fare sicuro ed estrema nonchalance andai, aprii l’armadietto, tolsi i registri “consigliati” dalla bidella e, nella deserta sala insegnanti, mi dedicai ad un antiquato e un po’ primitivo copia-incolla, una frase da quello della collega Cappelletti, un’altra dalla collega Verdinelli, quattro righe mutuate dalla prof Andreatta e nel giro di un paio d’ore, il mio piano di lavoro fu pronto. Un bel collage, una bella macedonia didattica …

Poi riposi ordinatamente i vari registri nell’armadietto, compreso quello della 2E, riappesi la chiave all’apposito gancetto in bidelleria e tutta sollevata me ne andai incontro al giovanotto col quale avevo appuntamento.

La missione era compiuta. Nessuno si accorse del “misfatto” ed i miei giorni di supplente procedettero tranquilli, 3E permettendo, of course!

 

Negli anni che seguirono, imparai a scrivere piani di lavoro, senz’altro migliori di quel primo “prototipo”, ricorrendo, comunque, in anni di modernità tecnologica, a più raffinati “copia-incolla”, convinta sempre più che le energie principali, nella scuola, vadano dedicate agli alunni in classe, non ad esercizi retorici con i quali mettere insieme una sfilza di belle parole che spesso rimangono efficaci solo sulla carta…

postato da: cautelosa alle ore 13:29 | Permalink | commenti (21)
categoria:ricordi, scuola, burocrazia, inesperienza, bidella