Arrivammo quindi a Londra nella tarda mattinata dopo un volo di poco più di un’ora. Non ho grandi ricordi di quel mio “battesimo dell’aria”; probabilmente tenni stretta la mano del giovanotto, cosa che faccio ogni tanto anche oggi, quando viaggiamo in aereo, al momento del decollo. Ricordo invece che dall’aeroporto raggiungemmo a bordo di un vecchio trenino, Victoria Station, la “porta” da cui ci saremmo affacciati sulla capitale britannica e su tutte le sue meraviglie. Ero incuriosita da quello che mi circondava, ogni cosa era nuova per me, la gente, i suoni, la lingua… Possedevo infatti un bagaglio lessicale di forse trenta parole, yes, yellow submarine, yesterday, girl, help….insomma un campionario dei titoli dei successi dei Beatles; il conoscitore-traduttore-interprete era invece il giovanotto che aveva qualche anno prima trascorso più di un mese a Dublino, vivendo in una specie di comune e che aveva frequentato a Trento nei mesi precedenti il nostro viaggio, un corso intensivo.
Così giungemmo nel grande atrio della stazione, sempre carichi dei nostri bagagli, lo zaino lui, la borsa con tenda io, oltre alla famosa Madras che passava di mano in mano a seconda della situazione. In realtà era stata affidata alle mie cure, ma talvolta entrava in possesso del giovanotto...
-Quela borsa! Varda come te la tegni… Damela a mi! Son pù sicur!-
Come prima cosa, decidemmo di telefonare alla sorella, più per scrupolo che per altro, dato che a quell’ora del primo pomeriggio, sarebbe stata sicuramente al lavoro. Infatti il telefono suonò tristemente a vuoto, perciò uscimmo dalla cabina telefonica e percorremmo forse cinquanta metri, quando..
-Ma la borsa del Madras? Te la g’hai ti?-
-No. Te l’avevo data a ti…-
Insomma, l’era mia, no, l’era tua, fatto sta che nessuno dei due “reggeva” fra le mani la plasticosa borsa “griffata”. E se non l’avevo io, e se non l’aveva lui, voleva dire che l’avevamo lasciata nella cabina.
Con un veloce scatto tornammo alla britannica, rossa cabina, scoprendo mestamente che…. era vuota! L’italica borsa s’era involata! Qualcuno passato dopo di noi, l’aveva vista e se n’era impossessato.
BADABAM! Fu come mi fosse, meglio, ci fosse caduto un peso sulla testa! Non bastavano le traversie del viaggio, ci voleva anche la perdita della borsa! Mio Dio, pensai, se il buongiorno si vede dal mattino, cosa dovremo ancora attenderci? Il giovanotto, che generalmente era (ed è) una persona calma e ammodo, perse per un attimo il suo aplomb, prorompendo in un paio di espressioni particolarmente colorite, che non gli avevo mai sentito proferire prima d’allora.
Timidamente gli suggerii di recarci all’ufficio oggetti smarriti, caso mai, qualcuno… una persona onesta…. trovata la borsa…
Lo sguardo del giovanotto fu eloquente, ancor più delle sue parole.
-L’ufficio oggetti smarriti? Seee, proprio, figurarse…-
Ma ci recammo ugualmente e la reazione dell’impiegato non fu tanto diversa.
-A bag?? What kind of bag?? Nooo!-
Probabilmente poi corse nel retro a ridere…
Così, con un bagaglio in meno, uscimmo dalla gloriosa stazione nel caos della metropoli. Non eravamo nelle condizioni di spirito ideali per ammirare alcunché, ma, poiché la vita continua, ci recammo dapprima in un negozio per scout, di cui il giovane aveva l’indirizzo, dove egli si comprò uno splendido sacco a pelo in piuma stile “mummia”, di color rosso-vinaccia, che ancor oggi è celato in qualche armadio di casa nostra, quindi ci portammo al vicino St.James Park, dove, seduti sull’erba, di fronte al laghetto con le anatre, accanto ad aiuole fiorite, cercammo di recuperare il buon umore.
Quella sera dormimmo, ciascuno avvolto nel proprio sacco a pelo, sulla nuda moquette della camera da letto della sorella Adriana, in un tipico appartamento inglese di un ignoto quartiere semi-centrale di Londra. Cominciava così la nostra vacanza sul suolo britannico. (E le vicende successive alle prossime puntate..)
Sia Adriana, sia l’amica Lorenza accettarono con fatalità e rassegnazione la scomparsa, l’una di un paio di scarpe già molto usate e l’altra di un pacchetto contenente, disse lei, italiche caramelle.
Rimaneva Marcello, ma avevamo un mese di tempo per pensare al “discorso” da fargli, al ritorno in patria....
L’amico Marcello, che accolse con filosofia la notizia dello smarrimento della macchina fotografica, che non volle assolutamente essere risarcito, accettando solo, in cambio, una borsetta di cuoio fatta dal giovanotto, per Rita, la sua fidanzata. L’amico Marcello, che sarebbe morto poco più che trentenne, nel 1979 dopo rapida e implacabile malattia e che ricordo ancora con tanta commozione.
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