Stamattina, ore 10, piazza Duomo.
Primo appuntamento stagionale del "martedì del pensionato" e primo ritrovo della stagionata band dei pensionati che da un anno o più godono del meritato riposo dopo almeno 35 anni di onorata professione tra aule scolastiche (e annessi e connessi).
Ma da dove nasce questo "m.d.p."?
Semplicemente dal fatto che l'anno scorso fummo ben 12 a lasciare il glorioso istituto del centro storico dove, parafrasando le parole del poeta, molti di noi avevano trascorso la maggior (e miglior) parte della propria attività lavorativa (24 anni, nel mio caso), per raggiunta anzianità e limite di età. Quasi un esodo.
Vissuto non da tutti allo stesso modo: chi con preoccupazione o timore (cosa farò adesso? mi annoierò a casa? avrò nostalgia?), chi invece con sollievo e soddisfazione, della serie "godiamo di questa ritrovata libertà" prima di godere del riposo.. eterno. Nel mio caso, la seconda ipotesi.
Decidemmo perciò di mantenerci in contatto e di ritrovarci settimanalmente per qualche momento conviviale, il martedì mattina, giornata senza impegni per la maggior parte e cominciarono gli incontri.
Dove? Dapprima in qualche bar con tavoli all'aperto e fin qui tutto bene. Poi, quando la stagione divenne meno clemente, cominciò la ricerca di un locale adeguato. Doveva essere spazioso, caldo, confortevole, poco rumoroso, con un'ottima miscela di caffè. Una parola. Martedì dopo martedì "provammo" gran parte dei locali situati nei pressi di piazza Duomo, ma nessuno che soddisfacesse le esigenze di tutti.
Il più pignolo era il collega X che li bocciava implacabile, uno dopo l'altro, tanto che io gli suggerii di invitarci nel suo capiente e tranquillo salotto, fra l'altro poco distante. Forse poteva essere il luogo ideale.
E finalmente, nella centralissima via Belenzani, scoprimmo il bar "Golden Eagle". Quasi perfetto (quasi) e di lì non ci movemmo fino a primavera inoltrata. Lì ci scambiammo gli auguri di Natale e quelli pasquali, ci consolammo del triste risultato elettorale, ci raccontammo come trascorrevamo le nostre giornate senza scuola.
Ma di scuola si parlava spesso, perché era il "fil rouge" che aveva unito le nostre esistenze, anche se fra molti di noi, in tanti anni di comune "militanza", erano nati rapporti di vera e propria amicizia.
Così ci incontrammo fino ai primi di luglio, talvolta più numerosi, altre volte meno, ma sempre qualcuno si presentò all'appuntamento.
E stamattina abbiamo ricominciato. In quattro, stavolta. Forse più numerosi, la prossima settimana. Ma sempre contenti di rivederci; ed è questo che conta.
Primo appuntamento stagionale del "martedì del pensionato" e primo ritrovo della stagionata band dei pensionati che da un anno o più godono del meritato riposo dopo almeno 35 anni di onorata professione tra aule scolastiche (e annessi e connessi).
Ma da dove nasce questo "m.d.p."?
Semplicemente dal fatto che l'anno scorso fummo ben 12 a lasciare il glorioso istituto del centro storico dove, parafrasando le parole del poeta, molti di noi avevano trascorso la maggior (e miglior) parte della propria attività lavorativa (24 anni, nel mio caso), per raggiunta anzianità e limite di età. Quasi un esodo.
Vissuto non da tutti allo stesso modo: chi con preoccupazione o timore (cosa farò adesso? mi annoierò a casa? avrò nostalgia?), chi invece con sollievo e soddisfazione, della serie "godiamo di questa ritrovata libertà" prima di godere del riposo.. eterno. Nel mio caso, la seconda ipotesi.
Decidemmo perciò di mantenerci in contatto e di ritrovarci settimanalmente per qualche momento conviviale, il martedì mattina, giornata senza impegni per la maggior parte e cominciarono gli incontri.
Dove? Dapprima in qualche bar con tavoli all'aperto e fin qui tutto bene. Poi, quando la stagione divenne meno clemente, cominciò la ricerca di un locale adeguato. Doveva essere spazioso, caldo, confortevole, poco rumoroso, con un'ottima miscela di caffè. Una parola. Martedì dopo martedì "provammo" gran parte dei locali situati nei pressi di piazza Duomo, ma nessuno che soddisfacesse le esigenze di tutti.
Il più pignolo era il collega X che li bocciava implacabile, uno dopo l'altro, tanto che io gli suggerii di invitarci nel suo capiente e tranquillo salotto, fra l'altro poco distante. Forse poteva essere il luogo ideale.
E finalmente, nella centralissima via Belenzani, scoprimmo il bar "Golden Eagle". Quasi perfetto (quasi) e di lì non ci movemmo fino a primavera inoltrata. Lì ci scambiammo gli auguri di Natale e quelli pasquali, ci consolammo del triste risultato elettorale, ci raccontammo come trascorrevamo le nostre giornate senza scuola.
Ma di scuola si parlava spesso, perché era il "fil rouge" che aveva unito le nostre esistenze, anche se fra molti di noi, in tanti anni di comune "militanza", erano nati rapporti di vera e propria amicizia.
Così ci incontrammo fino ai primi di luglio, talvolta più numerosi, altre volte meno, ma sempre qualcuno si presentò all'appuntamento.
E stamattina abbiamo ricominciato. In quattro, stavolta. Forse più numerosi, la prossima settimana. Ma sempre contenti di rivederci; ed è questo che conta.





