giovedì, 13 novembre 2008

Le parole del giovanotto mi avevano decisamente sollevato l’animo. L’idea di ritrovarmi, quella sera, in un altro ostello, in un’altra città, di nuovo alle prese con problemi di convivenza linguistica, mi deprimeva un po’. Dormire in un campeggio, invece, mi dava un’impressione di libertà e senso di avventura. Del resto, quello era il vero progetto iniziale.., altrimenti, a che scopo tirarsi dietro tutto il viaggio una tendina canadese, che tra l’altro era pure scomoda da portare?

Così, dopo aver trascorso la mattinata girellando per Cambridge, che mi parve bellissima con gli austeri colleges dai prati verdissimi ed il vivace centro storico con interessanti negozi e negozietti, nel primo pomeriggio ci mettemmo di nuovo lungo il bordo di una scorrevole strada. Di nuovo fummo fortunati; brevi attese, lunghe distanze ad ogni passaggio ricevuto e nel giro di qualche ora giungemmo in una località che si affacciava sul mare del Nord.

Qui cercammo il campeggio comunale, che si estendeva su vasti prati alla periferia della cittadina, quasi vuoto in questo periodo dell’anno e piazzammo, pardon, il giovanotto piazzò nell’ampia radura la tendina. Com’era bella, con il suo telo esterno di colore blu, ben teso su quello interno, di un tenue giallino e con il tirante anteriore posizionato a dovere!

-Son bravo, eh!- si disse compiaciuto il giovane, osservando il lavoro finito –Se vede che ‘na volta ero en scout…-

Subito dopo ci preparammo la cena, inaugurando il nuovo set di pentoline d’alluminio, nelle quali scaldammo una minestra in busta tipo Knorr, che mangiammo seduti alla bell’e meglio sull’erba davanti alla tenda, quindi, rigovernate le modeste stoviglie, decidemmo di fare una breve passeggiata lungo la spiaggia.

Si stava facendo sera e nel cielo sereno cominciavano a brillare le prime stelle, mentre la luna già si era affacciata ad osservare questo nostro mondo. Sulla larga spiaggia, in quel momento interessata dalla bassa marea, non c’era quasi più nessuno e le cabine di legno che sorgevano alte su palafitte sembravano i guardiani del mare, che a quell’ora della sera si infrangeva sul bagnasciuga con lievi onde dalla schiuma leggera. Il luogo ideale per la passeggiata romantica di due giovani innamorati.

Tornammo alla tenda quando ormai era buio completo..

-Guarda le stelle! E che cielo sereno!- commentammo, abbracciati davanti al nostro “domicilio”, prima di ritirarci per la notte.

E quando fu il momento di coricarci, con generosità il giovanotto mi cedette il sacco a pelo stile mummia, dove mi infilai, indossato naturalmente il già citato pigiamino flanellato, mentre il mio amato, da vero uomo forte in mutande e canottiera, si avvolse in quello tecnologico e superleggero. Entrambi, poi, sul duro suolo, senza l’intermezzo di materassini di sorta. Duri e decisi.

Ci addormentammo. Fui svegliata nel cuore della notte da diversi rumori, sia esterni sia interni alla tenda, il caratteristico sibilare del vento e il ticchettare della pioggia che batteva sul telo blu e, vicino a me, strani movimenti…

-Che fai?- chiesi emergendo parzialmente dal caldo sacco a pelo.

Non ottenni risposta, ma vidi il giovanotto che si rivestiva: già aveva indossato maglietta e pantaloni e in quel momento stava per infilare il pesante maglione di lana. E fu allora che commisi un errore, uno di quelli che avrebbero potuto distruggere un rapporto un po’ meno solido del nostro e fu allora che capii che non bisogna mai dimostrarsi troppo gentili, mai…

-Te voi de ritorno el to sacco a pelo?-gli chiesi. Per creanza, glielo domandai, solo per quello, per cui lascio immaginare la mia sorpresa nel sentirmi rispondere, senza alcuna esitazione, SI’. Sì, il giovanotto rivoleva la sua proprietà; probabilmente aveva sofferto a sufficienza il freddo….

E allora non mi restò che passare il resto della notte nella mia superleggera e inefficiente “copertura”, per cui toccò a me il progressivo rivestimento notturno, arrivando perfino ad infilarmi la berretta di lana in testa, maledicendo in cuor mio la variabilità del clima britannico e (un po') la "sensibilità" del mio compagno di viaggio. 

-Ah, è meglio tornare a dormire negli ostelli- concordammo entrambi nell’umidità del mattino successivo.

E fu così che la tenda compì un giro turistico su e giù per le strade britanniche, senza più essere utilizzata. Mi correggo, senza che più vi dormissimo, perché per giorni e giorni, ogniqualvolta in cielo brillava un po’ di sole, stendevamo all’aperto il telo blu, affinché non dovesse soffrire…. di umidosa muffa!!

postato da: cautelosa alle ore 07:05 | Permalink | commenti (30)
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