Più di quarant’anni fa c’era una ragazzina di circa undici anni che, nelle tiepide sere di maggio, era solita giocare nel cortile di casa con il fratello minore ed un coetaneo amico al “giro d’Italia con le scudelete”.
Era un gioco semplicissimo: per terra, si tracciava un percorso il più possibile sinuoso, con i bordi leggermente rialzati che rappresentava appunto il giro d’Italia al quale ciascun giocatore partecipava con un numero variabile di metallici tappi di bottiglia, le cosiddette “scudelete”, fatte avanzare con la spinta del dito indice. Naturalmente vinceva la scudeleta che per prima raggiungeva il traguardo finale e ci voleva una certa abilità nel calibrare il movimento del dito, deciso e preciso che facesse avanzare il proprio ciclista senza che esso uscisse dal tracciato.
All’interno di ciascun tappo era infatti scritto il nome di un campione famoso e se i due maschi si contendevano gli italici Balmamion e Defilippis o Massignan e Pambianco, talora litigando per appropriarsi del francese Jacques Anquetil, l’idolo della fanciulla era Rik Van Looy, fascinoso campione belga che aveva vinto per due anni consecutivi la maglia iridata di campione del mondo.
E, oltre alla bravura dell’atleta, era stato quel nome, “Van Looy”, a colpire la giovanissima tifosa, un nome che le sembrava misterioso ed evocante nordici scenari, paesaggi brumosi…
Perché quella ragazzina oltre ad avere un animo da sognatrice, era attratta da tutto quello che usciva dal limitato cerchio della realtà quotidiana e spesso bastava un nome per farle immaginare scenari affascinanti. Perciò, quando in chiesa, durante le funzioni mariane, recitavano le litanie, aspettava quasi con ansia quella che riteneva la più bella: “janua coeli” che le richiamava alla mente il magico mondo di Hollywood. Janua Coeli, splendida star del cinema. Avrebbe potuto fare coppia con Rik Van Looy. Perché no?
Stamattina l’ormai ex fanciulla ha scoperto, dalla pagina iniziale di Google, che sta per ricominciare l’ edizione del centenario del Giro d’Italia e non ha potuto fare a meno di chiedersi se non ci sia un altro Van Looy da scrivere nelle “scudelete”… Mah!
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