3 ottobre. Grigio e pioviggina. Di bene in meglio. Per fortuna l'Husband, già uscito sul balcone, dice che non fa freddo. Menomale, perché qui, nel condominio, non si sente parlare di accensione del riscaldamento ed il triste cartello fa sempre bella mostra di sé accanto all'ascensore. Vorrà dire che, fino a quando non scaldano, ci daremo alla pasticceria da forno. -E chi deve mangiare tutta 'sta roba?- già sento le obiezioni del consorte (che poi lui è uno di quelli dal metabolismo giusto e in tutti questi anni di vita a due ha messo su forse tre chili che sono diventate piccole, tenere manigliettine dell'amore!!). Non aver paura, caro, che ho la mia lista di "assaggiatori volontari" e basta una telefonata, per smaltire i prodotti dolciari di casa- gli risponderò.
Ma non è mica sempre stato così salutista, il mio consorte. Anzi, era uno che si "sbafava" mezza torta in quattro e quattr'otto e apprezzava assai dolci di ogni tipo. Da mettermi quasi in imbarazzo. Come la prima volta che lo "portai in società".....
Febbraio 1974. L'allora futuro Husband ed io uscivamo assieme da poco più di due settimane (16 febbraio, il primo appuntamento) e in quella fredda domenica invernale ci recammo in treno a Rovereto, dall'allora mia amica e compagna di università, Daniela. Lei ed io ci saremmo laureate di lì a qualche giorno, a Padova, facoltà di Magistero e quel pomeriggio dovevamo probabilmente discutere degli ultimi particolari, così ne approfittai per farle conoscere quel giovanotto di cui già ero innamorata e di cui andavo molto fiera, alto, castano e di gentile aspetto, per parafrasare un po' il padre Dante.
Daniela ci accolse nel salotto della casa paterna, ci fece accomodare. I soliti convenevoli, piacere di conoscerti, come state, cosa vi posso offrire, un caffè, una bibita, dei cioccolatini? E così dicendo, pose sul basso tavolino davanti al divano una mega scatola di cioccolatini assortiti di cui ne era stata consumata forse la metà del primo strato, con -Mangiane pure quanti vuoi- rivolto al mio cavaliere.
E fu così che, mentre Daniela ed io parlavamo di tutto quello di cui dovevamo discutere, il futuro Husband cominciò ad assaporare i vari gusti, assaggia questo con la carta rossa, come sarà quello argentato e quest'altro a forma di conchiglia, varda che bel quel lì che 'l par en fior, che bon 'sto chi de oro.. fatto sta che man mano passava il tempo, il livello della scatola scendeva, mentre aumentavano gli incarti colorati sul tavolino. Decine di incarti che giacevano orfani sul lucido ripiano.
- Non preoccupatevi- disse Daniela, magnanima, vedendo il mio sguardo stupefatto davanti ai "cadaveri". -Tanto, non li mangiava nessuno- D'altro canto che cosa poteva fare un povero giovanotto, costretto ad ascoltare due giovani un po' logorroiche (ci difendevamo bene, Daniela ed io, in quanto a facilità di parola), senza tante possibilità di interloquire, se non mangiare quello che gli era stato offerto su un (metaforico) vassoio d'argento?
La "salvezza" per gli ultimi cioccolatini della scatola si ebbe quando giunse a casa di Daniela il di lei moroso, col quale uscimmo in centro, per recarci dove? Ma in una pasticceria, naturalmente, una delle più titolate della città, famosa per le sue ottime meringhe con panna. Che non mancammo di degustare.
-No te scriverai miga de mi!- le parole dell'Husband pronto per recarsi in ufficio, mi riportano alla realtà. Sì, ho scritto di te, ma con tanto amore e tenerezza, per la vita passata assieme e per tutti questi episodi e ricordi che conservo dentro di me.
E così finiamo in gloria anche oggi. Ma che bel ricordo, quello dei cioccolatini!!
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